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Il vento di destra gonfia le vele

(27 Maggio 2008)

Il vento di destra gonfia le vele della (di craxiana memoria) “Nave Italia” e la conduce verso approdi impensati, almeno fino a qualche mese fa: sicurezza, sviluppo, nuovo miracolo economico. Il decisionismo, rapido ed efficace, del nuovo Governo appare aver impressionato favorevolmente tutti ( il 25% degli elettori del centrosinistra approva le nuove misure; autorevoli esponenti della sinistra, con rilevanti incarichi istituzionali, applaudono e affermano “finalmente”, il PD si muove sulla linea del “dialogo per le riforme”, neppure l'IDV riesce a fare opposizione compiuta mentre l'unico, serio, oggetto del contendere appare essere sempre il solito, quello che maggiormente riguarda “lorsignori”: la televisione, o meglio la “loro” possibilità di apparire in televisione).

Militarizzazione del territorio (dalle discariche, alla TV, al Dal Molin, per arrivare alle manifestazioni sindacali?), ritorno al nucleare, taglio delle risorse agli Enti Locali: un trionfo! (applausi dall'intero emiciclo, si sarebbe letto in un eventuale resoconto parlamentare).

Insomma: prove generali di “regime”. Prove già allo stadio avanzato, quasi da prove generale, che poi avremo – appunto – con le riforme istituzionali che attaccheranno la Costituzione Repubblicana, attraverso una forte torsione presidenzialista.

Si è detto: una sorta di “protettorato” che finge di basarsi sul Parlamento (formalmente ancora insignito del potere di fiducia) ma in realtà fondato su di un potere personale molto forte, pervasivo, non contrastato.

Se questa analisi è giusta, è bene lanciare un allarme, da subito e con grande evidenza.

Tocchiamo con mano, oggi, cosa significa essere fuori dal Parlamento: credo che questo dato sia chiaro a tutti, a sinistra, anche a coloro i quali continuano a pensare di rifugiarsi dell'autonomia dei movimenti, oppure a quanti (sull'altro versante, non soltanto all'interno del PD) pensano ad una nuova strategia delle alleanze per realizzare una alternativa elettorale.

La sconfitta, invece, è secca, di lunga durata e non sono alle viste, in queste condizioni, spostamenti elettorali rilevanti, al contrario.

Inutile elencare qui responsabilità politiche, errori di analisi, miopie, colpevoli ed intenzionali ritardi: tutto il sistema esausto ha voluto questo esito, e il ceto politico vi si è adagiato, al punto che c'è chi pensa di sopravvivere attraverso un congresso per mozioni, che dilani ancora il residuo corpo militante, sfiancandolo definitivamente.

Non si leva una voce che reclami un momento di riflessione approfondita, una analisi dello stato di cose in atto, il recupero di una autonomia intellettuale e politica da realizzare attraverso l'espressione di una soggettività unitaria, posta al di fuori dai confini delle organizzazioni esistenti. Invece, ognuno leva la sua bandierina : chi il recupero di un rapporto privilegiato con il PD, chi una costituente di sinistra basata sul “nulla” come è stata l'aggregazione Arcobaleno, chi il ritorno al partitino della propria gioventù, chi il “nuovo inizio” attraverso l'aggregazione spuria di tutte le “falci e martello” in circolazione.

Nessuno pensa ad una sinistra proiezione concreta delle lotte sociali, progetto politico, espressione dirigente credibile per i propri settori sociali di riferimento.

Basterebbe una socialdemocrazia “classica”, una socialdemocrazia di “sinistra” e sarebbe già un passo avanti: ma l'agitato “ceto politico” residuale da questa sconfitta pare avere in mente altro. Anzi, in mente, pare ci sia soltanto una dose letale di autoreferenzialità.

Savona, li 26 Maggio 2006

Franco Astengo

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