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Che Guevara

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Comunisti uniti e associazioni per la costituente comunista

Resoconto della riunione nazionale tenutasi a Roma (Sala sindacale Stazione Termini) il 14 dicembre 2008

(19 Dicembre 2008)

Alla riunione nazionale di gruppi locali di “Comunisti Uniti e associazioni per la costituente comunista”, che abbiamo convocato il 14 dicembre, sono intervenuti decine di compagne e compagni che hanno affollato la sala sindacale della Stazione Termini. Tra loro molti dei promotori e firmatari dell’appello, insieme ad alcune altre associazioni, provenienti da diverse regioni: Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo, Lazio, Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia.

La grande maggioranza dei compagni intervenuti (di seguito il resoconto dettagliato), molti dei quali a nome di coordinamenti unitari Comunisti Uniti delle proprie regioni, ha condiviso l’idea che è stato un errore politico l’abbandono dell’appello “Comuniste e Comunisti: Cominciamo da noi” nonostante le pressioni in senso contrario della maggior parte del variegato “popolo comunista” che vi aveva massicciamente aderito.

D’altronde opinione largamente condivisa è stata che non si ritengono affatto esaurite le ragioni di fondo di quell’appello, perché queste non erano limitate né subordinabili a necessità contingenti come il congresso di partito o la volontà di dare un segnale di vita “identitario” di fronte al recente tracollo alle elezioni di aprile. Le ragioni sono più profonde e strategiche.

Oggi più che mai appare necessario riprendere e rilanciare un percorso di riconnessione delle idealità e della progettualità dei comunisti nel nostro paese con il sentimento diffuso della classe lavoratrice e della massa di sfruttati. Ancor più di fronte al dispiegarsi degli effetti devastanti di questa crisi strutturale del capitalismo e alla rinnovata arroganza di una Confindustria sostenuta dall’azione del governo Berlusconi tesa a schiacciare sempre di più il costo del lavoro nel tentivo di arrestare la progressiva caduta dei margini di profitto delle imprese. Senza considerare la necessità per le grandi aziende del capitalismo nostrano di aumentare la propria competitività internazionale e del suo ruolo militari.

Per governare questa fase si va affermando un sistema bipartitico/bipolare del governo del capitalismo di fronte al quale le masse salariate non hanno di fronte nessuna alternativa reale di sistema.

I fatti degli ultimi mesi lo stanno a dimostrare. I progetti di “unità delle sinistre” sono esterni ai movimenti di lotta, il PD (sempre più semplice “altra faccia della medaglia” della governabilità) è impantanato tra divisioni interne e coinvolgimento negli scandali del malaffare nella gestione del potere. Gli unici sussulti del consenso di Berlusconi nel paese sono stati provocati dagli scioperi, dalle lotte e dalle manifestazioni di questo periodo.
Di fronte a questo panorama c’è lo spazio, quindi, per riconquistare un’unità e un’autonomia del movimento comunista in maniera totalmente alternativa al PD e al di fuori di progetti liquidazionisti e “arcobalenisti” già dimostratisi fallimentari. Su questo non sembrano credibili soluzioni dettate da escamotage politicisti o “fusioni a freddo” promosse da parte di quei gruppi dirigenti dei due partiti comunisti ex-parlamentari che hanno sostenuto la scelta della Sinistra Arcobaleno.

D’altronde, la convinzione diffusa è che non ci sarà un fronte largo di opposizione alle politiche capitalistiche - e non ci sarà un progetto di reale alternativa al capitalismo ed ai suoi governi - senza un Partito comunista credibile, radicato nel conflitto ed all’altezza dei tempi e dei compiti.

Queste le ragioni principali di un rilancio del progetto di Comunisti Uniti in questa fase. Da questo occorre, secondo noi, ripartire. Per farlo, come recitava un recente editoriale della rivista “Gramsci Oggi”, bisogna trasformare l’appello “comuniste e comunisti: cominciamo da noi” in un grande movimento nazionale verso la “costituente comunista”.

Pur nella diversità di alcune posizioni e con alcune differenziazioni, l’atteggiamento prevalente nella riunione del 14/12 è stato, infatti, quello di tentare di raccogliere lo spirito unitario e aperto dell’appello “Comunisti Uniti”, senza l’esclusione pregiudiziale di nessuno e senza settarismi, senza delega in bianco a nessun gruppo dirigente, per dare una spinta alla costruzione di un percorso organizzativo verso la ri-costruzione di un Partito Comunista degno di questo nome nel nostro paese.

E’ stato riconosciuto che “Costituente è percorso dei comunisti” e non di una generica sinistra, pur essendo fondamentali le alleanze ed i fronti di lotta per organizzare le classi subalterne (con la classe dei lavoratori salariati al centro) e pezzi interi della società nella mobilitazione anticapitalista: la riunificazione dei comunisti o passa da un programma autonomo, da un’indipendenza ideologico-culturale e da una soggettività comunista che riconnetta, anche a livello di sentimento di massa, le idee e le prospettive del socialismo e del comunismo nel XXI Secolo, oppure verranno ripetuti all’infinito gli errori del passato quando è stato fin troppo palese il ruolo subalterno dei comunisti (appoggio ai governi filo-padronali e “neo-liberisti” dei Padoa-Schioppa e dei Dini; governismo a tutti i livelli ed a tutti i costi; liquidazione del patrimonio storico del movimento comunista; creazione della Sinistra Arcobaleno e di progetti subalterni;, ecc…).

Per questo non intendiamo la costituente dei comunisti come un movimento “alternativo” alla presenza dei comunisti in questa o quella componente comunista organizzata - sia all’interno di PRC e PdCI che al di fuori – o che alluda allo scioglimento immediato di queste. Anzi, tale movimento dovrebbe comporre nel tempo un’area politica trasversale modernamente comunista con un saldo impianto anticapitalista ed antimperialista e che possa rafforzare l’obiettivo comune del Partito per tutte le comuniste ed i comunisti ovunque collocati. Occorre costruire, quindi, strutture “trasversali” (le famose “case comuni”) a doppia appartenenza che rafforzino, e non indeboliscano, il lavoro di ciascuno. Intendiamo questa “casa comune”, proprio come dicevamo nell’appello, come strumento transitorio per la fase aperto ai compagni del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia.

In questa ottica ci sembra sensata, e sosteniamo, la proposta di un rilancio nazionale dell’appello e della sua progettualità unitaria a partire dal gruppo dei primi 100 promotori, che all’epoca della sua uscita, hanno messo la faccia e hanno esposto la propria credibilità politica. Devono essere alla pari e funzionare da garanti e stimolo alla diffusione nazionale del progetto.
I promotori presenti a questa riunione si mettono a disposizione da subito per la convocazione di un incontro ad hoc.

Questo rilancio non deve però avere più tempi biblici, o subordinati al volere di questa o quella area politica. L’incontro nazionale dei cento promotori è opportuno che avvenga nel più breve tempo possibile, agli inizi del nuovo anno (si propone entro la fine di febbraio) che si prevede come un prolungamento dell’autunno caldo con chiusure aziendali, cassa integrazioni e licenziamenti di massa.
La maggioranza dei compagni e delle compagne presenti alla riunione nazionale del 14 dicembre a Roma, promotori e firmatari dell’appello, chiedono che venga basato il progetto sulla parità dignità di tutti i partecipanti e sul radicamento territoriale. Su quest’ultimo elemento si propone la costituzione a breve di un coordinamento nazionale dei gruppi di Comunisti Uniti di ogni Provincia e Regione.

Nel frattempo, ogni gruppo territoriale presente alla riunione (e la proposta è estesa ai gruppi non presenti e a quelli che si formeranno prossimamente) dovrà formulare delle prime proposte sui tre terreni di lavoro che, ad oggi, sembrano emergere nel dibattito nazionale:

1) La questione politica. Gruppo dei promotori; coordinamento nazionale; gestione del sito come vera bacheca di tutte le iniziative nazionali e locali; relazione con altre forze comuniste non coinvolte nel progetto.
2) La questione sociale. Unità e lavoro sindacale; movimenti e conflitti sociali, ambientali, studenteschi.
3) La questione culturale. Coordinamento delle pubblicazioni, riviste, iniziative editoriali; convegni, conferenze, elaborazioni teoriche.

In attesa di tali proposte (aperte ovviamente, sul piano dell’azione, anche a quelle associazioni e organizzazioni comuniste che non intendessero contribuire al rilancio dei Comunisti Uniti) sono emersi già alcuni terreni di lavoro comune possibili:

- la campagna nazionale per la difesa ed il rilancio del CCNL promossa da alcuni gruppi di delegati RSU e attivisti di differenti sigle sindacali e che (un pò come la promozione della manifestazione nazionale alla Thyssen del 6 dicembre a cui abbiamo contribuito) ha raccolto già oltre 200 adesioni;
- la preparazione di una conferenza nazionale dei lavoratori comunisti (ovunque collocati politicamente, ma anche sindacalmente) con l’obiettivo di mappare e raccordare le forze dei comunisti che intervengono nella classe;
- l’appoggio alla proposta di creare un circuito culturale marxista che a livello nazionale coordini gli strumenti già esistenti (case editrici, pubblicazioni, riviste, siti) formulata dai compagni Sergio Manes, del cantiere per la costituente comunista di Napoli (e della casa editrice “La Città del Sole”), e di Andrea Catone, del Centro Studi sui Problemi della Transizione al Socialismo e del PRC di Bari. Faremo girare bozza della proposta Catone-Manes e prime iniziative in cantiere (come la pubblicazione di un libro sui fatti della Thyssen e sulle morti per il profitto dei padroni scritta in prima persona da compagni operai).

Su tutto questo i presenti rilanciano palla e proposte agli altri promotori dell’appello e agli altri gruppi locali di Comunisti Uniti mettendoci a disposizione da subito.

Roma, 14 dicembre 2008

Chi intendesse ricevere la sintesi dettagliata di tutti gli interventi può richiederla via mail a: comunistiunitilazio@gmail.com

Comunisti Uniti Lazio

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