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Di nuovo il pericolo si abbatte sul Kurdistan

comunicato dell'Ufficio d'Informazione del Kurdistan in Italia

(20 Gennaio 2003)

Ai passi di pace che negli ultimi 4 anni la parte kurda ha proposto, il governo turco vuole rispondere con la guerra.

I kurdi continuano a manifestare nelle piazze contro l’isolamento e la guerra in Kurdistan

Il governo turco, sempre più vicino alla sua adesione all’Unione Europea, dichiara di aver svolto cambiamenti nel sistema statale, ma in realtà la pratica dimostra che sta facendo il contrario.

Nelle ultime settimane e giorni ha cominciato nuovamente a colpire i kurdi nelle persone del loro presidente e dei guerriglieri.

Dal 27 novembre del 2002 non si hanno notizie del presidente Ocalan perché gli avvocati non hanno potuto incontrarlo. Gli avvocati hanno pubblicamente espresso la propria preoccupazione circa la vita e la salute del loro assistito denunciando le gravi condizioni di isolamento. Hanno infatti chiesto al Ministro della giustizia e al governo turco di fare chiarezza, ma non hanno ottenuto alcuna risposta a riguardo.

Questa situazione ha innescato nella popolazione kurda in Kurdistan e nel mondo paura circa il destino del loro presidente, chiave della risoluzione della questione kurda e simbolo dell’unione fra i kurdi.

Lo stato di isolamento in cui Abdullah Ocalan è detenuto viene percepito dai kurdi come il proprio isolamento dal mondo. Per questo hanno avviato azioni democratiche di protesta in Kurdistan e in ogni luogo in cui si trovano, tra cui l’Italia da cinque giorni manifestano davanti le rappresentanze diplomatiche coinvolte, per dimostrare la loro grande ansia.

L’esercito turco ha intrapreso nuove operazioni militari sulle montagne kurde contro le forze del KADEK, assestate in posizione di difesa da ormai quasi quattro anni, per annientarle. Il 15 gennaio scorso i militari turchi hanno infatti colpito un piccolo gruppo di guerriglieri situato sulle montagne nei pressi di Diyarbakir e mentre altri sono stati attaccati in un’area di confine con l’Iran.

Questo nuovo attacco potrebbe significare una nuova guerra contro i kurdi. Le intenzioni del governo turco sono quelle di coinvolgere il KADEK in una nuova situazione di guerra e di alzare la tensione in Kurdistan.

I kurdi rifiutano questa guerra come qualsiasi altra perché nessuna guerra può essere strumento di risoluzione per i popoli. Il conflitto che incombe sul suolo iracheno, viene utilizzato ogni giorno dal governo turco per ammassare truppe, armamenti e mezzi nel Kurdistan meridionale, in modo da occuparlo militarmente avviando così reiterando gli scontri con le forze del KADEK.

Chiamiamo l’opinione pubblica democratica, le organizzazioni della società civile e le istituzioni italiane a fare qualcosa di concreto prendendo una chiara posizione a riguardo, proteggendo così i diritti dei kurdi e del loro presidente Ocalan, condannando l’occupazione militare che l’esercito turco sta portando avanti nel Kurdistan meridionale, senza farsi ingannare dai biechi giochi dei guerrafondai turchi.

Roma, 20 gennaio 2003

UIKI – Onlus
Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
Tel. 0642013576 Fax. 0642013799
Email: uiki.onlus@tin.it

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