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Missioni di pace

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(27 Luglio 2011) Enzo Apicella
Muore in uno scontro a fuoco il caporal maggiore David Tobini. E' il 41° militare italiano morto in Afghanistan.

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In Afghanistan una nuova Giarabub italiana?

Cosiderazioni e approfondimenti sul " banale incidente" accaduto a due bersaglieri italiani in Afghanistan

(2 Settembre 2008)

Ancora una volta la censura di guerra ci impedisce di comprendere cosa stia accadendo in Afghanistan e solo casualmente colbanale incidente accaduto a due bresaglieri traspare la gravità della situazione sul terreno.

Un aggiornamento del 2/9/08 al precedente articolo dell'Osservatorio sui Balcani di Brindisi sui due bersaglieri feriti accidentalmente in Afghanistan.

Con le precisazioni sulla località (Bala Morghab , distretto Bagdis) dove è avvenuto questo " banale incidente" confrontando con quanto appare descritto nell'articolo di Biloslavo apparso su Panorama questa settimana possiamo dire di avere azzeccato in pieno le brevi considerazioni e ipotesi del contesto in cui poteva essere accaduto il fatto in questione e che riportavamo nel nostro articolo del 31 agosto 2008 e che conferma come in quel luogo vi sia attualmente una situazione simile a quella raccontata nel reportage di Panorama, ovvero un ritorno della presenza italiana, ma anche una minacciosa presenza talebana.

La località di Bala Morghab è proprio quella specie di Alamo che le forze NATO stanno mantenendo in una parte di territorio che sta divenendo il sentiero di Ho chi minh che permette l'infiltrazione talebana nei territori alle spalle dello schieramento statunitense a Sud del paese. Quel fortino va a divenire il luogo che i nostri militari, in Afghanistan, si ricorderanno come la loro Giarabub: un pugno di case in una zona desolata, un campo trincerato dove l'importante è far presenza e di tanto in tanto se coperti dall'aviazione fare una puntata per evitare che i principali nodi di comunicazione viaria diventino preda della guerriglia talebana.

Un luogo che a volte diventa esso stesso un obbiettivo privilegiato di attacchi con razzi e mortai e che in caso di assedio o di difficoltà di controllo della rete viaria deve essere rifornito con il lancio con il paracadute di tutto ciò che è necessario. Quanto questa operazione ( l'aviolancio) sia anch'essa delicata è evidente anche per chi non è un esperto di cose militari. Se fatto a quota elevata e con il nemico che controlla il territorio circostante rischia di essere un boomerang; il materiale spinto dal vento può andare a rifornire i nemici! a questo punto si ricorre a quello che è un lancio quasi a volo radente con il paracadute che si apre giusto per attutire l'impatto del " pacco" con il terreno , la sicurezza di centrare l'obbiettivo ma il rischio come è successo l'altro giorno che il materiale lanciato divenga quasi una bomba gettata in testa ai propri soldati specialmente se questi ultimi non hanno una preparazione specifica a simili situazioni.

Nel racconto di Biloslavo si parla di personale dei corpi speciali impiegato presso quel fortino durante la battaglia dei primi di agosto, ma l'altro ierii i militari feriti non appartenevano a corpi d'elites, segno evidente che l'impegno sempre più gravoso del nostro contingente costringe ad impiegare i " soldati normali" in luoghi pericolosi dove prima si cercava di metterci solo i nostri "supermen" , onde evitare un prezzo di sangue politicamente pesante di fronte all'opinione pubblica.E' a questo punto obbligatorio per il governo italiano e per i generali che si dica chiaramente al Parlamento e a tutto il popolo italiano come la missione in Afghanistan sarà d'ora in poi lacrime, sangue e tanti soldi dei contribuenti italiani...

Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi

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