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Referendum sull'articolo 18: dobbiamo e possiamo vincere

Dobbiamo portare la battaglia anche nei sindacati, in particolare nella Cgil

(22 Gennaio 2003)

La Corte di cassazione ha appena dichiarato amissibile il referendum sull'art.18 che già si sono scatenate le reazioni del centro destra e della Confindustria.

La possibilità di questo referendum è un'occasione importante e salutare per rimettere al centro del dibattito generale la questione dei diritti e un'occasione importante per rilanciare i contenuti di una lotta che costringe tutti a schierarsi a decidere da che parte stare.

Abbiamo finalmente la possibilità di dire che le leggi del mercato e della flessibilità non possono sovrastare il diritto alla dignità ed al rispetto di chi lavora. Ed è questo su cui tutti sono oggi chiamati a scegliere, anche chi assurdamente manifesta oggi ostilità e freddezzza nei confronti di questa occasione referendaria.

Ci preoccupa ora l'imbarazzo che attraversa vasti strati della sinistra Italiana, della stessa Cgil. Imbarazzo che a volte si manifesta in forma di stizzita ostilità verso l'entrata in scena di questo referendum.

A questi compagni, a quelli della Cgil in particolare chiediamo coerenza verso quella battaglia per la difesa e l'estensione dei diritti che ha visto il movimento sindacale impegnato negli ultimi mesi in importanti lotte e mobilitazioni. A questi compagni della Cgil che si dicono preoccupati della rottura di una unità interna (più o meno efficace e più o meno credibile diciamo noi) costruita in questi mesi, rispondiamo chiamandoli a valorizzare invece la non rottura dell'unità degli obiettivi sino ad ora portati avanti contro le leggi delega e l'attacco ai diritti, e la non rottura con un percorso di lotte sin qui condotto, in primo luogo, proprio da una partecipazione convinta da parte di tanti lavoratori e lavoratrici.

E non convince l'osservazione che il referendum possa essere uno strumento meno adatto di quello che potrebbe essere un progetto di legge. Non possono questi compagni, in tutta onestà, pensare che con questa maggioranza parlamentare, qualsiasi progetto di legge che chieda l'estensione dei diritti possa passare faciolmente. E'invece vero che, proprio per spianare la strada ad una buona legge è indispensabile vincere questa battaglia referendaria, l'unica che può inporre di fatto l'esigibilità di questo diritto.

La questione della posizione del sindacato e della Cgil in particolare, su questo referendum non è cosa da poco, se si vuole vincere. Questa battaglia ha infatti il suo peggior nemico proprio nella divisione della sinistra e del sindacato.

Ma si parla di diritti dei lavoratori, e solo loro possono definire quale posizione debbano avere in materia i loro rappresentanti. Per questo è bene che la discussione sul referendum entri nei luoghi di lavoro, sia con la costituzione dei comitati per il SI al referendum, sia con la possibilità di convocare assemblee dove dare ai lavoratori la possibilià di esercitare il diritto di parlare dei loro diritti. L'assemblea è lo strumento democratico di partecipazione dei lavoratori, di discussione e decisione democratica, tanto più quando all'ordine del giorno ci sono i loro diritti e la discussione sui percorsi di lotta per difenderli ed estenderli.

Non ci convince chi propone che la maggioranza, la sinistra interna e la Fiom conducano ognuno liberamente la propria battaglia referendaria a sostegno delle loro diverse posizioni, ma fuori dai luoghi della discussione sindacale, fuori dalla discussione nelle assemblee e nei direttivi, perhè ciò metterebbe in fibrilazione l'organizzazione e la sua unità.

La maggioranza della Cgil, sia con la sua ostilità allo strumento referendario, sia con il tentativo di mettere in concorrenza a questo un disegno di legge, non difende nè la sua unità interna nè l'unità tra i lavoratori rispetto ad una battaglia invece giusta e necessaria, oltre che possibile.

Le delegate ed i delegati Rsu, la sinistra sindacale interna, la Fiom, tutti dobbiamo quindi portare questa discussione proprio nel corpo della Cgil, nelle fabbriche, negli uffici, affinchè la Cgil modifichi la propria posizione, affinchè questa battaglia referendaria assuma le caratteristiche proprie di una mobilitazione e di una lotta generale del mondo del lavoro per dei diritti che non sono solo suoi ma di un modello di società, democratica e solidaristica.

E' vero che vincere questi referendum non sarà come bere un bicchiere d'acqua, ma è vero certamente che per vincere il mondo del lavoro deve essere unito in tutte le sue componenti e deve dimostrarlo a tutti, in primo luogo ai padroni, ma sopratutto a tutti i cittadini. Solo così l'intera società (non solo il mondo del lavoro) potrà aderire, capire e sostenere gli obiettivi che vogliamo raggiungere. Solo così, solo vincendo il referendum, si aprirà concretamente la strada anche per un disegno di legge che sancisca la volontà che il risultato referendario avrà sancito.

E' vero quindi. Per vincere la battaglia dei diritti serve unità. Ma non l'unità che alcuni esponenti della maggioranza della Cgil propongono di difendere tenendo fuori ogni discussione dall'organizzazione.

Noi siamo per una unità che nasca dal basso e che determini, democraticamente quale posizione deve assumere il sindacato. Apriamo quindi la discussione in Cgil, anche con la presentazione di mozioni ed ordini del giorno, ma sopratutto chiediamo e lavoriamo perchè siano fatte assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Che siano i lavoratori a dire cosa deve fare la Cgil, e non Epifani o Nerozzi.

Dobbiamo da subito porci un'obiettivo. La grande manifestazione "per i diritti del mondo del lavoro" che la Cgil Nazionale ha convocato a Milano per il prossimo mese di marzo, deve diventare una grande manifestazione per il SI al referendum.

16 gennaio 2003

Il Coordinamento RSU

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