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Contrattazione: Confindustria presenta la sua ipotesi di accordo, ed i sindacati balbettano

(18 Settembre 2008)

Vista la confusione con cui Cgil Cisl e Uil hanno condotto questo confronto è ovvio che l'ipotesi d'accodo sia infine stata scritta e presentata da Confindustria, che, come vuole la nuova democrazia del mercato, è stata accompagnata dal solito ... prendere o lasciare.

In fin dei conti Cgil Cisl Uil hanno accettato l'avvio di una trattativa senza avere una vera piattaforma (tanto è che ancora oggi quella che loro chiamano "piattaforma" viene diversamente interpretata dai tre firmatari).

Una confusione aggravata dal disarmo di Cisl e Uil preoccupate sopratutto di dichiarare la loro sinergia con i "desideria" Confindustriali (ancora prima che il confronto partisse già dichiaravano la loro volontà di firmare un accordo, fosse quel che fosse, entro settembre).

La Cgil (come al solito .. ultimamente) è divisa al suo interno tra chi ha come unica linea il "visibile" terrore di ritrovarsi isolato, chi ha ancora qualche scrupolo e sente odore di pasticcio la cui unica linea è quella di chi pensa "va bene prenderla nel deretano ... ma non esageriamo", e chi (per fortuna) chiede una svolta nella linea della Cgil contro la deriva neocorporativa.

Ma su tutto ciò pesa l'assenza di una vera piattaforma sindacale in materia di salario e contrattazione e l'assenza dei diretti interessati, i lavoratori, mai coinvolti.

L'iniziativa Confindustriale di mettere sul tavolo una ipotesi di accordo punta appunto a rendere ancora più fragile la già fragile strategia sindacale alla quale viene lasciato solo il compito di dire Si o No alla firma o, al massimo, ad emendare qualcosina qua e là un testo che comunque Confindustria non accetterà di stravolgere.

A far pena in questa vicenda (come in quella Alitalia similare oltre che contestuale) è appunto la miseria e la pochezza del nostro sindacato Confederale, allo sbando e senza linea, di fatto ormai subalterno a fare i conti semplicemente con "quel che succede" e con l'obiettivo di adeguarsi.

Il riferimento non è più l'interesse dei lavoratori ma l'interesse delle organizzazioni.

Sul merito della proposta Confindustriale, nulla di nuovo. C'è scritto esattamente ciò che Confindustria chiede da tempo, e cioè che ...

* Il CCNL perda di importanza limitandosi ad aggiornare le tabelle salariali al di sotto dell'inflazione reale.

* Il secondo livello serva solo a sostenere la produttività di impresa e la sua redditività. Il salario (ormai definitivamente e solo nelle sue forme "variabili") diviene una semplice e marginale conseguenza di ciò, un premio, un incentivo, un benefit che si può avere oggi e perdere domani.

* Che venga eliminata ogni rigidità contrattuale rendendo esigibili deroghe delle normative contrattuali a livello locale

Una ipotesi inaccettabile per qualsiasi sindacato che avesse come principale preoccupazione quella di rappresentare i lavoratori nel loro interesse salariale, ma non è il nostro caso.

Le parti sedute al tavolo non stanno discutendo di come rendere più o meno efficace la tutela salariale per i lavoratori, ma come e su cosa fondare nuovi sistemi di relazioni sindacali che diano, anche in questo particolare momento di debolezza sindacale, riconoscimento formale alle organizzazioni.

Non a caso Confindustria condisce la sua proposta con aperture importanti (sul piano formale) alle organizzazioni sindacali, che vengono coinvolte direttamente nella formazione e nella costruzione del nuovo sistema di controllo, verifica e repressione dei comportamenti contrattuali.

Fioriscono infatti i tavoli bilateriali con compiti di verifica ed orientamento delle politiche contrattuali, con compiti di valutazione di come e quanto derogare le norme contrattuali a livello aziendale e locale, ed infine per imporre coerenze comportamentali dei soggetti contrattuali con potere di emanare provvedimenti e penalità contro i trasgressori.

Si fonda così (più organicamente che in passato) una vera e propria complicità tra i soggetti firmatari del Patto (sempre che ci sia alla fine una firma unitaria). Un progetto che se andrà in porto sostanzierà anche nelle forme una deriva neocorporativa che già in questi anni è andata affermandosi.

L'ipotesi di accordo proposta da Confindustria va quindi vista (e rigettata) per quel che comporta nella sostanza e cioè, in primis, una ulteriore subordinazione del lavoro al capitale, ma anche una formale, esplicita e codificata subordinazione delle organizzazioni sindacali agli obiettivi di impresa ed al punto di vista del mercato.

Un sistema di relazioni sindacali in cui l'impresa espone le sue intenzioni e ascolta le obiezioni del sindacato, ma poi procede secondo il suo progetto, senza nessuna «trattativa» vera. Un sistema cui ripugna la molteplicità delle rappresentanze dei lavoratori e pretende un interlocutore che si muova come un soggetto - più che unitario - possibilmente unico.

12 settembre 2008

COORDINAMENTO RSU

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