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Sulle perquisizioni del 23 gennaio 2003

Comunicato del Coordinamento Lavoratrici e lavoratori Roma Ovest

(4 Febbraio 2003)

Nella mattina del 23 gennaio 2003, alcuni lavoratori, militanti di Claro, sono stati oggetto della repressione di Stato con perquisizioni e sequestro, da parte della Digos, di personal computer, materiali audio e video, volantini e comunicati di carattere politico e sindacale.

Mandante di questa ennesima ondata repressiva è la Procura di Bologna, con l’aberrante motivazione di "indagini nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Marco Biagi".

La militanza dei lavoratori coinvolti in queste perquisizioni si svolge da sempre alla luce del sole di interventi in assemblee, volantinaggi, iniziative pubbliche: un qualsiasi loro collegamento con le vicende relative all’omicidio di Biagi rappresenta una forzatura grottesca e inaccettabile.

Eppure la magistratura ritiene credibile questi collegamenti, eppure la Digos invia i suoi uomini in trasferta da Bologna a Roma per partecipare alle perquisizioni e all’esame del materiale sequestrato.

Dunque, è evidente che gli apparati repressivi dello stato siano impegnati con dovizia di uomini e mezzi nel "forzare" il collegamento tra gli attori del conflitto sociale su tutto il territorio italiano e l’omicidio Biagi.

Questa politica repressiva appare mirata essenzialmente a controllare e reprimere "preventivamente" i soggetti conflittuali: i militanti politici e sindacali sono sottoposti ad una repressione basata non su evidenze concrete di reati, ma sulla necessità degli apparati repressivi di effettuare e aggiornare una "mappatura" completa dei soggetti conflittuali. Il controllo "preventivo" sulla struttura, i contatti, i progetti dell’opposizione sociale appare come una preparazione per una stretta repressiva ancora più forte e violenta, da effettuare nei momenti in cui il conflitto potrebbe assumere dimensioni e forme sempre più estese e radicali: per esempio nell’ormai prossima guerra all’Iraq, che vedrà l’Italia a fianco degli Usa nel completamento dello sterminio della popolazione irakena, o nel rinnovo del contratto dei metalmeccanici, dove per la prima volta dopo molti anni acquista centralità la lotta contro la precarietà.

Inoltre appare evidente la volontà di cancellare la responsabilità politica delle massime autorità governative e dell’ordine pubblico nella morte di Biagi; gli fu tolta la scorta pochi mesi prima del suo omicidio, né le sue reiterate richieste di riaverla, inoltrate a prefetti, giudici, ministri e persino presidenti della Camera dei Deputati, furono prese in considerazione. Tutto questo portò addirittura alle dimissioni dell’allora ministro degli interni Scajola.

L’attacco alle libertà di espressione e la repressione sono all’opera, ben al di fuori dalle "regole" e dalle "garanzie", con obiettivi chiaramente violenti ed eversivi; si preparano a sostenere e proteggere le guerre, lo sfruttamento, il profitto, e a colpire duramente chi vi si oppone.

Solo lo sviluppo di un forte movimento di massa – che si preannuncia già nell’opposizione alla guerra e nella lotta dei lavoratori e delle lavoratrici – potrà fornire tutela e garanzie contro l’azione repressiva degli apparati statali.

24/1/2003

Comunicato del Coordinamento Lavoratrici e lavoratori Roma Ovest
Via Passino,20 (Garbatella) Roma

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