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Verso la vittoria

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(6 Ottobre 2012) Enzo Apicella
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comunicato del CSPAL

(29 Gennaio 2003)

Il Venezuela è ottavo produttore e quinto esportatore di petrolio a livello mondiale, nonché quarto fornitore degli Usa (di cui copre il 13% del fabbisogno giornaliero).

In questi scarni dati risiede la spiegazione dell’accanimento con cui l’ imperialismo, in particolare nord-americano, cerca di normalizzare la situazione venezuelana e cacciare Chavez che nei quattro in cui è stato presidente ha realizzato una serie di misure invise al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale.

Le riforme più importanti introdotte dal governo (sanità, istruzione, riforma agraria, nuova costituzione) sono andate nella direzione degli interessi popolari. Esiste ora in Venezuela un sistema sanitario accessibile a tutti, come mai lo era stato prima. Sono state aperte in tutto il paese migliaia di scuole “bolivariane” che forniscono tre pasti al giorno ad ogni studente. In questo modo un milione di nuovi alunni nell’ultimo anno è entrato nel sistema scolastico da dove era stato sempre escluso. La nuova costituzione ha esteso i diritti civili anche alle comunità indigene, alle donne, agli omosessuali. Ma soprattutto la riforma agraria è stato il “pugno nello stomaco” che il governo di Chavez ha sferrato all’oligarchia del paese. La riforma agraria si è sviluppata secondo due linee: una rurale ed una urbana. La prima destinata essenzialmente alla messa in produzione dei terreni incolti ed alla loro distribuzione ai braccianti agricoli senza terra qualora i legittimi proprietari rifiutino di coltivare i loro terreni. La seconda destinata a conferire i diritti di proprietà alle terre attualmente possedute illegalmente dai poveri dei centri urbani che le hanno occupate, sviluppando forme di autogoverno.

Da tutto questo possiamo capire l’aggressività con cui le classi medie venezuelane, sotto la spinta degli USA, tentano di rovesciare Chavez. Lo sciopero in atto dal 4 dicembre punta a bloccare la principale fonte di ricchezza del paese, il petrolio, che da solo rappresenta il 70% del totale delle esportazioni e copre oltre il 50% delle entrate fiscali.. È facilmente intuibile quale impatto abbia avuto la decisone del governo Chavez di porre sotto il controllo statale la compagnia petrolifera nazionale (PDVSA). Differenze e similitudini esistono tra il Venezuela di oggi e il Cile di Allende. La violenza, innanzitutto, con cui le classi medie scendono in piazza ricorda da vicino quello che successe nel Cile alla fine del 1971 con i primi “cacerolazos” delle donne delle classi medie. Ma soprattutto con lo sciopero generale indetto da camionisti e commercianti al dettaglio nell’ agosto del 1972 (con il finanziamento della CIA agli scioperanti di oltre un milione di dollari) che creò una situazione esplosiva in cui i negozianti chiudevano le saracinesche e il popolo assaltava i negozi, gli imprenditori chiudevano le fabbriche e gli operai le occupavano, fino ad arrivare al golpe di Pinochet nel settembre del ‘73.

Ma il legittimo governo di Chavez, a differenza di Allende, può contare sull ’appoggio della parte determinante delle forze armate. Solo così è stato possibile fare ingoiare nel giro di solo 48 ore ai golpisti (spalleggiati dagli USA) il colpo si stato portato al governo venezuelano il 13 aprile scorso.

La situazione venezuelana è dimostra l’incapacità dell’imperialismo di trovare uno sbocco indolore alla propria crisi economica, politica, sociale ed ambientale.

Esiste un profondo legame tra le lotte in America Latina (Argentina, Bolivia, Colombia) e la lotta contro l’imperialismo che si sviluppa ad altre latitudini (dalla Palestina, alla Turchia, all’Iraq).

L'intervento diretto degli americani in Venezuela, in Colombia e in Iraq (solo per fare alcuni esempi) serve per colpire i popoli che osano alzare la testa contro l’oppressione e lo sfruttamento, per controllare direttamente le materie prime (come il petrolio), per rilanciare una macchina bellica che mantenga e salvaguardi profitti messi in discussione dalla crisi economica. Dobbiamo sviluppare la nostra più ferma solidarietà attiva nei confronti del popolo venezuelano . Dobbiamo sviluppare una capillare azione di controinformazione contro il terrorismo dei massa-media che vogliono descrivere la controrivoluzione venezuelana come fenomeno spontaneo e popolare.

A fianco del popolo venezuelano in lotta, contro i golpisti e l’imperialismo

CSPAL
Comitato di Solidarietà con i Popoli dell’America Latina

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