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No alle gabbie salariali

(10 Giugno 2008)

La posizione dei giovani industriali a favore delle gabbie salariali,conferma la mutazione della Confindustria,che ha abbandonato già da tempo la fisionomia di lobby potente ma silenziosa ed è divenuta sempre più forza che direttamente interviene sulla politica economica nazionale.L’esperienza delle gabbie salariali è già stata fatta nel nostro paese fino agli anni ’50 e i fatti hanno dimostrato che gli sconti sui salari pagati nelle zone meno sviluppate non fanno crescere l’occupazione.Gli imprenditori allora non investivano al sud per carenza di un ambiente favorevole (povertà di infrastrutture,lontananza dai mercati ) e non bastavano le differenze salariali a riequilibrare il difetto di condizioni strutturali.Il divario tra nord e sud è ancora oggi dovuto,in massima parte,a queste ragioni e non vi è niente che possa far pensare che oggi il risultato sarebbe diverso.Già ora i salari al sud sono,mediamente, inferiori di circa il 20% di quelli del nord.Eppure nel mezzogiorno la disoccupazione cresce in modo esponenziale,cosi come il divario tra nord e sud anche nelle statistiche occupazionali.La differenziazione territoriale dei livelli salariali,cosi come l’esasperazione della flessibilità nei rapporti di lavoro,appaiono funzionali al disegno confindustriale di liquidare il contratto nazionale di lavoro,ma è ormai ripeto dimostrato non servono a creare un posto di lavoro in più.Ci sarà sempre purtroppo,in questo mondo,un luogo,in cui i salari,tutele e diritti sono ancora inferiori ai nostri. Mortificare milioni di donne,di uomini,di giovani con un salario inferiore e comunque insufficiente alla loro vita,significa privarsi della principale forza che può trasformare questo paese e imprimere una svolta nella politiche economiche e sociali.

L’obiettivo della Confindustria e dei gruppi di potere è quello di dividere i lavoratori (occupati e disoccupati,giovani e anziani,italiani e immigrati ),indebolendo il potenziale di lotta.Alla guerra tra i poveri della destra populista,occorre contrapporre la ripresa di un forte conflitto di classe.L’avversario non è l’immigrato,l’avversario è la Marcegaglia,l’avversario è il gigantesco processo di spostamento di poteri e risorse che va sotto il nome di globalizzazione e di neoliberismo.

ANTONELLO TIDDIA
RSU CARBOSULCIS

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