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    Metà Abruzzo non va a votare

    Il governatore al Pdl col 48% della metà dei voti degli abruzzesi

    (16 Dicembre 2008)

    Mega astensione alle elezioni regionali d'Abruzzo. Vince il centrodestra. In serata arrestato il sindaco di Pescara, e segretario regionale Pd, Luciano D'Alfonso

    Un profondo vallone fra politica e società è stato scavato in Abruzzo.
    Lo si evince dal tasso di non voto che è superiore al 47%.
    Se si aggiungono poi schede bianche e nulle o annullate, in Abruzzo metà degli elettori ha deciso di lasciar perdere.
    Una sorta di "ma tanto sono tutti uguali" che ha finito per lasciare la decisione sul governatore della Regione in mano ad una minoranza dei cittadini.

    Sono stati infatti 295.371 coloro che hanno votato per Gianni Chiodi, il candidato eletto del Pdl, con uno scarto di circa 37.000 voti su Carlo Costantini, candidato Idv del centrosinistra.
    In sostanza i voti dei due candidati maggiori, sommati, non rappresentano la metà dell'elettorato abruzzese.

    E allora di chi la vittoria? Di nessuno, o forse si, di chi preme per una democrazia limitata, dove pochi scelgono per tutti e le oligarchie di pochi partiti, due, meglio ancora se unico poi, dispongono chi e dove.
    E la gente? La gente è stanca di farse, di promesse, di programmi e di dover, chiunque vada al governo, tirare la cinghia e sentirsi dire di dover fare sacrifici da chi guadagna, in Abruzzo, 7200 euro al mese per stare seduto in Consiglio Regionale per lo più a fare danni.

    Non a caso, poi, gli eletti sono sempre loro con una grossa quantità di trasformisti, sia a destra che a sinistra, personaggi che hanno danzato con grandissima indifferenza fra destra e sinistra da almeno un ventennio.
    Una disfatta della democrazia, della partecipazione ma anche della dignità di un popolo.

    Prima offesa dalle vicende dello scandalo della sanità, poi vilipesa da una campagna elettorale infinita nella quale non v'è mai stata certezza di legalità, poi oltraggiata dalle frasi di Ottaviano Del Turco novello martire della magistratura pronto a ricandidarsi con la destra, poi strapazzata da ujn astensionismo degno dei peggiori momenti della storia americana e, infine, nella notte di ieri, definitivamente affossata dall'ennesimo arresto eccellente: il sindaco di Pescara e segretario regionale del Pd Luciano D'Alfonso arrestato con accuse di corruzione, concussione e truffa ai danni della pubblica amministrazione.

    Sarà colpevole, sarà innocente? Questo lo stabilirà il processo e non noi.
    Sta di fatto che, politicamente, l'Abruzzo non esiste più.

    Pierluigi Palladini

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