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Il diploma

Il diploma

(3 Ottobre 2012) Enzo Apicella
Diaz: la Cassazione deposita le motivazioni della sentenza che condanna 25 poliziotti tra cui Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine.

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(Verità e giustizia per Genova)

Diaz, uno scandalo italiano

Genova, sentenza Diaz: la fine dell’illusione della democrazia.

(16 Novembre 2008)

Con questa sentenza sono terminati molti sogni, molte illusioni. Anche per chi, come me, non nutriva nessuna fiducia in un sistema giudiziario che geneticamente non può essere “giusto”, comunque è stato un colpo. Un duro colpo.

Ma con questa sentenza sono sicuramente state uccise altre due illusioni: quella di uno Stato fatto di principi inviolabili e uguali per tutti e quella dell’oggettività come momento ineliminabile nel definire le responsabilità.

A Genova c’erano migliaia di telecamere, di macchine fotografiche: è stato tutto registrato e ripreso, dalla ridicola impunità dei devastatori fino al pestaggio di gente inerme, giovani, anziani, pacifisti a mani alzate!

Dentro alla Diaz non c’erano telecamere, ma fuori si.
Decine di vittime, diventati testimoni del crimine commesso su loro stessi, che hanno raccontato tutti la stessa cosa: una aggressione a freddo ingiustificata.
Le immagini dei feriti terrorizzati.
Le immagini delle istituzioni, dei deputati trattenuti fuori dalla Diaz da una polizia cilena.
La presenza fuori dalla scuola dei vertici della polizia Gratteri e Luperi, assolti come se fossero stati altrove. Come se avessero un alibi di ferro. Assolti anche se, scandalosamente, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Le testimonianze di qualche funzionario (Fournier) che ha definito una macelleria quello che è accaduto.
Le NON testimonianze di alti dirigenti e funzionari dello stato che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
L’accertato (e consueto) tentativo di costruire prove artefatte (le molotov e le spranghe) per incastrare degli innocenti e giustificare quello che comunque non sarebbe stato giustificabile.
La copertura attuata dall’apparato di polizia a tutti i livelli per difendere i colleghi, fino alla accertata falsificazione di prove e verbali.
Le intercettazioni telefoniche che coinvolgono l'ex capo della polizia De Gennaro, colto a istigare una falsa testimonianza.

Tutto questo non è bastato. Tutto il mondo è a conoscenza di quello che è accaduto in quella scuola, ma questa conoscenza non è stata sufficiente per decretare delle responsabilità.

In quella scuola non sono state prese a calci solo le facce di decine di ragazze e ragazzi, ma anche la Costituzione di questo paese. Ma anche i diritti fondamentali dell’Uomo. In quella scuola dei criminali in divisa hanno praticato una violenza ingiustificata. E tutto questo resterà impunito.

Con questa sentenza è morta la Verità. Non sarà più importante da domani sapere con certezza documentale come sono andate le cose. La Verità sarà ininfluente, non conterà più nulla.

L’enorme potere della Rete, di internet, si sgonfia di colpo. Questa interconnessione di idee e di conoscenze è azzerata, perché il potere riconosce solo la sua verità. E questo potere è armato di manganelli, omertà, ferocia e odio.

E adesso?

Adesso, dopo quasi vent’anni di illusione istituzionale, dove tutti hanno voluto credere al miraggio di una Giustizia in grado di raddrizzare le sorti di un Paese alla deriva, adesso rimane solo, di nuovo, un’unica strada: riappropriarci dei nostri pensieri e ritornare alla Politica, ma una politica militante, fisica.
Perché da oggi non c’è più giustizia, non c’è più una istituzione, uno stato che può difenderci in nome di principi e valori comuni e condivisi. Da oggi se non vogliamo essere presi a calci in faccia sarà necessario attrezzarsi alla difesa.

Le vittime dell’aggressione, per difendersi, avrebbero potuto solo chiamare la polizia, ma la polizia era già là: a chi chiedere aiuto dunque? C’era solo la speranza della Giustizia, che doveva venire perché tutto quello che è accaduto era troppo… troppo feroce, troppo assurdo, troppo ingiustificabile, troppo evidente.

Ma ora che anche l’ultima speranza è caduta a chi chiedere aiuto se non a noi stessi?

Ognuno deve ritornare a giudicare con la propria testa e non più delegare chi non è in grado di valutare la Realtà perché, per chi ancora non se ne fosse accorto, il giudice e l'assassino mangiano alla stessa tavola.

La strada è lunga e pericolosa, ma non ce ne sono altre. A meno di non preferire il ritorno alla condizione di sudditi, dove i regnanti e i loro sgherri hanno diritto di vita e di morte sulle persone.

Riprendiamoci noi il diritto di vita e di morte verso questo Stato e chi lo incarna, perché se lo Stato smette di servire le persone diventa solo un potere cieco e feroce e non ha più un solo motivo di esistere.

Piero

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