il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Capitale e lavoro    (Visualizza la Mappa del sito )

Omaggio al principe

Omaggio al principe

(11 Dicembre 2010) Enzo Apicella
Londra. Una manifestazione di studenti contro l'aumento delle tasse universitarie assalta il Ministero del tesoro, la Corte suprema e... la Rolls di Carlo e Camilla

Tutte le vignette di Enzo Apicella

PRIMA PAGINA

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(La controriforma dell'istruzione pubblica)

De modis pugnandi

Scuola: come proseguire? Avvio di un confronto sull'azione di contrasto alla demolizione del sistema dell'istruzione dopo la trasformazione in legge del decreto 137 e l'avvio dell'approvazione dei regolamenti attuativi della legge 133.

(4 Novembre 2008)

Carissimi/e
a questo punto si tratta di capire come continuare. A me pare che le questioni da affrontare siano due: come continuare la mobilitazione all'interno delle scuole e come rafforzare e rilanciare i comitati di genitori, studenti e insegnanti, per mantenere la visibilità della nostra lotta.
Per ciò che riguarda il primo punto, nel nostro istituto stiamo ragionando su quello che noi docenti possiamo fin d'ora mettere in atto. Ci è chiara la necessità di dare un respiro più ampio alle scelte che decideremo di compiere, discutendole con le altre scuole e mettendo a punto una precisa strategia che diventi comune e condivisa. Vi elenco le proposte che stanno emergendo nella nostra discussione, proposte che vorremmo sottoporre al collegio docenti straordinario previsto per la prossima settimana:
1) sarebbe utile chiedere in ogni scuola la convocazione di collegi straordinari per affrontare con proposte concrete questa nuova fase
2) sospendere tutte le attività aggiuntive e opzionali come le gite o le uscite scolastiche
3) rifiutarsi di accettare ore aggiuntive a quelle previste dal contratto (laddove questo è ancora possibile)
4) rifiutarsi di accettare ore di supplenza
5) nelle scuole superiori, rifiutarsi di organizzare corsi di recupero, per cui manca un finanziamento certo (stamani la segreteria ci ha comunicato che non ci sono neanche i soldi per pagare quelli tenuti lo scorso anno scolastico)
6) in vista dei rinnovi dei consigli d'istituto, riteniamo importante cercare di esserci nel maggior numero possibile; può darsi che la nostra presenza nel consiglio si possa rivelare di fondamentale importanza per tentare di ostacolare, nei modi opportuni, l'applicazione della riforma. Pensiamo solo al progetto di trasformare le scuole in fondazioni e al ruolo centrale che assumerà questo organo in quella fase.
7) Preparare una presa di posizione da votare al collegio e da inviare a ministero, famiglie, giornali, ecc., in cui si chiarisca ancora una volta la nostra contrarietà al progetto Gelmini e in cui si spieghi come la situazione finanziaria in cui versa la scuola pubblica ci rende impossibile l'organizzazione delle attività di cui sopra. Affermare inoltre la nostra indisponibilità, dal prossimo anno scolastico, ad assumerci la responsabilità di fare lezioni in aule troppo piccole in relazione al numero degli alunni della classe, cosa che abbiamo fino ad ora accettato di fare a nostro rischio e in deroga alla normativa vigente.
8) Invitare i collaboratori scolastici a rifiutarsi di supplire alla mancanza dell'insegnante, mansione non prevista dal loro contratto
9) creare in ogni scuola un gruppo docenti-studenti, che si occupi di tenere i contatti con gli altri istituti e di organizzare iniziative pubbliche o interne, per mantenere alta l'attenzione sul procedere della "riforma"

Questi sono i primi punti emersi dalla nostra discussione, abbiamo pensato di farli circolare per eventuali integrazioni e/o correzioni. Aspettiamo suggerimenti.
A presto

Rita


Il blocco delle attività extracurricolari viene proposto ogni anno ed accolto con indifferenza. Sarebbe una castrazione, rinunciare alla nostra creatività, a ciò che ci appassiona e ci rende piacevole insegnare. Per me vorrebbe dire dimettermi dalla Commissione Accoglienza Alunni Stranieri (quanto lavoro c'è invece da fare là specialmente considerando il presente momento di politica scolastica!!), rinunciare a fare il Cineforum Interculturale. Per me, insegnante d'Inglese, vorrebbe dire rinunciare a portare la mia classe in Gran Bretagna dopo tanti anni che non riuscivo a farlo. Potete stare certi che non lo farò. Mi vanno bene tutte le altre forme di lotta. Preferirei piuttosto il sacrificio economico di una giornata di sciopero al mese.

Giannarosa Marino


Salve a tutti.

Giannarosa -aderente ai COBAS di Venezia- pone un problema che non va né sottovalutato e tanto meno svillaneggiato -troppo spesso molti di noi con la scusa dell'inadeguatezza delle proposte di qualcuno si è preso il lusso di irridere al presunto vecchiume di settantesca memoria per poi avanzare, come alternativa 'seria ed incisiva', il vuoto e il nulla insieme. E la questione sta nel come proseguire lo scontro con chi sta continuando nella barbarie della demolizione della scuola pubblica laica e democratica -caratteristiche che da tempo ormai le si stanno strappando di dosso (a mo' di scorticatura di tradizione medievale) tramite i più diversi strumenti di tortura dei diritti allo studio e all'insegnamento, il più strategico e cruento dei quali è il finanziamento pubblico alle scuole private.

E poiché è così importante è necessario discuterne con serietà e in modo propositivo, e che Rita -così si firma chi ha steso il messaggio da cui Giannarosa ha preso spunto per esprimere il suo punto di vista- lo abbia fatto va dato atto. Ma ciò che avanza solo parzialmente è condivisibile, nel merito e nel metodo.

Partiamo dalla realtà: a leggere prese di posizione e analisi dell'operato del governo -quello che con un grossolano errore concettuale anche gran parte dei suoi contestatori continuano a definire 'riforma della scuola' dignificandolo, con un espressione assolutamente fuori luogo, di una natura nobile che non possiede nemmeno a volerlo esaminare con benevolenza culturale tardo tradizionale- a leggere quelle critiche, dicevo, la situazione di assalto all'istruzione pubblica è violentissimo ed è condotto con strumenti tanto iniqui da far impallidire tutti i peggiori picconatori del sistema scolastico italiano finora succedutisi. Benché sulle parole stridule di ex governanti e di sindacalisti concertativi ed antidemocratici -la triplice di Stato dovrebbe prima restituire ai lavoratori e a tutte le rappresentanze da essi espresse il diritto di parola e di assemblea nei posti di lavoro durante l'orario di lavoro (qualcuno di noi si è dimenticato da quanto i Comitati di Base della Scuola sono ostracizzati nelle strutture che li vedono agire da più di vent'anni senza avere mai creato apparato burocratico?)-, malgrado sull'urlio scomposto di costoro, dunque, v'è molto da ridire, non c'è ombra di dubbio che la volontà distruttiva degli attuali governanti, lanciata a capofitto sul ripidissimo pendio preparato da tutti gli esecutivi che li hanno preceduti, è prossima ad ottenere risultati formidabili in termini di sbriciolamento dei luoghi della formazione culturale e scolastica italiana.

Allora, se, come pare si concordi, l'attacco alla scuola pubblica è così massiccio e vandalico, perché stiamo a centellinare le energie e a frenare con proposte inefficaci, e a volte nocive per possibili modificazioni in meglio della scuola così come fin qui l'abbiamo costruita -o parzialmente salvaguardata da altri devastatori, ultimo dei quali il ministero coperto dal velo politico di Fioroni-, perché stiamo a limitare la giusta azione d'opposizione che anche oggi molti universitari hanno condotto?

Giannarosa evidenzia, con critica fondata, l'errore insito nel proporre il blocco di quelle attività -che lei definisce extracurricolari e che io preferisco denominare 'non cattedratiche' perché penso che siano assolutamente curricolari- che spesso sono, in nuce, esempi di riforma dal basso del nostro mestiere e che per questo ci appassionano. Nondimeno, credo che tutto l'impianto avanzato da Rita sia da osservare attentamente. Perciò cercherò di andare con ordine, seguendo la scala proposta da Rita stessa.

Come dice la nostra collega, dopo la definitiva trasformazione in legge del decreto 137 e con l'avanzare dei regolamenti attuativi della 133 la fase di scontro -e non di confronto, tengo a precisare (contro i demolitori dei diritti si alzano scudi e si combatte di sciabola e balestra)- è nuova e richiede un'intensità elaborativa e di contrasto ancor più elevata di quanto sia già stata fin qui. Ma elaborazione critica e pratiche oppositive sono atti sociali e politici che non possono assolutamente essere demandati ai Collegi dei docenti. Questi sono organi collettivi dalle prerogative didattiche che possono certamente esprimere contrarietà verso le politiche scolastiche del governo, e possono allo stesso modo opporsi per evitare i danni peggiori sul piano della programmazione didattica -riscattando così, almeno in parte, la magra figura di ossequio a tutto campo rimediata nell'applicazione dell'OM 92-. Ma tutto finisce qui, per i Collegi. I soggetti che nelle scuole potrebbero/dovrebbero avanzare proposte ed elaborazioni di contrasto al governo -e al governo ombra della falsa opposizione del nemico che in parte sta marciando alla testa del movimento (Garavaglia [corrispettiva a Gelmini nei ministeri 'democratici'] fino a 6 miliardi di tagli ci stava [d'altra parte stavano nella previsione triennale del ministero spalleggiato da Fioroni], sulla maestra unica avrebbe concordato, sull'innalzamento del coefficiente di alunni per classe è del tutto d'accordo, riguardo ai finanziamenti pubblici alle scuole private è addirittura più avanti del governo; ma con chi stiamo cercando alleanze? forse è meglio che ci diamo una raddrizzata progettuale e nuovi orizzonti da raggiungere)-, i soggetti organizzatori delle attività antigovernative devono essere formati da tutti gli attori del sistema scolastico, istituto per istituto, se si è in grado di farlo, territorio per territorio, diversamente. E' il punto 9 della scaletta di Rita che va condiviso, pertanto, ma aggiornato. Vale a dire: i gruppi di insegnanti-studenti (alle superiori) o di insegnanti-genitori (negli altri ordini scolastici) non dovrebbero assolvere solo alle funzioni di contatto tra una realtà istitutiva e l'altra, ma prima dovrebbero essere dei consigli di dibattito e di proposta d'azione che in un secondo momento avrebbe senso divenissero anche strutture di collegamento tra scuole. E d'altra parte: senza avere qualcosa su cui far vivere le relazioni tra un'entità e l'altra -l'elaborazione critica e le proposte di azione di opposizione, appunto- non avrebbe alcun significato la stessa rete tra le scuole.

A fronte del rigetto netto della proposta di sospensione delle attività didattiche non cattedratiche, che se ben organizzate e ben gestite possono dar luogo a momenti di controcultura agita e non chiacchierata all'interno stesso delle scuole -fa bene Giannarosa a richiamare il suo impegno nell'ambito dell'accoglienza degli allievi stranieri (anche così si mettono le basi per nuove politiche sociali e culturali che contrastino leghisti, fascisti e razzisti di ogni ordine e specie)- va accolto con convinzione l'invito al rifiuto di ogni ora aggiuntiva oltre le 18 che compongono istituzionalmente le cattedre. Attuare tale pratica, nondimeno, già ottima se diventa il prodromo del rifiuto da ora e per sempre della logica dell'aumento delle ore di lezione frontale -inteso anche semplicemente come impegno di supplenza (sappiamo che una volta aperta una porta il vento non trova ostacoli in un corpo che vi si volesse opporre mettendosi dritto in piedi sulla soglia)- agire quella pratica, dicevo, è forse poco utile se non si cerca di farne sentire il peso oltre che alla dirigenza d'istituto anche alle sfere via via più alte delle responsabilità ministeriali. Qua bisogna analizzare l'insieme delle strutture del sistema scolastico e vedere se vi è anche solo un piccolo ambito su cui far pesare questo tipo di scelta. Diversamente, pur essendo d'accordo di attuarla con l'obbiettivo che esplicitavo prima, bisogna essere coscienti che nell'immediato non avrà grandi ricadute sulle necessità di opposizione sociale e politica alle scelte barbariche del governo nei confronti dell'istruzione.

Ottima trovo, invece, l'idea di rifiutarsi di deliberare l'organizzazione dei corsi di recupero, e tuttavia anche rispetto a questo spunto credo si debba consolidarne le motivazioni, che non possono essere solo quelle di tipo economico. Infatti questa idea richiama alla memoria di noi tutti -anche se Rita non lo fa esplicitamente- che l'OM 92, con tutta la sua valenza antididattica, antiscolastica, antisindacale e antidemocratica, eredità del sinistro governo Prodi che il vandalico governo Berlusconi ha convintamente mantenuto, l'OM 92 è lì, integra, viva, e, a un anno esatto dal suo varo, pronta a metterci in ginocchio ancor più di quanto non abbia già fatto lo scorso anno scolastico. Allora oltre al rifiuto didattico di dare corso ai recuperi è necessario usare tale atto in chiave politica, quale arma di supporto strategica per affrontare le nuove manovre governative di sminuzzamento del diritto allo studio e di quello alla libertà di insegnamento. In questo caso l'uso politico di questa scelta è più semplice dato che quel rifiuto assume di per sé un atto di insubordinazione all'ordine superiore del ministero, diventa cioè una scelta di disobbedienza ad una legge iniqua e lesiva di tutti i diritti presenti nella scuola, ma come atto di disobbedienza ad una norma concretizza di per sé una forma di illegalità che lo Stato persegue per legge con sanzioni. In questo modo l'atto di rifiuto didattico che il Collegio attuasse i gruppi di insegnanti-studenti potrebbero assumere come leva che, messa in rete con altre realtà, dovrebbe avviare un percorso di 'illegalità' che unico potrebbe scardinare l'ordine iniquamente legale di questo governo -e del suo corrispettivo in ombra della pseudoopposizione democratica-.

Se pensiamo in questi termini le diverse azioni di contrasto all'economicistica riduzione della scuola pubblica a ectoplasma di quanto è oggi, allora anche la proposta istituzionale di entrare in un numero quanto più alto possibile nei Consigli di istituto è valida. Non è il caso di farsi illusioni sulle potenzialità di tali organi di amministrazione delle scuole, tuttavia è in essi, e non nei Collegi dei docenti, che eventualmente si può prevedere qualche forma di influenza sulle politiche scolastiche governative che volessero imporsi senza ostacoli nei diversi istituti. Anche in questo caso, però, fondamentale diventa il ruolo dei gruppi docenti-studenti proposti da Rita e in questo scritto più volte intesi come soggetto guida di tutta la variegata sequenza di azioni di contrasto alle scelte degli autocrati reazionari saliti al potere grazie alla via spianata loro dai burocrati tecnocratici filoindustriali anticipatori del disastro che stiamo osservando oggi nelle istituzioni scolastiche. Questi soggetti, in particolare, dovrebbero diventare i veri attori dei Consigli di istituto mediante la loro attiva partecipazione a quel tipo di istituzione con la stesura di delibere, ordini del giorno, proposte di poste in bilancio e quant'altro che gli eletti nei consigli, operanti in stretto contatto con tali istanze di movimento, dovrebbero assumere e proporre al dibattito del Consiglio.

Per quanto riguarda le prese di posizione da rendere pubbliche, invece, in particolare relativamente alle questioni dei finanziamenti e del numero degli alunni per classe, benché, ancora una volta, un documento del Collegio non faccia mai male -e quindi è auspicabile che riesca a vararlo-, nondimeno penso che sia l'assemblea dei lavoratori delle scuole a dover farsi carico di questo tipo di azioni. Essa, infatti, comprende tutte le componenti operanti nelle scuole e ne evidenzia non solo il ruolo istituzionale, ma anche la soggettività civica e sociale, nonché quella sindacale. E' lì che deve prendere corpo l'azione collettiva di chi la scuola fa vivere col proprio lavoro e con le proprie disponibilità e passioni. Il problema, forse, laddove le dirigenze si mettessero di traverso per la convocazione mattutina di tali assemblee sarà, di nuovo, assumersi la responsabilità di compiere un atto 'fuori legge' e riunire comunque i lavoratori che volessero incontrarsi con lo specifico intento di dar corpo a quelle prese di posizione di cui parla Rita. Ma qua mi piace ricordare che a chi ci sventolasse davanti al viso l'illegittimità di una simile operazione potremmo senza remore rispondere dando vento allo stendardo su cui si denuncia che il primo soggetto ad essere 'fuori legge' è il nostro datore di lavoro, lo Stato, che da vent'anni ci sta tenendo in costante vacanza contrattuale, decisa a tavolino consapevolmente e vilmente -come ha fatto, dopo tutti gli altri, anche il sinistro governo Prodi, che nella finanziaria 2008 ha azzerato i fondi per il contratto ed ha messo in bilancio qualche briciola per l'indennità di vacanza contrattuale [contemporaneamente, però, ha aumentato le spese militari di un 11% abbondante]-, pesando in questo modo sulle spalle di tutti noi che la scuola sosteniamo quotidianamente con il nostro impegno.

Rispetto all'ultima proposta avanzata dalla nostra collega credo che ci siano da esplicitare alcune osservazioni. A me non pare che i collaboratori si siano mai permessi di supplire gli insegnanti durante le loro assenze. Certo, dove gli allievi sono molto giovani, o addirittura piccoli, può benissimo darsi che abbiano tenuto una sorveglianza stretta su questi figli della comunità che vengono affidati con fiducia alle istituzioni scolastiche. Ma questo comportamento non può essere confuso con un'attività di supplenza che solo un insegnante può espletare al posto di un altro insegnante. Non si può chiedere loro di rifiutarsi di svolgere un'attività che non svolgono e che non hanno mai svolto. Se invece la richiesta è quella di rifiutarsi di svolgere le attività di sorveglianza sui minori che frequentano i vari ordini di scuole, beh qui direi che si sta chiedendo ai collaboratori qualcosa di veramente difficile da accettare. Infatti se le supplenze, che non svolgono, non sono incluse nel loro mansionario, la responsabilità del controllo degli allievi per evitare qualsiasi difficoltà o, peggio, incidente durante la loro permanenza a scuola in assenza dell'insegnante designato a svolgere la lezione è da loro dovuta per contratto, e quindi per legge. L'inadempienza a questo compito preciso, comporterebbe non solo una sanzione amministrativa, ma, non ottemperando ai doveri di sorveglianza di corridoi e vani vari in cui gli allievi si trovano e si muovono potrebbero incorrere in denunce gravi quali l'abbandono di persone minori e consimili. Non credo proprio che questa strada sia percorribile. E poi, mi si passi la sottolineatura dell'incongruenza pelosa che starebbe dietro una simile richiesta. Nello scorso anno scolastico di fronte ad un ordine assurdo, autoritario e didatticamente imbecille -la più volte richiamata OM 92- alla cui disobbedienza era necessario atteggiarsi, sapendo certo di compiere un atto di insubordinazione, e che tuttavia avrebbe comportato una sanzione solo amministrativa nei confronti di chi l'avesse attuato, a quell'ordine iniquo gli insegnanti hanno ubbidito come buoni garibaldini addomesticati al comando del re -era un ordine, perdio, mica ci si poteva mettere contro-. Ora, invece, si chiede ai collaboratori di andare incontro ad una pratica che per loro è molto più pericolosa -dato che potrebbe avere anche risvolti penali, oltre che amministrativi- di quella che avremmo potuto e dovuto praticare noi insegnanti contro la 92. Perdonatemi, ma un atteggiamento del genere da parte di noi docenti puzza di codardia e dabbenaggine anche a distanze siderali.

Detto tutto questo, ed è molto, lo so, ma credo che la chiarezza sia necessaria se si vuole raggiungere il risultato massimo che ci proponiamo, ovvero il blocco dell'affossamento della scuola pubblica, giungo alla questione della 'visibilità', che in realtà Rita collocava all'inizio della sua comunicazione. Io credo che la collega non metta a fuoco il vero bisogno di questo movimento. Ciò che necessita a tutti noi che contestiamo l'operato di forzitalioti, nazialleati, leghisti e feccia consimile -in Piazza Navona hanno tirato fuori anche le squadre di picchiatori che i buonisti di turno hanno paragonato agli squadristi degli anni '70, nascondendo a sé e a tutti, invece, che ormai da diverse stagioni questi delinquenti politici stanno scorrazzando per l'Italia aggredendo impuniti militanti e sedi della sinistra e migranti di varia nazionalità-, ciò che ci serve davvero, sostengo, sono elaborazioni radicalmente critiche e oppositive a quanto si sta mettendo in atto da parte del governo contro la scuola pubblica. e conseguentemente azioni e pratiche che siano ficcanti, che come omerica freccia scoccata contro proci famelici affondino in profondità nelle carni delle politiche di massacro dei diritti che questa dirigenza autoritaria e reazionaria costruisce giorno dopo giorno. Da molte parti si è udita l'affermazione che ci si troverebbe di fronte ad fenomeno di tipo fascista -Asor Rosa nei primi giorni di agosto addirittura riabilitava la 'rivoluzione fascista' storica pur di sottolineare la natura ancor più pericolosa di quel fenomeno rappresentato dall'attuale governo, sicario della scuola a nome e per conto dei poteri forti confindustriali e finanziari -all'inizio di settembre, con un tempismo strabiliante Bankitalia (S.p.a.) attribuiva lo sfascio della scuola agli insegnanti demotivati e desiderosi di cambiare frequentemente sede ed insegnamento. Se così è, allora che si agisca con la necessaria vigoria sociale e politica. Si scelgano azioni che disarticolino il potere di questo governo che, se parafascista, è anticostituzionale -per quel poco che ormai vale la Costituzione, tanto per i governisti destri quanto per quelli sinistri (o sedicenti tali). E siccome tutte le leggi di questo governo -e non solo quelle ad personam, come sostiene il destro Travaglio- sono inique, la nostra azione deve essere sempre più 'fuori legge'. E non serve affatto essere violenti né tanto meno terroristi per agire in modo insubordinato e disobbediente. Si cominci a non dar più retta ai lacci in cui è stato obbligato il diritto di sciopero con gli accordi sottoscritti all'inizio degli anni '90 da padroni, Stato e sindacati concertativi di Stato. Si prendano i luoghi di lavoro e qui si aprano ambiti di discussione e di cultura aperti a studenti, genitori, cittadini e a tutti quelli che hanno a cuore un sistema dell'istruzione che sia agibile per tutti, come afferma la Costituzione, senza ostracismi dovuti al pensiero, alla religione, alla razza, alla condizione sociale e quant'altro la destra, che altri, non io, hanno definito pericolosa e fascista, sta propagandando. Se questo ci porremo come obbiettivo, allora la visibilità, anche se non cercata, sarà assolutamente garantita. Diversamente la troveremo solo facendo spettacolo, ma a questo Berlusconi e lacché vari sono abituati, essendo loro in possesso di molti strumenti con cui mettere in scena lo spettacolo. E così facendo non li infastidiremo neanche un po'.

Brunello Fogagnoli

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «La controriforma dell'istruzione pubblica»

Ultime notizie dell'autore «Brunello Fogagnoli, comunista»

5432