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Comunicato della RSU della INNSE Iniziative occupata dal 31 maggio

(19 Giugno 2008)

Il braccio di ferro fra immobiliaristi e grande industria meccanica è in atto. In mezzo gli operai della INNSE, storica officina di Lambrate, famosa per la meccanica pesante e montaggi di presse e laminatoi. Chi vincerà dipende da tanti fattori, ad oggi gli operai resistono mandando avanti la produzione in mezzo a mille difficoltà, di più non possono fare.

Il padrone, Silvano Genta, ha dichiarato la cessazione dell’attività il 31 maggio. Con un telegramma a tutti i dipendenti, facendo occupare lo stabilimento da uomini, non identificati. Gli operai, hanno riconquistato lo stesso giorno la fabbrica, decidendo di continuare la produzione, hanno proseguito con le lavorazioni su ruote dentate e strutture da 50 a 70 tonnellate l’una. I clienti hanno continuato a venire in fabbrica per seguire i lavori, i tecnici sono rimasti al loro posto, così come il consulente esterno dottor Pietroboni, che, di fatto, anche se non formalmente, riveste la figura di direttore di stabilimento.

La serietà di questi operai non può essere messa in discussione da nessuno. Il loro contributo a salvare fabbrica e posto di lavoro è innegabile.
Silvano Genta fa trapelare che la sua decisione, cosi drastica, deriva dal fatto che i proprietari del terreno gli avrebbero intimato di lasciare libero il capannone dall’inizio dell’anno prossimo.
Se anche fosse così la sua attività antioperaia e antisindacale non trova nessuna giustificazione.

La AEDES, società immobiliare proprietaria del terreno vuole sfrattare la fabbrica, probabilmente per farci quei palazzoni che ha già costruito in fondo a Via Rubattino.
Gli abitanti,ancora, si lamentano di promesse non mantenute, di servizi sociali mai realizzati.
La AEDES cerca di utilizzare il terreno al meglio, cosa interessa loro dell’industria meccanica pesante, di operai licenziati, di famiglie rovinate, non è certo la società della solidarietà sociale.

Ma c’è un problema, l’area su cui sorge il capannone è definita dal piano regolatore come area industriale, fu inserito, votato da tutto il consiglio comunale, un emendamento che recitava : “se la INNSE avesse voluto stare in quell’area, avrebbe potuto farlo senza limiti di tempo”.
Questo emendamento fu anche recepito nell’accordo di programma.

Masseroli, Assessore del Comune di Milano allo sviluppo urbanistico, vede in queste normative qualcosa da superare, da rimuovere, è giovane e si capisce, ma deve anche capire che finche ci sono vanno applicate. Qui il peso del Comune di Milano nel braccio di ferro fra grande industria meccanica e immobiliaristi diventa essenziale. L’INNSE non è un’azienda senza lavoro, i clienti si sono impegnati a fornire commesse per i prossimi anni, non è nemmeno un’azienda obsoleta, solo pochi giorni fa un’industriale bresciano ha formalizzato la richiesta di acquisirla.

Qualcuno deve spiegare ad AEDES che anche il suo operato deve stare nelle decisioni prese a suo tempo dal Consiglio comunale di Milano, che il concentramento dentro il capannone di tutti i servizi riduce di un terzo l’area oggi occupata dalla INNSE, lasciando ampi margini di manovra sull’utilizzo delle aree adiacenti.
Qusta opera di convincimento verso l’AEDES la può fare il Comune di Milano in prima persona, ma anche il Prefetto, che ha il compito di garantire il rispetto delle regole o qualche magistrato che verrà chiamato a giudicare.

Il preconcetto, che il comune in vista dell’expo, voglia solo fare cementificazione si scioglie anche risolvendo questo piccolo problema: salvare l’ultimo caposaldo della grande industria meccanica milanese e 50 operai che attualmente vi stanno lavorando.

Il fatto da rilevare è anche la scarsa considerazione in cui è tenuta la grande industria meccanica di un certo peso.
L’INNSE doveva essere chiusa da un giorno all’altro con pezzi di grande valore ancora da ultimare, difficilmente lavorabili altrove, pezzi di fusione difficili da reperire se non in tempi medio lunghi, scombussolando programmi produttivi di imprese importanti. Gli immobiliaristi sono così potenti da imporre il silenzio anche alle Associazioni di categoria dell’industria meccanica tanto da non dire niente su questo colpo di mano?

Ci viene il sospetto che Silvano Genta abbia già dall’inizio, due anni fa, cioè da quando ha comprato INNSE dall’amministrazione straordinaria, pensato di sganciarsi vendendosi il macchinario e facendosi anche dare dei soldi dalla AEDES per lasciare il capannone. Qui non possiamo fare a meno di chiedere un’ intervento del commissario straordinario dottor Puccio. Nella sua figura istituzionale aveva il compito dalla legge Prodi di vendere lo stabilimento a chi ne avrebbe garantito lo sviluppo, toccava a lui misurare le reali intenzioni di questo imprenditore e se avesse avuto dei sospetti renderli pubblici. Toccava a lui un controllo nel biennio della ripresa di INNSE e riferirla al ministero, se Genta non ha ottemperato agli impegni presi qualcuno deve chiederne il rispetto.
Non ha comprato INNSE da un privato, ma da una procedura ministeriale, non può fare quello che vuole.

Gli operai della INNSE chiedono che ognuno, nei limiti delle proprie funzioni, dia un contributo, per garantire la continuità produttiva della fabbrica.
Noi resisteremo finche sarà necessario

Milano 17 giugno 2008

La RSU della INNSE Iniziative

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