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(28 Maggio 2011) Enzo Apicella
Fincantieri chiude gli stabilimenti di Sestri Ponente e di Castellammare di Stabbia e annuncia 2.500 licenziamenti.

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Dagli operai della INNSE Presse

(1 Novembre 2008)

Siamo i 50 dipendenti di INNSE, purtroppo divenutí 49 in seguito alla scomparsa del caro compagno Gîuseppe stroncato lunedì 21 Luglío da un infarto causato probabilmente dalla stressante situazione degli ultímí periodi.


Dopo aver rícevuto le raccomandate dalla nostra azienda in data 31 Maggio che sancivano l'apertura della procedura di mobilità, ci síamo radunatí davantí ai cancelli chiusi della fabbríca e dopo aver eluso la sorveglianza di polizia, vígílantes prívatí e tirapiedi del padrone abbiamo occupato lo stabilimento e proclamao assemblea permanente.

Proseguíamo le lavorazioní in corso, incontriamo i clienti auto-gestendo così ormai da due mesi, la produzíone e i servizi, auto-finanzíandocí persino la mensa, presidiandola gîorno, notte e festívi...

Questa officina è produttiva, lo è sempre stata, nonostante qualcuno ne dica il contrario, e' l'unica risorsa per noi e le nostre famiglie, e siamo determinati a difenderla fino alle estreme conseguenze.

Il parone Silvano Genta la acquisto' due anni or sono dalla amministrazione controllata ottenendo sgravi e prezzi stracciati dichiarando nelle sedi istituzionali della provincia di volerla rilanciare....

Oggí scopriamo la realta' dei fatti... In collusione con AEDES, la proprieta' del terreno, vuole sbatterci fuori, vogliono farsi beffa persino del piano regolatore che sancisce l'area come "industriale" e non edificabile fintanto ci sia un insediamento produttivo.

Vogliono rottamare un importante monumento dell'industria milanese, una fabbrica che ha lunga storia e valori da tramandare, che fu tra i simboli della resistenza pagandone alto prezzo in termini di vite umane. Ancora una volta gli interessi dei padroni tentano di schiacciare gli operai, gli interessi dei palazzinari e delle banche vogliono farla da padroni in un paese dove vendere case e fare mutui si dimostra l'ultima frontiera del nuovo schiavismo. E nessuno e' in grado di fermarli.

Genta ha concluso la procedura licenziandoci tutti il 25 Agosto, pur avendo davanti un industriale bresciano pronto a rilevare la INNSE. La commissione regionale non ha potuto far altro che registrare il mancato accordo ed aprire la mobilita'. A cosa serve la commissione regionale e' la domanda che ci facciamo tutti. Abbiamo chiesto al prefetto di imporre a Genta la sospensione dei licenziamenti in attesa dell'incontro di Roma del 2 Settembre, non ha potuto farlo. Anche il piu' scalcinato ed irregolare padrone ha piu' potere di qualunque istituzione, e' una amara scoperta.

La riunione al Ministero dello Sviluppo Economico doveva aprire la trattativa fra il vecchio ed il nuovo padrone ma non e' servita nemmeno a far ritirare i licenziamenti.

Genta ha detto no anche al Ministero. Una nuova riunione viene convocata per il 12 Settembre a Roma, noi abbiamo continuato a lavorare anche se licenziati.

Il giorno 10 Settembre, giorno di paga, non arriva un euro, eppure nella lettera di licenziamento e' scritto che avrebbe pagato il preavviso. La risposta e' immediata, blocco di via Rubattino per tutto il giorno. Genta non solo non paga ma si rifiuta di venire a Roma al Ministero, salta la riunione del 12.

All'alba del 17 Settembre alle 05:30 la forza pubblica entra in fabbrica mette alla porta gli operai che presidiavano lo stabilimento di notte, blocca l'entrata del primo turno. La fabbrica e' messa sotto sequestro. Un fatto nuovo, agli operai viene impedito con la forza il "poter lavorare". Un crollo verticale della credibilita' di tutte le tanto decantate "politiche del lavoro", un crollo della credibilita' delle istituzioni politiche che non riescono a fermare un padrone come Genta. Ora siamo in mezzo alla strada, davanti ai cancelli della fabbrica. Noi siamo fuori ma e' fuori anche Genta, come si risolvera' e' ancora tutto da vedere. Noi resisteremo.

Fine ottobre: da un mese e mezzo siamo accampati vicino alla portineria. Presidiamo la fabbrica che è sotto sequestro. Non vogliamo che qualcuno metta le mani sui macchinari e smantelli l'officina. Intanto fra riunioni convocate e rinviate, la situazione di stallo continua.

Genta non vuole rinunciare al suo affare, vendersi le macchine e svuotare il capannone, stracciando tutti gli impegni della legge Prodi che gli ha permesso di acquisire lo stabilimento per quattro soldi. Impegni che prevedevano "lo sviluppo" di INNSE.

L'AEDES l'immobiliare spinge per avere l'area libera. Ora sono i palazzinari che chiudono la fabbrica.

ORMIS il potenziale acquirente, dichiara che è disposto ad acquisire ma la trattativa è ferma.

Le istituzioni continuano ad "attivarsi", ma il freddo è iniziato. Gli operai e gli impiegati sono decisi a resistere, arriverà la primavera.

Vogliono smantellare la INNSE... non lo permetteremo!!! Un'officina che chiude sono posti di lavoro persi per sempre. Vi ringraziamo per la vostra solidarieta', siatene orgogliosi.

Per inviare le sottoscrizioni raccolte: Bollettino postale c/c n. 22264204 intestato a: Ass.Cult.ROBOTNIK ONLUS Bonifico Bancario: IBAN IT 51 O 0760101600000022264204 Causale: Lotta operai INNSE

Chi e' di Milano o hinterland può consegnare direttamente le sottoscrizioni raccolte al presidio presente 24 ore al giorno sui cancelli della fabbrica. L'indirizzo è: via Rubattino 81 (dalla tangenziale est uscita via Rubattino, subito a destra).

RSU - Operai, Impiegati e famiglie della INNSE

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