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(10 Settembre 2011) Enzo Apicella
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(Diritti sindacali)

Solidarietà operai della fabbrica Graziano Trasmissioni, India.

Le conseguenza della violenza industriale e del rifiuto della democrazia.

(7 Ottobre 2008)

Un manager di una famosa multinazionale italiana è stato ucciso? Si è trattato di un volgare assassinio a colpi di spranga, come si lamentano industriali e mass media? Perchè sono stati arrestati centinaia di operai?

Il Ministro del Lavoro indiano, Oscar Fernandes, in un primo momento, ha rilasciato dichiarazioni "sorprendenti". Ha menzionato fatti "innominabili".

Quali sono questi fatti? Che le società come Graziano abitualmente violano le leggi, incluso quelle sul salario minimo; che si perpetrano continuamente abusi sul contratto di lavoro, sugli orari di lavoro, sui diritti sindacali; che si calpestano le libertà e i diritti umani dei lavoratori sul posto di lavoro.

Ed ha aggiunto che il linciaggio del manager della Graziano dovrebbe servire come un 'monito' per gli industriali che scontentano a lungo gli operai.

Chiaramente, il Governo indiano, fedele servitore dei capitalisti, non poteva sopportare tale verità. Ed il Ministro è stato costretto a chiedere scusa.

Ciò non toglie che lo "sgradevole incidente" avvenuto nella fabbrica Graziano segna un'esplosione della rabbia repressa e del risentimento dei lavoratori di fronte allo sfruttamento sistematico ed alla soppressione della democrazia in fabbrica.

La versione ufficiale del "linciaggio" richiede un'investigazione seria da parte di un'agenzia imparziale. Negli interrogatori rappresentanti sindacali e operai hanno testimoniato il fatto che Graziano aveva licenziato illegalmente lavoratori regolari, hanno illustrato le condizioni di lavoro bestiali.

La fabbrica Graziano impiega 1200 lavoratori, di cui solo 500 regolari. Da mesi l'azienda licenziava gli operai regolari per rimpiazzarli con gli "irregolari". Il salario degli operai è di 150 dollari al mese per i lavoratori regolari, gli irregolari prendono 100 dollari. La giornata di lavoro è di 12 ore. Gli operai subiscono regolarmente abusi e punizioni di ogni tipo da parte dei cani da guardia del padrone.

Nove mesi di proteste pacifiche sono stati ignorati; i tentativi dei lavoratori di registrare la loro unione sindacale sono stati negati per tre volte; gli attivisti sono stati licenziati.

Riguardo lo svolgimento dei fatti si deve segnalare che la polizia era deliberatamente assente su richiesta della direzione della Graziano, che, a quanto pare, aveva organizzato agenti provocatori per bastonare una delegazione di lavoratori entrata in fabbrica con il pretesto di colloqui.

Quando un operaio è corso ai cancelli (che erano stati chiusi) avvisando di quanto stava succedendo, gli operai riuniti all'esterno sono entrati in fabbrica. Negli scontri molti lavoratori hanno subito danni, finendo in ospedale colpiti da provocatori privati e dalla polizia giunta in seguito.

La storia di Graziano non è un caso isolato. Le imprese nelle nuove aree industriali come Noida, Gurgaon, Pantnagar sono note per le loro violazioni di leggi e diritti, per la repressione dei lavoratori e la violenza dei loro dirigenti.

La stessa regione è nota anche per le proteste di contadini, soddisfatte con pallottole e bastoni. Lavoratori e contadini poveri vedono i profitti aziendali volare in alto, mentre pagano spesso con la vita lo sfruttamento del loro lavoro, retribuito con paghe da fame. Vedono capitalisti e latifondisti violare le leggi, vedono la loro impunità e la connivenza dello Stato.

Le loro proteste sono schiacciate spietatamente, mentre i violatori della legge si ingrassano a forza di sussidi.

C'è qualcuno allora che può meravigliarsi per quanto successo alla fabbrica Graziano?

Ci meraviglieremmo se non vedessimo crescere la solidarietà e la resistenza intorno alle lotte dei lavoratori e contadini in questa regione.

E' importante che giunga agli operai indiani della fabbrica Graziano la solidarietà degli operai e dei sindacalisti combattivi italiani.

Scrivete a: grazianoworkerssolidarity@yahoo.com

CONFERENZA INTERNAZIONALE SINDACALE

Fonte

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