il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Stato e istituzioni    (Visualizza la Mappa del sito )

25 Aprile

25 Aprile

(23 Aprile 2009) Enzo Apicella
Il libro di Domenico Losurdo "Stalin.. storia e critica di una leggenda nera" scatena la polemica all'interno del Prc

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Ora e sempre Resistenza)

Contro il fascismo sempre

Autodifesa politica, culturale, materiale

(11 Maggio 2008)

L'assassinio a Verona di Nicola Tommasoli per mano di una banda di nazisti non è il primo e non sarà l'ultimo degli episodi di barbarie di cui sono protagonisti i neofascisti veneti. Qualche tempo fa, un ragazzo del Centro Sociale La Chimica, sempre a Verona, era stato accoltellato gravemente. E decine di episodi, piccoli e meno piccoli, segnano la quotidianità di una regione che sta facendo dell'odio, dell'egoismo, del razzismo... la sua bandiera. Ma ovviamente, quando ad essere colpiti sono antifascisti o immigrati nessuno si scandalizza più di tanto. Oggi che ad essere ucciso è un giovane ragazzo l'Italia scopre il pericolo neo-fascista; una scoperta a durare qualche giorno sui mass media per poi essere ri-seppellita fino al prossimo morto.

Il Veneto è da sempre fucina di criminali nazisti e fascisti, come negli ani '60 e '70, con i vari Freda e Ventura. E da anni i settori più radicali del neofascismo si danno appuntamento a Schio per commemorare fatti avvenuti 60 ani fa, sfilando impunemente mentre salutano "alla romana" e inneggiano al Duce.

L'ANPI è arrivata persino a sottoscrivere un documento in cui si parla di "concordia" ovvero di riappacificazione. Ma a cosa è servito se non a offuscare la memoria di chi lottò con tutte le proprie forze contro il fascismo durante la Resistenza ? A nulla, perché non è con i richiami alla concordia che si fermano questi vigliacchi capaci sempre di colpire in tanti contro pochi, di accoltellare, il tutto nell'impunità.

In questo momento in cui la rabbia prevale inevitabilmente sulla ragione verrebbe voglia di rispondere alla violenza di questi mascalzoni neri nell'unico modo in cui meritano. Ma dobbiamo domare la nostra rabbia, incanalarla nella costruzione di un movimento antifascista e antimperialista rinnovato, autorevole, forte, determinato, capace di costruire autodifesa politica, culturale e materiale, spazzando via quell'antifascismo "da operetta" che appoggia le missioni in Jugoslavia e il massacro sociale dei lavoratori.

Oggi non siamo nel fascismo. E neppure ci avviamo verso il fascismo. Oggi, ciò che impera, è un capitalismo che non ha certo bisogno di squadristi per dominare, almeno per il momento, le nostre menti e le nostre coscienze. Ma ciò che non abbisogna oggi può sempre tornare utile domani, magari per un qualche "lavoretto" (come succedeva negli anni '20 quando i fascisti aggredivano lavoratori e comunisti, o come succedeva con le stragi di Stato degli anni '70). E tenuto conto che ci avviamo verso una fase di profonde contraddizioni alimentate dalla crisi economico-sociale e dalla "guerra tra poveri" (miseri quegli italiani che non avendo la forza e il coraggio di lottare contro i padroni se la prendono con gli immigrati loro fratelli di classe) è evidente che questi manipoli di "bravi ragazzi" di "buona famiglia" potranno sempre dare una mano allo Stato per colpire chi osasse metterne in discussione il potere.

Già, lo Stato. Bello Stato quello di quel gentiluomo del presidente della Camera (ma come parla bene...) che declassa il massacro di un ragazzo al rango di male minore rispetto al bruciare una bandiera di Israele. Questo Fini con la kippa in testa è, non a caso, così strenuo "difensore" di Israele (paese che ogni giorno massacra e affama il popolo palestinese); perché Fini e Israele non sono che due facce della stessa medaglia, di una stessa oppressione, di una stessa concezione del mondo. La forma odierna delle leggi razziali non sarebbe la caccia all'ebreo, ma magari quella al musulmano e in generale all'immigrato.

Noi non ci scandalizziamo. Qualcuno disse che ci sono morti che pesano come montagne e morti che pesano come piume. Quella di chi non attribuisce che una infima importanza alla vita di un ragazzo assassinato a Genova nel 2001 o a Verona nel 2008, è una vita (e dunque una morte) più leggera di qualsiasi piuma, così come lo sono quelle degli altri criminali che la pensano come lui. A Verona, come in Palestina.

Dimostriamo che il Veneto non è indifferente, che ripudia il fascismo vecchio e nuovo, che non accetta la ferita di riproporre ciò che con coraggio e determinazione era stato combattuto affinché mai più si riproponesse.

A Verona gli antifascisti, i giovani, i lavoratori veneti il 17 maggio diranno no al fascismo e al razzismo.

Concentramento alla Stazione di Porta Nuova ore 15.

Alto Vicentino, 10 maggio 2008

Gruppo promotore per un Coordinamento
antimperialista antifascista dell’Alto Vicentino

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «Ora e sempre Resistenza»

Ultime notizie dell'autore «Gruppo promotore per un Coordinamento antimperialista antifascista dell’Alto Vicentino»

6342