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(30 Luglio 2011) Enzo Apicella

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Crisi: il rimedio e’ peggiore del male

(9 Dicembre 2008)

I provvedimenti che i governi stanno prendendo per “tamponare” la crisi se da un lato sono iniqui, dall’altro sono inutili. Questo vale per gli USA come per l’Europa e particolarmente per l’Italia.

Il risultato sarà che , quand’anche si uscisse dalla crisi, il lavoratori e le loro famiglie risulteranno più deboli mentre chi detiene la ricchezza la manterrà al minimo intatta.

I provvedimenti del governo italiano si muovono infatti nella seguente direzione:
Sostanziali finanziamenti alle banche affinchè sostengano oltre alla piccola e media impresa anche il consumo delle famiglie. Ciò in buona sostanza significa sollecitare le famiglie all’indebitamento in modo da continuare ad essere condizionate dalla speculazione sui tassi di interesse che adesso vengono abbassati ma che sicuramente risaliranno. E tutto senza contropartita perché le banche che in questi anni, attraverso la speculazione finanziaria , hanno realizzato ingenti ricchezze proprio sulla pelle dei lavoratori ed anche delle piccole e medie imprese specie quelle a conduzione familiare , non sono chiamate se non in minima parte – per volontà del governo – a pagare i costi della crisi da loro stesse determinata;

Nemmeno le imprese che fino a poco tempo fa sono state destinatarie di grossi profitti, in grande misura ottenuti attraverso il lavoro precario, i bassi salari e il lavoro nero e, in molti casi, l’evasione o l’elusione fiscale,non sono chiamate a pagare i costi di questa crisi perché in concreto la stanno scaricando sulla pelle dei lavoratori attraverso la cassa integrazione e la mobilità;

Riduzione dello stato sociale persino distraendo fondi dallo stesso per destinarli appunto alle banche. Altro non significano i tagli dell’ultima finanziaria alla scuola pubblica ma non a quella privata, alla sanità, all’ambiente, alla cooperazione internazionale ma non alla guerra

In luogo dello stato sociale ci cerca di realizzare lo stato assistenziale. Da qui i provvedimenti come la “social card” o i bonus peraltro assai limitati nel contenuto e nella platea dei fruitori.

Se il buon giorno di vede dal mattino, si capisce anche come il “nuovo modello di sviluppo” che da destra , ai liberali ai riformisti – quest’ultimi che attualmente egemonizzano l’opposizione - non è che una frase dietro la quale si nasconde la volontà di ritornare come prima dove speculazione e mercato incontrollato e globale continuino a fare da padroni.

La svolta dunque prima che essere economica deve essere politica e per essere tale deve fondarsi sull’esigenza di realizzare una nuova società basata su valori, priorità e con protagonisti diversi, il principale dei quali è la classe lavoratrice. In poche parole una società socialista.

Lucio Costa
Movimento per la Costituente Comunista (Padova)

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