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(16 Marzo 2011) Enzo Apicella
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(Nucleare? No grazie!)

Nucleare? Un progetto improponibile. Intervista a Marcello Cini

“Il nucleare si farà”.

(24 Maggio 2008)

L’annuncio del ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola non lascia dubbi sulle intenzionalità future del neo Governo, il quale assicura che entro il 2013 i primi cantieri saranno aperti per l’inizio dei lavori.
Non mancano le prime reazioni di questa dichiarazione annunciata durante l'assemblea di Confindustria, che divide nuovamente l’opinione pubblica sulla reale necessità di dotare l’Italia di impianti nucleari. La decisione di fatto elude completamente il voto referendario del novembre del 1987, anno in cui gli italiani in seguito all’incidente di Chernobyl, votarono favorevolmente per l’abrogazione di questa pericolosa fonte energetica. Gli ecologisti fanno sapere che inizieranno da subito una battaglia anti-nucleare, mentre sul fronte opposto ii favorevoli ribadiscono la necessità delle centrali nucleari come un percorso ineludibile. Un progetto, questo, che vedrà il coinvolgimento per la messa in opera delle società di Enel e di Eni, le quali hanno espresso da subito la loro disponibilità.
I costi dell’uranio e la pericolosità delle scorie radioattive restano comunque al centro del dibattito. Le centrali operative in Italia dal 1960 al 1980 erano quattro: a Caorso, a Trino Vercellese, a Garigliano e a Latina. Qualche anno dopo fu costituita la Sogin, società per lo smaltimento delle centrali elettronucleari dimesse, in quanto le istituzioni non avevano preso seriamente in considerazione la gravità delle scorie radioattive. Tuttavia Scajola assicura che le centrali rappresentano il futuro per l’economia e la sostenibilità energetica.

Abbiamo chiesto un parere a Marcello Cini, ex docente universitario e ricercatore nell’ambito delle particelle elementari della meccanica quantistica e dei processi stocastici e Professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma.

Condivide le ragioni espresse durante l’ultima assemblea della Confindustria?
Assistere a questo coro unanime a favore del nucleare è estremamente pretestuoso, ed è assai prevedibile che anche le buone intenzioni celino dei grossi interessi di parte. E’ impossibile pensare che il nucleare possa realizzarsi in un periodo di soli cinque anni. La realizzazione, se iniziasse in questo esatto momento comporterebbe almeno otto anni di tempo. Tuttavia il nucleare può essere un contributo molto marginale alla soluzione del problema futuro dell’energia.

Eppure è stato detto che c’è una convenienza economica notevole…
Anche la questione dei costi tanto decantata come conveniente non è assolutamente vera. I dati condivisi da tutti gli organismi internazionali su questo argomento parlano di costi in termini economici di gran lunga superiori.
Ma c’è un altro fatto molto semplice da prendere in considerazione. Nei paesi a economia di mercato, Stati Uniti in testa, le centrali nucleari non si costruiscono più e la risposta è ovvia: non sono economiche. Tra l’altro, non sono nemmeno previste altre centrali e questo smentisce l’economicità della spesa nucleare. Oltretutto le riserve di uranio sulla terra sono ancora più esigue di quelle del petrolio. Se si prevedesse un massiccio uso di questo elemento, ciò comporterebbe un esaurimento in brevissimo tempi. Dati ormai ampliamenti documentati e largamente diffusi da studi approfonditi a riguardo. La Francia, ad esempio, ha un parco di nucleare molto vasto, dal quale noi attingiamo parte della nostra energia, perché hanno costruito la bomba atomica e quindi il nucleare civile è stata una scelta consequenziale che è costata molto meno in termini economici.

Nel frattempo in Francia, dove si trovano 58 reattori nucleari i cittadini preoccupati per il pericolo che rappresentano le scorie sono scesi in piazza a protestare pochi mesi fa. Quale scenario si profila sul fronte dello stoccaggio delle scorie?
Se pensiamo che dopo cinquant’anni di centrali nucleari tutti i depositi di stoccaggio sono classificati come provvisori, la risposta è già di per sé indicativa.
Ultimamente gli Stati Uniti avevano individuato un deposito di sale che sembrava potesse diventare il luogo ideale per uno stoccaggio a lunghissima scadenza delle scorie radioattive. Ma anche questa soluzione si è rivelata impraticabile.

In sostanza la decisione del nucleare in Italia non gioverà a nessuno…
A mio avviso è un l’ennesima prova che in questo paese alla fine si cerca di utilizzare il denaro pubblico per produrre profitti ai gruppi industriali. L’esempio con i rifiuti di Napoli è emblematico.
C’è anche la probabilità che il progetto nucleare non conduca alla realizzazioni di centrali in Italia. L’Enel potrebbe indicare altre strategie, attraverso la partecipazione di una centrale in Albania o alla compartecipazione italiana alle centrali dei paesi dell’est, notoriamente conosciute come le meno sicure.

Scajola parla di centrali di quarta generazione…
Questa terminologia vaga sulle centrali nucleari di ultima generazione è volutamente una imprecisione. Perché tecnicamente si parla di centrali della terza generazione che sono quelle attualmente in funzione in tutti i paesi che hanno adottato il nucleare. Ma la quarta generazione, che prevede condizioni di sicurezza maggiori, non saranno pronte non prima di quindici o vent’anni, anche nei paesi più industrializzati. Se, come dice Scaiola vogliono iniziare entro la fine di questa legislatura, si intendono centrali di terza generazione, cioè quelle attuali, che tra l’altro sono già obsolete.

La scelta del nucleare di fatto influirà negativamente sulla ricerca di altre alternative energetiche?
Sì. Questo lo ritengo un fatto di una gravità assoluta. Se vogliamo percorrere strade dove siamo già carenti, impegnando denaro sul modello nucleare, possiamo dire addio all’eolico e al solare. E alla base la scelta è dettata esclusivamente da un capitalismo industriale che ha sempre vissuto di finanziamenti pubblici. Tutti i grandi settori dell’industria italiana, che oggi notoriamente versano in una fase di declino, sono sopravvissuti fin quando hanno assorbito soldi dallo stato. Invece bisognerebbe fare delle scelte sagge, come ha fatto la Spagna con l’eolico, considerata attualmente per la tecnologia raggiunta la prima del mondo, o la Germania che ha puntato sull’energia solare nelle sue varie forme. Questi sono progetti che dovrebbero per logica essere finanziati.

Come prevede lo scenario futuro?
Sinceramente non lo vedo affatto roseo. Nonostante dal punto di vista industriale economico vi sia fortunatamente un pullulare di iniziative meritevoli nella media e piccola impresa, temo che sarà difficile uscire da una situazione stagnante come quella italiana.
La teoria liberista di Berlusconi si dimostra più corporativa e più statalista, come Tremonti ha annunciato nel suo recente libro dal quale emerge inequivocabilmente la necessità di ricorrere al protezionismo e quindi allo stato. Ma non bisogna dimenticare che abbiamo accumulato dalla fine degli anni 70 agli inizi 90 un debito pubblico passato dal 50% del Pil al 110%. Dove siano finiti questi soldi resta un mistero. E’ lampante che qualcuno opportunisticamente ne abbia approfittato e questa rimane l’unica tradizione del nostro paese con la quale dobbiamo fare i conti.

Alessandro Ambrosin

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