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(13 Settembre 2010) Enzo Apicella
La scuola dopo la controriforma Gelmini

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Adesso tocca a noi

il testo del volantino diffuso ieri a Roma

(1 Novembre 2008)

né 113 né 133

Le abbiamo digerite tutte: burocratismi, bizantinismi, apprendistato per stregoni della sinistra riformista, cavalcatori di tigri, stagisti in nomenclature prossime venture che si fanno soffiare la testa dei cortei dai fascisti. E, di contro, inviti alla calma, a non farsi strumentalizzare, a proporre anziché distruggere, a concertare, a dialogare. Con spazi di finta comprensione che s’aprono e si chiudono a comando, spesso con una selva di manganellate. Mentre qualcuno mostra sciabole e manette, paventa irruzioni negli atenei, invoca punizioni esemplari. Hanno parlato tutti: Brunetta e Pansa, Berlusconi e Franceschini, Veltroni , Maroni, Cossiga. Abbiamo uno stomaco di ferro.

Adesso tocca a noi. E le nostre argomentazioni, quanto meno, hanno il dono della sintesi: il conflitto. L’unica risposta è il conflitto. Imparare le pratiche, praticare gli insegnamenti: della lotta di strada, dell’occupazione, del sabotaggio, del boicottaggio. Per riprenderci l’università, la cultura, i saperi, l’istruzione. Certo. Ma anche per imporre all’indifferenza cinica del capitalismo assistito, il nostro status di cittadini. Ricominciare dalla scuola per estendere l’incendio al mondo del lavoro: al precariato in cui singhiozzano le nostre vite senza progetto, all’arroganza di una confindustriale lobby di sciacalli pronti ad approfittare dei nostri bisogni, a sfruttare le nostre divisioni, come cercatori d’oro in una discarica.

Quel che sta montando dal mondo della scuola è un segnale di vitalità che non va dilapidato. È speranza pura, ben più preziosa del semplice aspetto rituale, sottolineato ad arte da detrattori e seminatori di discredito. È germe concreto e fattivo, possibilità di una nuova opposizione alle pratiche del lassismo e del menefreghismo; una rivolta di cui avevamo bisogno. Tutti.

Perché il conflitto è l’unica risposta, ma la solidarietà, l’autorganizzazione, la difesa dal basso dei propri interessi comuni, sono strumenti indispensabili per crearne i presupposti. L’arma del rifiuto, dell’intolleranza collettiva alle pratiche di distruzione d’ogni modello sociale che non sia l’esasperato individualismo, il rampantismo, il carrierismo, vanno tenute in vita, alimentate, stabilizzate. Perché agli scoppi d’ira segua l’ipoteca di una rivendicazione su ogni aspetto del furto che abbiamo subito. Nei più disparati ambiti della nostra vita.

Che i mansueti e i furbi continuino pure ad edificare carriere. Noi abbiamo un futuro da riprenderci.

Laboratorio Politico Jacob – Foggia
http://www.agitproponline.com

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