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La caccia

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Punire gli scioperanti del 17 ottobre? Non è cosa!

(23 Ottobre 2008)

Il 17 ottobre -col suo sciopero generale proclamato dai sindacati di base, varie manifestazioni regionali di decine di migliaia di persone e il corteo nazionale di Roma con 500mila manifestanti- ha portato allo scoperto il fatto che i lavoratori stanno cominciando a dire BASTA alla vergognosa arroganza con cui il padronato e il governo li stanno schiacciando in una situazione prossima a essere disperata, sia come retribuzioni, che come sicurezza del posto di lavoro e sicurezza sul posto di lavoro, che come servizi sociali -sanità, scuola e università prima di tutto.

Non è un caso che, ormai da settimane, gli studenti medi e universitari, gli insegnanti, i precari del pubblico impiego riempiono le strade e le piazze con massicce assemblee e più massicci cortei, con occupazioni di scuole e università.

Le operaie e gli operai, che vivono una situazione meno facile e più complessa dal punto di vista del prendere l’iniziativa di lotta, stanno però, anch’essi, entrando in scena, perché solo così potranno opporsi al peggioramento della loro vita e delle loro condizioni di lavoro, che dura da più di 15 anni.

E’ questo che è avvenuto il 17 ottobre, anche in fabbriche che, come l’Intier, sono attraversate dalla cassa integrazione fin dal rientro dalle ferie.

Ma adesso qualcuno in fabbrica sta facendo circolare voci insistenti, che suonano così: “Quelle e quelli che hanno scioperato col COBAS saranno inseriti sistematicamente nelle liste di cassa integrazione, senza nessun rispetto della rotazione prevista dall’accordo del 12 settembre”.

Il COBAS risponde che, se non è dato di sapere chi sta spargendo queste voci, è però certo che a seminare paure e ricatti non sono pochi i soggetti interessati in fabbrica. E soprattutto che la pazienza di un sindacato di base a subire soprusi di ogni sorta non è infinita.
Il rispetto degli accordi e il diritto di sciopero, esercitato secondo le regole, non possono essere cancellati da nessuno, che si tratti di Sacconi (attuale ministro del lavoro), della direzione aziendale, di sindacalisti da burletta.

Perciò, richiamiamo al senso di responsabilità e di realtà chi volesse incamminarsi sulla strada delle rappresaglie, perché, come sindacato di base, non siamo disposti né a far punire i lavoratori, né a porgere l’altra guancia.
Essendo che ogni ragione è dalla nostra parte, useremo tutti gli strumenti sindacali, legali e contrattuali per opporci a qualsiasi prepotenza.

COBAS METALMECCANICI DELLA PROVINCIA DI PISA E LIVORNO

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