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Ventiquattro ore senza di noi

Ventiquattro ore senza di noi

(1 Marzo 2010) Enzo Apicella
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(24 Gennaio 2009)

Il dissenso non deve essere ascoltato, né avere visibilità. Queste saranno le linee guida della direttiva sulle manifestazioni pubbliche, che Maroni si appresta ad emanare. Come al solito, con la scusa di contrastare eventi come quello della preghiera davanti al Duomo di Milano, si attueranno soluzioni, che andranno a colpire i diritti di tutti i cittadini.

Ipocritamente, anteponendo la salvaguardia del «diritto di chi non manifesta di vivere la propria città» (come se fra questi non ci fossero cittadini che a loro volta, per altre ragioni, manifestano ), si proibiranno cortei presso luoghi di culto ( a Roma, per assurdo, potrebbero essere escluse persino le periferie, considerata la densità delle parrocchie ), centri commerciali, supermercati, monumenti e siti di interesse pubblico: praticamente ovunque.

L’immigrazione, anche in questo caso, diviene pretesto per il restringimento delle libertà di tutte/i e la direttiva proposta, bene si incunea nell’ambito del ddl 733 ( pacchetto sicurezza ), nel cui contesto sarebbe stata improponibile.

Con il ( di fatto ) divieto di manifestare, si è raggiunta la chiusura del cerchio, tanto più utile a gestire l’attuale periodo di crisi economica: criminalizzazione del dissenso, militarizzazione delle città e controllo sociale.

Ma questo furore securitario non nasce per partenogenesi. Le sue radici affondano nell’humus sedimentato nel corso di questi ultimi anni, che hanno visto il capitale affrontare la sua decadenza ( leggi: crisi ), violando tutte le regole del mercato del lavoro, restringendo i diritti dei lavoratori, sfruttando l’”esercito industriale di riserva” offerto dall’immigrazione, precarizzando i rapporti di lavoro, comprimendo i salari, cancellando e stravolgendo diritti contrattuali e sindacali. Obnubilato il mondo del lavoro, è stato facile, anche attraverso la lotta contro il pericolo migratorio, agire in ambito sociale favorendo ordinanze di sindaci sceriffi, implementare la cosiddetta lotta alla prostituzione ed alla violenza sessuale ( che non ha nazionalità, ma ciò, è spesso sottaciuto ), controllare l’istruzione, proibire il diritto all’abitare dove si vuole e quindi alla mobilità individuale. Tutto questo, mentre banche, impresa e rendita fondiaria vengono sostenute economicamente, lasciando l’elemosina ai cittadini, sempre più coinvolti emotivamente da false campagne terrorizzanti, con la complicità dei media e di settori politici.

Sicuramente, nell’attuale situazione, ben pochi margini di azione sono rimasti, anche perché molti, spesso, non hanno compreso o lo hanno fatto con ritardo, che la lotta all’immigrazione ha ben altri significati ( il capitale mai si priverebbe di una tale risorsa, tutto il resto è propaganda ), se non quello di operare un più vasto controllo sociale.

La crisi economica ci offre nuove opportunità per rinsaldare alleanze e trovare nuove forme di lotta, che possano unificare le diverse esigenze, contro un potere senza scrupoli.

Il 31 Gennaio, giornata contro il “pacchetto sicurezza”, potrebbe essere un inizio.

Luciano Di Gregorio
Immigrati RdB-CUB Roma

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