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(18 Novembre 2008) Enzo Apicella

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Federalismo fiscale e questione meridionale

(21 Agosto 2008)

La globalizzazione capitalistica, mentre accentra sempre più i poteri politici, economici ed istituzionali, alimenta in maniera parossistica sentimenti nazionalistici, etnici, razziali per dividere i popoli al loro interno e impedire ai lavoratori il raggiungimento di un’unità politica e programmatica che è il requisito fondamentale ed indispensabile per la difesa dei legittimi interessi di classe. Negli ultimi 10 anni il divario economico-sociale tra Nord e Sud Italia si è andato aggravando accentuando le differenze e i ritardi esistenti da sempre.

Il reddito-medio dei cittadini del Centro-nord è 17.400 Euro l’anno.
Il reddito medio dei cittadini del Sud è di 11.932 Euro l’anno.
Negli ultimi 10 anni il reddito medio del Centro-Nord è aumentato del +3,8 %, al Sud invece il reddito-medio è diminuito del -6,5%.

Sono le cifre di una catastrofe storica, lo stato italiano ha risolto la questione meridionale in un modo molto semplice: ignorandola!

Il federalismo fiscale che si vorrebbe introdurre adesso non farebbe che accentuare queste differenze provocando nel Sud una catastrofe economica-sociale senza precedenti. Col federalismo fiscale aumenterebbero gli egoismi localistici, verrebbe meno la solidarietà tra i lavoratori, si introdurrebbero le gabbie salariali, con l’abolizione , poi, del CCNL si consegnerebbero i lavoratori completamente indifesi nelle mani dei loro sfruttatori, si consegnerebbero intere regioni al dominio totale e incontrastato di poteri criminali quali mafia, camorra, ndrangheta.

Il federalismo fiscale è un’esigenza della borghesia, che restringendo le aree produttive e abbandonando a sé stesse intere aree dell’Italia vuol salvaguardare i suoi profitti in un periodo di grave crisi economica. La sete di profitti della borghesia non conosce limiti, nell’ultimo quarto di secolo la quota del Pil italiano che è passato dai salari ai profitti è aumentato in maniera spaventosa.

Pil Italia 1983: 77% ai salari 23% ai profitti
Pil Italia 2005: 69% ai salari 31% ai profitti

Questo spostamento di ricchezza significa che un singolo lavoratore perde ogni anno 5.200 Euro di salario.

Questo massacro dei lavoratori in generale e del Sud in particolare verrebbero aggravati dal federalismo fiscale.

L’interesse dei lavoratori è quello di unire lavoratori del Sud e quelli del Nord, lavoratori italiani e quelli immigrati, disoccupati e pensionati, lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori precari. Solo da questa unità politica può nascere il programma di un’alternativa ad un sistema capitalistico alla deriva, che può offrire agli strati più deboli della società solo un futuro di fame, indigenza, incertezza, guerra e povertà.

I lavoratori devono elaborare un programma di politica-economica che abbia come priorità la questione del lavoro e non la questione del profitto.

Blog Collettivo Karl Marx Cardarelli: http://unitcom.blogspot.com

Unità Comunista/Movimento per la Costituente Comunista

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