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Che Guevara

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(10 Ottobre 2008) Enzo Apicella
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C’è del buono in Danimarca

Report sul 2° congresso del Partito Comunista

(28 Novembre 2008)

Dal 14 al 16 novembre si è tenuto a Copenaghen il 2° congresso nazionale del Partito Comunista di Danimarca al quale abbiamo partecipato su esplicito invito dei compagni danesi con i quali abbiamo sviluppato negli anni intense e costruttive relazioni di scambio di informazioni, analisi e collaborazione politica. Durante gli anni il responsabile delle relazioni internazionali del PC danese Sven Tarp ha partecipato più volte a conferenze e assemblee organizzate in Italia dalla Rete dei Comunisti, mentre alcuni anni fa un loro compagno attivo nel movimento di solidarietà con il popolo palestinese ha partecipato ad un’iniziativa organizzata a Roma sul tema dell’analisi del ruolo della sinistra palestinese nella lotta di liberazione di quel popolo.
Al congresso hanno partecipato anche rappresentanti di altre forze politiche comuniste ed anticapitaliste: l’ambasciatore di Cuba (il PC danese anima insieme ad altri soggetti politici l’associazione nazionale di solidarietà con Cuba, che tra l’altro ha avviato così come abbiamo fatto noi una raccolta di fondi per i danni provocati dagli uragani) e quello del Venezuela; i delegati del Partito Comunista Svedese, del Partito Comunista dei Popoli di Spagna, dell’Alleanza Rossa della Norvegia, del Partito del Lavoro del Belgio (PTB), dell’organizzazione Iniziativa Comunista dell’Austria. Non è riuscito ad arrivare il rappresentante del Polo per la Rinascita Comunista Francese a causa di uno sciopero “selvaggio” indetto dai lavoratori di Air France.

Il Partito Comunista (Danimarca) è una formazione politica nuova, fondata due anni fa dalla confluenza di una parte consistente del Partito Comunista in Danimarca e del Partito Comunista di Danimarca Marxista Leninista; il primo congresso, due anni fa, è stato il frutto di ben 3 anni di colloqui e negoziati tra le due forze politiche preesistenti con l’obiettivo di invertire il processo di disgregazione del movimento comunista (in un paese in cui lo storico Partito Comunista fondato nel 1919 ha deciso anni fa di sciogliersi nell’Alleanza Rosso-Verde). Purtroppo una parte minoritaria del comitato centrale del Partito Comunista in Danimarca ha deciso pochi mesi prima del congresso di unificazione di non aderire al nuovo progetto politico, mantenendo quindi una sigla che però nel panorama politico danese è ormai completamente residuale dato che la maggior parte dei suoi quadri militanti, operai e giovani sono entrati nel nuovo partito e durante l’ultimo congresso sono stati promossi a numerosi incarichi di responsabilità (processo valutato molto positivamente dai compagni).

Al Congresso hanno partecipato 69 delegati votati dalle strutture territoriali, con un’alta percentuale di donne e di giovani. I compagni invece valutavano negativamente lo scarso appeal rispetto alle comunità immigrate, che rappresentano meno del 2% degli iscritti e che non avevano espresso nessun delegato al congresso nazionale.
La discussione è stata basata sulla valutazione di un documento presentato dalla Segreteria uscente che:
- analizzava positivamente il processo di integrazione delle due organizzazioni all’interno del nuovo partito pur rilevando la necessità di ampliare il confronto sulle diverse culture politiche e modalità di funzionamento che caratterizzano i militanti provenienti dalle due diverse esperienze (un tema interessante e centrale anche nel processo di integrazione delle strutture e dei compagni che stanno dando vita alla Rete dei Comunisti)
- chiedeva uno sforzo di analisi rispetto alla necessità di integrare maggiormente i militanti che agiscono prevalentemente nel movimento operaio e sindacale e quelli che invece dirigono le strutture territoriali e strettamente tematiche
- riconosceva con soddisfazione l’aumento dell’autorevolezza del partito nel panorama politico e sociale, oltre che di influenza all’interno del sindacato. In Danimarca esiste per legge e per tradizione un solo sindacato all’interno del quale non sono ammesse correnti; l’influenza delle diverse opzioni politiche si esercita in sede di elezione dei dirigenti sindacali di territorio e di settore. Negli ultimi anni esponenti del PC danese sono stati eletti al vertice di numerose federazioni territoriali e di alcune federazioni di settore ed hanno ampliato la loro influenza in settori tradizionalmente ostili come la scuola. In Danimarca l’80% circa del totale dei lavoratori sono iscritti al sindacato, con punte del 95% in alcuni comparti, il che aumenta enormemente la capacità contrattuale della classe lavoratrice e fa del sindacato un agone centrale all’interno della battaglia politica generale. Nonostante ciò alcuni interventi di delegati hanno evidenziato la difficoltà dei lavoratori danesi a percepirsi come “lavoratori” e a porsi socialmente e politicamente come tali. Prevale una auto-definizione in quanto “cittadini” che però cozza sempre più con un contesto politico, istituzionale e normativo all’interno del quale le possibilità di incidere è sempre minore. A significare l’influenza del PC nel sindacato il fatto che il congresso si è svolto in una sede sindacale concessa a titolo gratuito, mentre anche la festa del sabato sera tra tutti i delegati è stata ospitata in un’altra sede sindacale, anche qui gratuitamente. L’influenza del partito è aumentata da quando ha intrapreso una battaglia dentro il sindacato contro gli aumenti spropositati per i salari dei dirigenti sindacali.
- E’ stata confermata la centralità nel programma politico del Pc danese della battaglia contro l’adozione dell’Euro e contro il rafforzamento istituzionale e militare dell’Unione Europea. In una lunga conversazione che ho avuto con il segretario del partito, Jørgen Petersen (riconfermato) ho avuto modo di appurare una sofisticata analisi sulla competizione globale, sui pericoli di un rafforzamento dell’imperialismo europeo, una concezione secondo la quale la lotta frontale e di massa contro l’UE non può non tener conto che comunque i processi di integrazione a vario livello guidati da una parte importante delle borghesie europee hanno fatto dello “spazio europeo” un contesto irrinunciabile e obbligato della lotta di classe e quindi dell’azione dei comunisti in ogni paese del continente, fermo restando l’importanza, accresciuta anche dalla crisi economica, dell’ambito nazionale come argine all’imposizione dei progetti imperialisti. Contro le politiche imposte centralmente da Bruxelles il PC agita la parola d’ordine della difesa del “modello danese” basato sul welfare, sull’alto tasso di sindacalizzazione, sulla gratuità completa di un sistema di istruzione interamente pubblico, sul contratto collettivo e nazionale di lavoro. L’anno scorso il partito ha partecipato attivamente alle mobilitazioni di insegnanti e genitori contro il piano governativo di tagli all’istruzione elementare e materna, imposto ai paesi dell’UE dall’accordo di Bologna del ’99 tra i vari ministri europei dell’istruzione. I danesi vanno fieri di un modello di istruzione per l’infanzia che insieme a quello di “Reggio Emilia” è valutato come il migliore a disposizione in Europa e viene copiato da decenni in tutto il mondo (la Gelmini non ha inventato nulla!).
- Rispetto alla crisi internazionale si è ribadita la lettura marxiana come crisi di sistema, in opposizione ad una lettura di moda anche nella sinistra alternativa oltre che tra i socialdemocratici secondo la quale saremmo di fronte semplicemente al fallimento di una economia eccessivamente finanziarizzata alla quale occorrerebbe rimediare attraverso un nuovo new deal e l’intervento pubblico nei settori dell’economia in difficoltà. Il documento valuta il contesto politico e sociale creato dalla crisi internazionale del capitalismo e dal declino dell’impero USA come preoccupante dal punto di vista dell’aumento delle possibilità di una guerra su scala globale e dell’affermazione di un movimento reazionario di massa, ma anche irripetibile e importante per le nuove possibilità che offre a un soggetto politico anticapitalista e comunista in grado di svolgere un ruolo di analisi della realtà e indicazione di una via di uscita dalla crisi in termini di rottura con l’attuale sistema nel momento in cui questo non appare più così scontato e giusto agli occhi di fette crescenti della popolazione. Alcune sollecitazioni e riflessioni in questo senso che avevo espresso nel mio intervento di breve saluto al congresso sono state raccolte esplicitamente sia nell’intervento del segretario del partito che in quello del responsabile delle commissione internazionale.
- Il congresso ha ufficializzato per ora la decisione di non costituire una organizzazione giovanile separata e di integrare i giovani militanti nelle strutture del partito. I giovani del partito operano all’interno di un’associazione studentesca di sinistra in cui ci sono anche i simpatizzanti delle altre frazioni comuniste e socialiste di sinistra. Alcuni militanti del PC sono ancora sotto processo e hanno scontato settimane o mesi di prigione per aver partecipato attivamente alla vera e propria battaglia scatenata un anno fa nelle strade di Copenhagen da migliaia di giovani e lavoratori contro le forze di polizia impegnate nello sgombero e nella demolizione di una storica sede della “Casa dei Giovani”. Altri militanti del partito hanno ancora a che fare con le disposizioni in materia di legislazione “antiterrorismo” per aver sviluppato negli anni scorsi una campagna di solidarietà con la resistenza palestinese e quella colombiana; dopo esser stati accusati di sostenere con la loro attività – raccolta di fondi, affissione di manifesti e vendita di magliette - delle organizzazioni terroristiche, hanno in realtà coinvolto numerose associazioni e strutture politiche, sindacali e sociali in una campagna per la libertà di pensiero e manifestazione che ha costretto la magistratura a compiere una parziale marcia indietro rispetto alle accuse iniziali. Al congresso sulla diminuzione degli spazi democratici è intervenuto un rappresentante del collettivo “Rebellion” al quale aderiscono anche militanti del Partito Comunista.
- Il congresso ha confermato la scelta che il Partito Comunista danese non aderisca all’Alleanza rosso-verde così come invece sollecitato da questa formazione politica oltre che da alcuni militanti del partito; nata come coalizione politico-elettorale tra partiti e organizzazioni che avrebbero dovuto rimanere sovrani, negli anni l’alleanza si è trasformata in un soggetto politico unitario all’interno del quale le opzioni anticapitaliste hanno perso smalto e autonomia. Decisa la permanenza della proibizione della doppia tessera, mentre invece è stata ribadita la collaborazione tra PC e Alleanza a livello territoriale e nazionale quando possibile e comunque in un rapporto tra formazioni politiche indipendenti e sovrane.

Oltre ad una importante occasione per scambiare valutazioni sulla situazione internazionale e per informare direttamente i rappresentanti di Cuba e Venezuela, la nostra partecipazione al congresso del PC ci ha permesso anche di conoscere una realtà poco diffusa tra le forze politiche anticapitaliste europee: quella della centralità accordata alla comunicazione di massa.
Infatti il Partito Comunista danese può contare su un quotidiano che esce cinque volte a settimana con una diffusione non disprezzabile per un paese che conta solo sei milioni di abitanti. Dal martedì al sabato Arbejderen (“quotidiano dei lavoratori”) vende circa 2200 copie, arrivando a circa 7000 lettori; vi lavorano 9 giornalisti (compresi la direttrice e tre editor del partito) e il quotidiano esiste dal 1981, assorbendo circa il 60% delle risorse economiche a disposizione e potendo contare solo su un parziale rimborso delle spese di spedizione dei giornali distribuiti in abbonamento. La maggior parte degli articoli vengono postati ogni giorno sul sito del giornale ‘in chiaro’ e vengono letti da altre migliaia di persone che non comprano il giornale. Il quotidiano accetta inserzioni pubblicitarie esclusivamente di associazioni, periodici e organizzazioni di sinistra, oppure di agenzie di viaggi che lavorano prettamente sull’America Latina in collaborazione col partito. Sul sito del partito invece esiste un doppio livello: uno pubblico aperto a qualsiasi utente, ed un altro al quale si accede con una password distribuita solo ai militanti che possono così avere a disposizione documenti interni, agende di lavoro e un bollettino interno mensile.

Marco Santopadre
Direttore Radio Città Aperta

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