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(5 Agosto 2011) Enzo Apicella

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La crisi economica e sociale. Alcune proposte dei COBAS

(16 Gennaio 2009)

La crisi economica è sempre più grave e incalzante.

Lo dimostra la dinamica dei licenziamenti, già esplosa negli ultimi mesi del 2008 e che produrrà entro il prossimo semestre la perdita del posto di lavoro per più di 500mila lavoratori; l’aumento del numero delle ore di cassa integrazione di circa il 550%; la perdita netta di salario, anche intorno al 70% per i dipendenti di imprese dove la riduzione delle ore lavorate non è stata nemmeno coperta dall’indennità di cassa integrazione, perché per loro non prevista dalla legge.

La crisi determina poi il drastico calo dei consumi delle famiglie (anche per il pesante aumento dei prezzi, per il rincaro delle spese sanitarie; per la perdita senza precedenti di potere di acquisto subita dalle retribuzioni e dalle pensioni); in Italia le ripercussioni sociali assumono dimensioni peggiori che in altri paesi europei.

Metà dei lavoratori nel settore privato sono privi di ammortizzatori e in caso di licenziamento sono sprovvisti anche di cassa integrazione, ragion per cui il primo obiettivo è estendere a tutto il mondo del lavoro (inclusi i precari, gli atipici, i tempi determinati…) la cassa e gli ammortizzatori sociali

Con la cancellazione, 16 anni fa, della scala mobile è venuto meno l'adeguamento automatico, anche se parziale, di retribuzioni e pensioni al costo della vita, mentre i successivi rinnovi contrattuali sono stati tutti al ribasso: così abbiamo perso migliaia di euro, che sono andati a incrementare i profitti delle aziende e gli stipendi dei managers, sempre in crescita continua.

Da qui, la nostra proposta di una nuova scala mobile.

Ma guardiamo anche all’ambito locale.
E' ormai appurato che metà dei lavoratori dei settori privati (circa 7milioni e 141mila, stando ai dati forniti dalla Cgia di Mestre) sono privi di quelli che vengono chiamati ammortizzatori sociali, in soldoni la cassa integrazione.

Una situazione che riguarda in particolare il piccolo e medio commercio, gli alberghi, le cosiddette cooperative e i servizi in generale, che nella nostra provincia presentano numerose situazioni critiche.

A fare fronte alla crisi economica non saranno di certo le politiche governative ridicolmente definite “anti-crisi” (per altro la manovra del Governo è da tutti giudicata insufficiente), che non operano nessun contenimento dell’inflazione, nessun sostegno al salario, quindi nessun rilancio dei consumi, né conseguentemente della produzione, degli investimenti e dell’occupazione.

Qui, vogliamo avanzare, sul piano locale, queste proposte a favore dei lavoratori precari, nonché di quelli che abbiano perso il posto di lavoro o subìto forti tagli salariali:
- dispensa dal pagamento (o significativa riduzione) delle rette degli asili nido, delle scuole materne, del pasto scolastico e delle tasse locali (raccolta rifiuti, ecc.): obiettivi da raggiungere tramite un’intesa con il Comune (nel caso Pisano con Comune e Sepi) per dare un primo concreto supporto economico alle famiglie che si trovano in stato di bisogno;
- esenzione dal pagamento (o vera riduzione del prezzo) di prodotti, quali: assorbenti, latte in polvere e quanto ancora sia necessario per bambini sotto i 2-3 anni di vita, per acquisti in particolare presso le farmacie comunali;
- esenzione dal pagamento del ticket ospedaliero per precari, operai in crisi, disoccupati......

- istituzione di uno speciale abbonamento a tariffa ridotta per l’uso dei servizi pubblici, per esempio: quelli di trasporto urbano;
- speciali convenzioni promosse dalle istituzioni locali per l'acquisto di generi di prima necessità, per il pagamento delle utenze di acqua, gas, corrente elettrica e per il consumo gratuito di almeno un pasto al giorno presso le mense universitarie (quest’ultimo aiuto per persone particolarmente indigenti).

Di questo devono occuparsi i Governi locali e nazionali se vogliono affrontare con soluzioni drastiche la crisi economica e sociale offrendo un sostegno reale alle classi sociali duramente colpite in questi ultimi mesi

Confederazione Cobas Pisa

Fonte

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