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Il martello di carta

Il martello di carta

(31 Maggio 2011) Enzo Apicella
Ballottaggi di Milano e Napoli: Pisapia vince con il 55% , De Magistris con il 65%

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Riusciranno i nostri eroi a ritrovare la sponda politica misteriosamente scomparsa in Roma?

Bello ciao… Democrazia (poco) partecipata.

(2 Maggio 2008)

Contro i fascisti, non e’ bastata la sfilata, nemmeno quella del 25aprilelettorale.
In molti, di turarsi il naso, non se la sono proprio sentita!
In molti hanno capito che la fiamma che scaldava la brace di Alemanno e la padella di Rutelli era la stessa, e che per non alimentarla, bisogna spegnerla.
In molti hanno preferito la propria dignita’ umana e politica, la propria autonomia di pensiero e di azione.
In molti hanno rifiutato di farsi intrappolare dal diritto-dovere del voto o dalla mitologia della partecipazione, o dai megafonaggi di vecchi e nuovi tromboni dell’antifascismo intermittente e di stato.
In molti si sono astenuti.

La rincorsa securitaria al centro proprietario consegna Roma ai fascisti di Alemanno, democraticamente eletto sindaco, in onore all’alternanza bipartita.
Che poi questo risultato sia stato prodotto anche da fenomeni di trasmigrazione elettorale interna ed esterna al centro-sinistra, o sia il risultato di regolamenti di conti e notti dei lunghi coltelli dentro il P.D. o tra gli “arcobaleni” ed il P.D., francamente poco ci importa.
L’onda lunga di destra di provenienza europea si mischia con un ritardato “effetto ‘89” italiano che, insieme agli ultimi cascami stalinisti spazza via anche il “partito dei municipi” e la sua partecipativa capitale romana.
Di certo, comunque colorati, governi centrali ed amministrazioni locali giocheranno al tavolo della contrattazione nella elargizione della spesa pubblica corrente, sotto l’occhio vigile del vincolo continentale di Bruxelles.
E’ di fronte a questa realta’ inaggirabile di determinazione economica delle politiche statuali che la scelta dell’astensionismo autonomo e di classe e’ una scelta obbligata per chi vuole schierarsi nelle prossime lotte di classe.
La nostra campagna astensionista non ha nulla a che vedere con qualunquistici ribellismi o con fantomatici partiti del non voto; noi non abbiamo da sfogare nessun “vaffanculo”, ne’ da organizzare scioperi del voto.
Il nostro astensionismo e’ una scelta strategica di collegamento alla scissione profonda di classe in corso, contro la politica, per l’organizzazione autonoma.
Il nostro astensionismo rifiuta la “via parlamentare” alla trasformazione sociale, cosi’ come combatte le “teorie” delle sponde istituzionali di movimento.
Anche a Roma abbiamo dato vita ad una campagna astensionista dovunque ci e’ stato possibile, in forma mirata e selettiva verso i luoghi della produzione e della contraddizione reale, li dove latita la spettacolarizzazione politica piccolo borghese.
Nonostante attacchi e tentativi di aggressione e criminalizzazione dell’opportunismo, abbiamo portato la nostra campagna astensionista contro la “notte bianca” nell’universita’, contro il 25 aprilelettorale, dentro quartieri di tradizione antifascista che qualcuno vorrebbe di sua mafiosa proprieta’.
Ora, anche di fronte all’accelerazione oggettivamente provocata dal risultato comunale, che chiude lo sportello alla madia delle briciole “partecipative”, e’ giunta l’ora delle scelte, e dei primi passi pratici.
Crediamo siano da evitare tentazioni e vecchi vizi che, purtroppo vediamo gia’ in opera, tipo quelli legati agli ululati sull’”emergenza democratica” e sul conseguente scampanellio del carrozzone dell’antifascismo di stato, o quelli espressione di confuse ed affrettate “agglomerazioni plurali” per la rivincita elettorale prossima futura.

No!
I fatti hanno la testa dura, e stanno producendo riflessioni piu’ profonde per problemi piu’ seri da affrontare in tempi piu’ lunghi…..ma un primo passo va fatto. ADESSO!
La fine di tre illusioni tragiche, quella parlamentaristica, quella “spondista” e quella “partecipata” possono produrre un primo cartello politico che rimetta al centro del proprio percorso la lotta di classe, per riaprire la partita del dibattito e dell’azione unitaria del movimento rivoluzionario, che prima di fare proclami antifascisti, torni all’umile lavorio quotidiano in quei territori da troppo tempo abbandonati alla maledizione metropolitana.
Il nostro impegno di fase andra’ in questa direzione, disertando la democrazia borghese, partecipando alle prove tecniche del movimento di classe del nuovo secolo.

coordinamento per l’autonomia di classe

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