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La Gelmini ha ragione

La Gelmini ha ragione

(26 Novembre 2010) Enzo Apicella
Manifestazioni studentesche contro la "riforma" Gelmini in tutte le città.

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(La controriforma dell'istruzione pubblica)

Generali nelle scuole: c’era da aspettarselo

(24 Ottobre 2008)

Non si può dire che la signora Gelmini non si trovi in buona compagnia” nel Governo il cui capo, Berlusconi, ha dato ieri l’indicazione di far intervenire polizia e carabinieri nelle scuole e università occupate.
Lei intende “solo” sottrarre miliardi di euro all’istruzione, per dequalificarla, degradarla e demolirla, a danno dei settori popolari che la frequentano e a vantaggio di società di affari economici e “culturali”, pronte ad approfittarne per istituire una moltitudine di istituti scolastici privati su cui arricchirsi. E non è un mistero che la signora ispiri la sua idea d’istruzione all’ordine autoritario e alla disciplina da caserma.

La Russa, invece, ministro della Difesa, ha affiancato i soldati alle forze di polizia nelle ronde di Stato, come se le nostre città fossero ormai diventate luoghi da pattugliare da parte di truppe d’occupazione: a certa gente l’avventura militare in Iraq e in Afghanistan ha dato davvero alla testa!

Così, di esaltazione in esaltazione, La Russa e Gelmini si sono trovati d’accordo per sguinzagliare in questi giorni, in 200 licei, generali e loro aiutanti, a magnificare il 4 novembre 1918, cioè la “grande vittoria“ della monarchia italiana sulle monarchie tedesca e austriaca.
In attesa di arrivare all’8 e 9 novembre, quando 21 città italiane saranno trasformate in una specie di piazze d’armi, con alza-bandiera e ammaina-bandiera, parate e sfilate militari, concerti di bande e fanfare, lancio di paracadutisti, simulazioni di assalti militari.

Il 4 novembre del 1918 ebbe fine la prima guerra mondiale, che aveva visto i soldati italiani inviati dal 1915 ad ammazzare e a farsi ammazzare, perché la “patria” dei generali e dei potentati economici avesse più spazi in cui dominare e fare i propri affari, allargandosi ai territori di confine con l’impero austro-ungarico (altri generali e potentati economici), abitati da popolazioni di lingua e costumi diversi.

Contro la guerra e contro i responsabili della sua barbarie, in tutta Europa e in particolare in Italia la protesta popolare fu enorme e le manifestazioni di piazza imponenti. Ve ne sono ancora ricordi commoventi in decine di canzoni giunte fino a noi, nate spontaneamente dai settori sociali più colpiti, dai loro “poeti” e dai loro “musicisti”. Ma non ci fu niente da fare.
Tempo addietro l’Italia aveva sferrato anche guerre coloniali di sterminio contro intere regioni africane.

Tra il 1915 e il 1918 la guerra ammazzò 650mila italiani; ancora più numerosi furono i feriti; decine di migliaia rimasero invalidi permanenti; migliaia di soldati (che avevano disobbedito agli ufficiali o che avevano tentato di lasciare il fronte per fuggire dalle infamie dei loro ordini) furono fucilati come traditori della “patria”; furono terribili le sofferenze delle popolazioni, la miseria e la fame, la disoccupazione di massa.
Ma per il sistema di potere economico e politico italiano fu una grande vittoria: s’erano arricchiti con la produzione per la guerra, avevano conquistato nuovi territori, avevano reso più “grande” la loro Italia!

Non c’era da aspettarsi nient’altro da un ministro come La Russa, che appartiene a un partito (Alleanza Nazionale), erede del partito nazionale fascista, il quale, dopo avere instaurato una dittatura e perseguitato migliaia e migliaia di oppositori politici, si schierò con la Germania nazista, scatenando la seconda guerra mondiale: 40milioni di persone ammazzate -di cui 6 milioni di etnia ebraica uccisi nei campi di sterminio- e distruzione pressoché totale di intere regioni europee e asiatiche.

Un ministro che, poco più di un mese fa, davanti al Capo dello Stato, non esitò a ribadire la sua “fede” fascista, rivendicando l’ “amor di patria” per le milizie armate della cosiddetta Repubblica di Salò, cioè l’ultimo governo fascista, quello che nel Centro-Nord dell’Italia, dall’autunno 1943 alla primavera 1945 restò schierato coi nazisti, contro i partigiani, le popolazioni civili, i soldati italiani che avevano deciso di restare in armi per combattere il fascismo.

Un ministro che fa parlare della prima guerra mondiale i generali al posto degli insegnanti di storia.

Come ai tempi del fascismo, questo ministro intende portare nelle scuole, oltre che nel resto della società, la propaganda e la “cultura” militarista, finalizzandole alla diffusione di una mentalità disponibile a odiare e perseguitare il “diverso”, a trasformarlo in nemico, a vedere nemici dappertutto. Una mentalità disponibile a farsi reclutare e arruolare negli eserciti, già preparati per la “difesa della patria”. Poca importanza ha, per questa mentalità, che la “patria” non abbia nessuna intenzione di difendersi, ma piuttosto quella di aggredire, come in Iraq, come in Afghanistan, come in …

ottobre 2008

OSSERVATORIO SUL FASCISMO – Pisa

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