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(16 Gennaio 2011) Enzo Apicella

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Cinque ore

(24 Gennaio 2009)

Ho letto da qualche parte che la Presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ha tentato in un incontro durato cinque anni di convincere Epifani a firmare la riforma dei contratti già accettata dalle altre confederazioni. Cinque ore alla fine delle quali Epifani ha confermato il no della Cgil.

Mi è venuto da pensare: perchè la Confindustria vuole a tutti i costi la firma della CGIL? Certamente non si tratta di una organizzazione filantropica che chiede ai possibili beneficiari della sua generosità di accettarla! Sappiamo bene come gli accordi di oggi peggioreranno le condizioni generali del rapporto di lavoro e con i meccanismi già adottati con la legge trenta si creeranno i fumus per sostanziali decurtazioni dei minimi salariali nelle regioni e nelle aziende. Inoltre avanza il processo di scardinamento dell'art.18 e dei contratti a tempo indeterminato. Oggi nasce una specie di diritto sindacale che è sopratutto diritto delle aziende alle quali bisognerà piegarsi dopo essere stati spogliati di ogni possibile tutela e possibilità di resistenza sindacale o legale.

Mi è venuto da pensare che cinquanta anni fa Giuseppe Di Vittorio intratteneva per cinque ore il Presidente della Confindustria Costa perchè aderisse ad un progetto di miglioramento della condizione dei lavoratori italiani , riconoscesse loro diritti a cominciare da un salario equo.

Oggi siamo in un universo capovolto. E' la Confindustria che ha interesse a ricevere dai sindacati quanto era stato da Di Vittorio in poi conquistato.

La cosa stupefacente e sconcertante è che riesce perfettamente nel suo scopo e non c'è obiettivo che non si sia posto che non abbia realizzato alla grande sui contratti, sui salari, sulle pensioni, su tutto.

Non solo ai lavoratori non resterà niente ma saranno impaniati come passerotti presi dall' uccellatore. Difficilmente potranno fare niente. Squadre di esperti giuslavoristi da anni introducono in tutti i decreti di Berlusconi trasformati in legge norme che rendono ai lavoratori difficile anche il ricorso alla magistratura.

Pietro Ancona
sindacalista cgil in pensione
già membro del CNEL

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