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L'Italia tripudia la guerra

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(5 Novembre 2010) Enzo Apicella

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(Imperialismo e guerra)

Israele non è un ospite d’onore!

Torino 2008 Fiera internazionale del libro

(1 Maggio 2008)

Quest’anno la Fiera internazionale del libro di Torino sarà dedicata allo stato d’Israele.
Gli organizzatori della Fiera hanno scelto così di dare massima visibilità e promozione ad uno stato che festeggia la sua nascita sulla diaspora di un popolo, quello palestinese, che da secoli viveva su quelle terre.
Il 1948 fu, infatti, per i palestinesi la catastrofe, furono distrutti interi villaggi, migliaia furono i palestinesi costretti a lasciare le proprie case, di cui ancora oggi conservano le chiavi, simbolo del diritto al ritorno (diritto sancito dall’Onu); da allora cominciarono le distruzioni e parallelamente cominciò per Israele la conquista di sempre maggior terra da annettere.
Da allora ad oggi la guerra e la distruzione continuano, con la protezione delle potenze imperialiste occidentali, fino alla costruzione del muro dell’Apartheid, per annettere il maggior numero di terre con il minor numero di arabi, e i profughi palestinesi sono diventati milioni sparsi in tutto il mondo ma soprattutto in Egitto, Siria, Libano e Giordania.
Su queste basi è cresciuto uno stato a carattere religioso che ha cercato di distogliere l’attenzione internazionale dalla criminale colonizzazione da cui nasce, e cioè il sionismo, per indirizzarla criticamente verso il popolo palestinese sostenendo che il problema della pace non è la politica espansionistica e imperialista dello stato d’Israele ma la rivendicazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese stesso.
La scelta di Rolando Picchioni e Ernesto Ferrero, presidente e direttore della Fiera, non è indirizzata, come vogliono fare credere, verso la cultura d’Israele ma verso un’apologia dello stato d’Israele stesso.
E’ del 4 febbraio 2008 l’incontro a Torino di Picchioni e Ferrero con il ministro plenipotenziario presso l’ambasciata d’Israele in Italia, Elazar Cohen, e, se avessero voluto parlare della cultura di quelle terre, per meglio descriverle attraverso la poesia, il teatro e la letteratura, avrebbero dovuto invitare anche gli scrittori palestinesi e dare pari visibilità alla letteratura palestinese; ed è questo ciò che diversi scrittori arabi hanno chiesto ai vertici della Fiera, denunciandone il grande significato provocatorio.
Scegliere proprio Israele come ospite d’onore dandole visibilità e lustro vuole dire fare una scelta politica. Essere contro questa scelta non vuol dire essere contro la letteratura ne tanto meno contro gli scrittori israeliani ma essere contro uno stato e i suoi vari governi che continuano ad attuare una politica d’aggressione fatta di continue guerre finalizzate alla scomparsa dell’economia, della cultura e dello stesso popolo palestinese.
Ma la mistificazione dei vertici della Fiera è arrivata a tal punto da affermare che chi boicotta il ruolo di Israele come ospite d’onore della fiera stessa, non solo è contro la cultura ma è anche contro gli israeliani in quanto popolo ebreo.
Ribadiamo invece con forza che chi appoggia la resistenza del popolo palestinese non è mai caduto nella trappola antisraele = antisemita, perché per noi essere per il boicottaggio è una coerente e conseguente scelta di campo a fianco del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese per far risultare evidente l’ingiustizia epocale subita da un popolo cacciato dalla propria terra ed espropriato del diritto stesso all’esistenza.
In questo clima, fomentato anche dai maggiori quotidiani italiani (compreso Valentino Parlato de Il Manifesto), chi critica e denuncia Israele per i suoi crimini contro l’umanità è soggetto ad una campagna accusatoria volta a dipingere il boicottaggio come azione fanatica e inquisitoria, che odia la cultura e vorrebbe mettere al rogo i libri e la cultura.
Crediamo invece che la cultura abbia il dovere di esprimere con la forza delle parole la sofferenza causata da tutte le ingiustizie grandi e piccole che vengono compiute in ogni luogo e ora più che mai in una terra come quella palestinese massacrata, violentata insieme al suo popolo.
Ma non ci sorprende questa campagna diffamatoria volta alla criminalizzazione di chi si oppone al ruolo dì ospite d’onore d’Israele; del resto, infatti, come dimenticare che l’Italia ha stipulato accordi commerciali e militari, che ha contribuito alla ricerca scientifica sulle nuove armi, come la bomba DIME, sperimentata sui palestinesi di Gaza e sulla popolazione libanese nell’attacco israeliano al libano dell’agosto 2006?!
Ogni giorno in Palestina donne e uomini combattono per riuscire a lavorare, arare i campi, coltivare ulivi che Israele continua progressivamente ad espropriare, procurarsi l’acqua per vivere, (acqua a loro rubata e dirottata dai coloni israeliani verso le proprie colonie), studiare, muoversi liberamente sulle proprie terre, e per questo subiscono soprusi e ingiustizie, vengono torturati, uccisi e incarcerati da soldati che rappresentano uno stato, quello israeliano, che giorno dopo giorno attraverso i mass media israeliani ed europei continua la sua opera di mistificazione e denigrazione di questo popolo, che dignitosamente lotta per la propria autodeterminazione.

Sono anni che lo Stato d’Israele porta avanti accanto all’occupazione militare un’occupazione molto più strisciante, volta a demonizzare, sminuire e annichilire la cultura palestinese come espressione dell’orgoglio e insieme della sofferenza di un intero popolo; una cultura che è stata veramente capace di essere a contatto con il suo popolo, come per il bambino Handala del fumettista Naji al-Alì, disegnato sempre di spalle e che si volterà soltanto quando i palestinesi torneranno nelle loro case, Handala è per i palestinesi il simbolo della ribellione alle ingiustizie, è il testimone delle sofferenza del suo popolo
Palestinese era anche Ghassan Kanafani che attraverso i suoi racconti riesce a descrivere la condizione dei profughi, le ingiustizie e le sofferenze del suo popolo.
Palestinese era anche Edward W. Said che con i suoi scritti ha riportato al centro la “questione palestinese” dandole la forza di chi ha ragione e denunciando le responsabilità del colonialismo anche e soprattutto nella sua terra.
Ma si parlerà di tutto questo alla fiera del libro di Torino?
Gli scrittori israeliani che hanno accettato di parteciparvi ricorderanno che in Cisgiordania le più grandi città palestinesi sono completamente circondate da un muro elettrificato o in cemento armato e che gli ingressi sono gestiti da militari israeliani? Ricorderanno che la striscia di Gaza vive in un continuo stato di attacco militare e che i morti sono palestinesi? E’ questa la sicurezza che vogliono i cittadini israeliani? Perché la Fiera non dà voce a quelle associazioni, anche israeliane, che denunciano gli assassini che Israele compie ogni giorno?
Aharon Shabtai, poeta israeliano, è uno di quegli scrittori che ha respinto l’invito di Parigi a partecipare al Salone del libro (dedicato anch’esso ad Israele) perché ha rifiutato di rappresentare “uno Stato che insiste in un’occupazione militare e che commette quotidianamente crimini nei confronti di civili non merita di essere invitato a manifestazioni culturali, di qualunque genere. Non dovremmo accettare di essere presentati come cittadini di uno Stato democratico, perché lo Stato cui apparteniamo pratica l’apartheid. In nessun modo dovremmo sostenerlo.”
E poi: “ritengo che si tratti di un’occasione di propaganda, in cui Israele si metterà in mostra come uno Stato con una cultura, dei poeti, ma nascondendo che in questo momento sta compiendo dei terribili crimini contro l’umanità”

E noi come Aharon Shabatai come tutti gli scrittori e i poeti arabi appoggiamo la campagna di boicottaggio che è inserita in una più grande campagna “2008 anno della Palestina” per dare voce a chi non ha voce.
Continueremo a sostenere la Resistenza del popolo palestinese, continueremo a gridare chi sono i veri criminali, ma continueremo anche a fare in modo che sulla Palestina non cali un velo di silenzio, a denunciare al mondo i suoi torturatori e i suoi assassini

Per questo il 10 maggio saremo a Torino per urlare che non ci sarà pace in Palestina se non ci sarà giustizia.
10 MAGGIO CORTEO NAZIONALE A TORINO ore 15 concentramento corso Marconi

Per partecipare alla manifestazione di Torino il Coordinamento milanese conro la guerra, organizza con altre realtà di movimento, un treno unitario che partirà dalla Stazione centrale
Per info sul treno: coordnoguerra.milano@alice.it
Centro Sociale Vittoria
http://www.ecn.org/vittoria
vittoria@ecn.org

CSA Vittoria - Milano

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