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Salvate la Sanità

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(28 Novembre 2012) Enzo Apicella
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Sanità privata: il museo degli orrori

(10 Giugno 2008)

Ci sono molte persone che pensano che l’uomo si sia evoluto, che c’è la democrazia e che siamo usciti da quel “homo homini lupus” con cui nell’antica Roma si denominavano i rapporti fra gli individui.

Purtroppo il “progresso”, di cui tutti parlano riguarda la tecnologia, i migliori strumenti che ci difendono dalle avversità atmosferiche, dalle malattie e dalla fame, ma credo che nella sostanza l’egoismo, la violenza la legge del più forte, la potenza del denaro e quella delle armi, la volontà di sfruttare i più deboli e ignoranti siano rimasti alla base della cultura profonda degli individui, anche di quelli che professano religioni.

Ricordiamo che la religione ha fiancheggiato i colonialisti e gli schiavisti e ancora oggi appoggia la prepotenza americana definendo i marine “legionari di Dio”, ha praticato in nome dell’amore universale la tortura e la pena di morte rinnegando il principio del “non uccidere”, come se i comandamenti fossero un fastidioso dettaglio.

La cultura, o meglio le convinzioni degli uomini, non passano attraverso i libri o la scuola, ma dalla osservazione della società reale, in cui viene adorato un solo dio, il denaro, che ti fa vivere più a lungo, meglio, ti fa diventare persino bello e amato dalle donne, ti dà la libertà di scegliere, ti procura amici, ti allontana dai luoghi affollati o nocivi, fa fare ad altri lavori umili e faticosi, insomma rende la vita degna di essere vissuta e per possederlo e mantenerlo si è disposti a tutto, anche a uccidere.

Questa è la cultura vera e profonda di tutte le società umane, al di fuori di quelle cosiddette “primitive” dove si vive la comunanza del cibo e dove il denaro e la accumulazione di beni non esiste.

La dimostrazione della ferocia che vi è nei rapporti umani è dimostrata non dalla giungla, ma dal comportamento di gente acculturata, che vive in democrazia, che opera dietro simboli religiosi (quello di S. Rita), gente che ha fatto il giuramento di Ippocrate, ma che per denaro è disposta a uccidere, vigliaccamente, persone malate che hanno bisogno di aiuto.

Questo tipo di persone è stata creata da una realtà, la sanità privata, che prevede che la malattia sia un affare da sfruttare per arricchirsi, dietro la quale vi sono personaggi come il notaio Pipitone nei caso della S. Rita, ma anche gruppi mafiosi, sicuramente in Calabria e in Sicilia, che in collusione con la politica portano allo sfascio la sanità pubblica per macinare profitti in quella privata, di cui sono proprietari.

E’ negativa anche la scelta, operata dalla politica, di trasformare la sanità pubblica in “azienda” con introduzione dei criteri del profitto.

Emergono due culture fondamentali, quella di chi vuole andare alle radici del problema e quella, dominante nel liberismo, che vuole indicare i colpevoli come marginale deviazione di un sistema che tutto sommato funziona.

Dobbiamo constatare invece senza ombra di dubbio che, quando c’è la logica del profitto di mezzo, l’etica individuale non può esistere, anche la medicina diventa una fabbrica di soldi e gli addetti dei mostri che arrivano a mutilare dei loro simili anche se non ce ne è bisogno.

Per questo bisogna eliminare la sanità privata. Fin dall’Università chi sceglie medicina deve sapere che potrà avere solo uno stipendio e nulla più, e che anche quella che oggi viene definita “libertà professionale”, e vede i medici avere oltre lo stipendio pubblico una attività privata, deve essere severamente abolita perché ricade nelle stesse logiche delle speculazioni più ampie.

Nel cittadino può nascere una etica individuale, un senso di appartenenza ad una nazione, un sentimento di democrazia e di uguaglianza, solo se vede nelle istituzioni pubbliche la applicazione di questi valori, altrimenti le parole sganciate dai fatti non significano niente, libertà e democrazia diventano balle ridicole e, invece di una società etica e solidale, ti trovi quella di oggi in cui tutti sono contro tutti, la vita è una guerra, e vinca il più furbo, il più ricco, il più prepotente.

10 giugno 2008

Paolo De Gregorio

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