il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Capitale e lavoro    (Visualizza la Mappa del sito )

Moody's vivendi

Moody's vivendi

(18 Maggio 2010) Enzo Apicella
Dopo la guerra finanziaria guidata dall'agenzia di rating Moody's, in Grecia ha inizio il massacro di salari e pensioni

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Capitale e lavoro)

Per il rilancio dell’iniziativa della Rete28Aprile

(26 Gennaio 2009)

Il gruppo nazionale di continuità della Rete28Aprile del 17 dicembre ha deciso il rilancio dell’iniziativa della Rete, sia sul piano politico sia su quello organizzativo.
In questi ultimi mesi molte cose sono cambiate profondamente. La crisi economica mondiale ha reso ancora più brutale e drammatico il bivio a cui è di fronte il sindacato italiano: essere complici delle scelte del governo e della Confindustria, come chiede esplicitamente il Libro verde di Sacconi, oppure scegliere una strada di conflitto dura e difficile, ma indispensabile per salvare indipendenza e democrazia.
Manca ancora un’analisi e una valutazione precisa della portata della crisi. Tutte le diagnosi oscillano tra un catastrofismo estremo, che rischia di avere l’effetto opposto, cioè di rendere meno grave e meno comprensibile la situazione, e una minimizzazione, fino all’ottimismo di Berlusconi, che è fuori dalla realtà. Come Rete intendiamo approfondire le ragioni della crisi, ci prendiamo l’impegno di costruire un seminario economico con economisti chiaramente schierati su un fronte di critica radicale al capitalismo.
In ogni caso è già chiaro che i cambiamenti di indirizzo nelle politiche economiche dei principali governi, soprattutto con l’enorme quantità di capitali pubblici posti a sostegno delle imprese, non comportano e non intendono realizzare un cambiamento sociale. Precarietà, bassi salari, concorrenza tra i lavoratori e distruzione dei diritti restano i capisaldi delle politiche economiche, l’intervento pubblico, ove c’è, non li scalfisce. La crisi economica si aggrava anche per questo, ma è impensabile che le classi dominanti che hanno prodotto il sistema liberistico mondiale siano in grado di produrre un autoriforma. Si apre quindi una fase di conflitti sociali diffusi e sempre più drammatici, che potranno portare a un vero cambiamento negli indirizzi di politica economica solo quando diventeranno una piattaforma alternativa a tutte le scelte attualmente in atto. L’aggravarsi della crisi coincide poi con la ripresa dei conflitti e della guerra. L’anno si apre con il massacro dei palestinesi a Gaza e nell’impotenza e la complicità di tutti i principali governi. Il perdurare delle guerre, a cui si aggiunge la crisi, ripropone la necessità di un punto di vista globalmente alternativo a quello del capitalismo liberista. Ripropone la centralità dei movimenti di critica al capitalismo globalizzato che si sono sviluppati in questi anni. Rilancia la necessità di un profondo rinnovamento del movimento sindacale e di un suo ancoraggio a punti di vista e principi alternativi a quelli del capitalismo e della guerra. Su tutto questo, sulla necessità di una nuova piattaforma programmatica e ideale, si fonda la scelta identitaria della Rete.

La Cgil è sinora riuscita ad evitare di farsi assorbire dalla linea del patto di “complicità” che, nel sindacato, è guidata dalla Cisl. La nostra valutazione era più pessimistica nella festa della Rete di settembre. Il dibattito interno, l’atteggiamento reale dell’organizzazione, la rottura che c’era stata con la Fiom, oltre che con noi, sulla piattaforma per la riforma del sistema contrattuale, il clima interno all’organizzazione, ci facevano dire che la Cgil marciava verso l’accordo. La mobilitazione della Fiom e di altre categorie, in particolare la Funzione pubblica, l’aggravarsi della crisi, la brutalità del disegno della Confindustria e del governo, hanno progressivamente costruito le condizioni perché la Cgil si fermasse sull’orlo del baratro. Questo è un dato assolutamente positivo di cui dobbiamo essere consapevoli e che dobbiamo considerare anche un risultato di una nostra lunga e difficile battaglia.
Tuttavia essere fermi sull’orlo del baratro, cioè davanti a un accordo di concertazione disastroso, non significa ripartire. Lo sciopero generale ha segnato dei risultati positivi nelle categorie dell’industria e in alcuni settori dei servizi privati. Ma ha registrato anche un arretramento nei pubblici, nella scuola, nei servizi. Questo perché più lo scontro si farà duro e difficile, più emergeranno le debolezze reali dell’organizzazione, che poi sono i rapporti di forza reali nel mondo del lavoro. Anni e anni nei quali, anche in Cgil, si è teorizzata l’inutilità del conflitto e la necessità di trovare l’accordo a tutti i costi, non si cancellano certo con una decisione di sciopero nazionale. D’altra parte la vicenda Alitalia ha dimostrato che la Cgil dell’accordo a tutti i costi c’è ancora, anche a costo di subire un accordo umiliante per i sindacati e per i lavoratori, privo di qualsiasi utilità sociale e totalmente subalterno sul piano delle politiche industriali.
In sintesi, rimane valida la nostra analisi per cui la Cgil è a un bivio, di fronte al patto sociale fondato tra governo, Confindustria e Cisl. La Cgil si è sottratta sinora alla firma, ma ora l’alternativa è tra subire gli effetti progressivi di quelle intese oppure contrastarle, mettendo in discussione anche esperienze e pratiche dell’organizzazione.
Nella sostanza, per fronteggiare la crisi e la gestione di essa delle imprese e del governo, il sindacato della concertazione, quello che auspica un ritorno all’accordo del 23 luglio del 1993, non è più praticabile. O si va avanti sulla strada dell’aziendalismo corporativo, degli enti bilaterali che finanziano l’attività del sindacato, della rinuncia al contratto nazionale e alla sua funzione di unificazione verso l’alto delle condizioni dei lavoratori, oppure si sceglie una nuova fase di conflitto sociale. Il bivio non è solo di fronte, ma è dentro la Cgil. Esso infatti percorre le pratiche e le scelte di tutti questi anni e mette alla prova della verità un’organizzazione che si è dimostrata capace di sostenere grandi battaglie generali, ma che non è riuscita a rinnovare la pratica e la democrazia del conflitto sindacale.
Nel conflitto politico e sociale sempre maggiore centralità assume la questione dell’autonomia e dell’indipendenza del sindacato dalla politica. A maggior ragione oggi che di fronte al governo Berlusconi sta un’opposizione subalterna e inconcludente, ogni collateralismo della Cgil verso i partiti del centrosinistra, in primo luogo il Partito Democratico, sarebbe portatore di debolezza e non credibilità. Si riconferma quindi la necessità dell’indipendenza sindacale, che noi abbiamo sintetizzato nel principio: “ci possono essere governi nemici, ma non ci sono governi amici”. Su questo piano la nostra battaglia nella Cgil è ancora più essenziale che nel passato.

La nuova fase che si apre con la decisione della Fiom e della Funzione pubblica di andare alla manifestazione e allo sciopero il 13 di febbraio, ci dice che esistono nella Cgil le forze e le possibilità per costruire un’altra strategia sindacale. La Rete28Aprile sostiene fino in fondo questa iniziativa e tutto il movimento di lotta che si è costruito in questi mesi. Anche per questa scelta, nell’autunno c’è stato un appannamento dell’iniziativa della Rete: siamo stati tutti impegnati a sostenere una battaglia e una mobilitazione che ha spostato le posizioni della Cgil.
Ora però siamo al dunque. Per i padroni e per il governo, per le forze economiche dominanti, la crisi è l’occasione per realizzare una frantumazione sociale senza precedenti. Questo produce contemporaneamente, in tutto il mondo del lavoro, sia la necessità sia la paura di lottare. L’abbiamo visto nella preparazione dello sciopero, in ogni lavoratore c’è oggi una sottile linea di confine che separa la richiesta di lotte radicali, con la sfiducia e l’abbandono verso la soluzione individuale. Basta poco perché si passi da una scelta all’altra e spesso questo poco è determinato da come il sindacato si presenta nei confronti del lavoratore, dalla sua intransigenza e dal rigore, dalla sua capacità di essere convincente sulla necessità della lotta.
Qui scontiamo il massimo di crisi nell’esperienza della Cgil. Gli anni della concertazione hanno modificato il modo di pensare e di agire della struttura sindacale. Anche la Fiom, che pure resta l'organizzazione della Cgil più avanzata e più capace di conflitto, in questi anni ha subito questa deriva. Del resto quando in questi anni si sono verificate esplosioni di lotta che potevano significare l’apertura di una nuova fase di sindacalizzazione, la Cgil non è stata in grado di farle proprie e anzi, a volte, ha persino contribuito a chiuderle. Solo a Melfi nel 2004 la rivolta dei lavoratori si è incontrata con un sindacato, la Fiom, capace di stare fino in fondo sul fronte del conflitto. Ma se si pensa alle lotte degli autoferrotranvieri o, ancor di più, a quelle dei call-center, se si guarda alle lotte del commercio e a tutte le mobilitazioni nei settori dei servizi, troviamo spesso una Cgil chiusa, incapace di parlare ai giovani, ai precari, a coloro che vogliono lottare.
Ultima la vicenda Alitalia, con la rottura tra la Cgil e tutti coloro che intendevano contestare l’operazione Berlusconi-Colaninno. Tutto questo ci fa dire che il no al patto sociale Confindustria con il governo, che dobbiamo perseguire con forza da parte della Cgil, deve essere definita come una condizione necessaria, ma non sufficiente, per ripartire.

La Rete28Aprile è impegnata per una svolta: nella piattaforma, nelle pratiche democratiche, nella stessa struttura organizzata della Cgil e pensa che una nuova piattaforma sindacale e sociale sia indispensabile, a maggior ragione se si dirà di no all’accordo con governo, Confindustria e Cisl.
Per questo è indispensabile il congresso. Siamo già dentro una fase congressuale nei fatti. Per la crisi della linea politica dell’ultimo congresso, che oggi non ha più senso e anche per le manovre e le tensioni che ci sono nei vari gruppi dirigenti. La nostra posizione, a maggior ragione oggi, è quella della costruzione di un documento alternativo al sindacalismo della concertazione dentro la Cgil. Come abbiamo già detto per noi questa è la condizione imprescindibile: il documento alternativo. Siamo interessati e disponibili a realizzare questa esperienza con il più vasto fronte possibile, in primo luogo la maggioranza della Fiom e tutte le anime della sinistra sindacale, compresa quella parte di Lavoro-Società che si è battuta contro le scelte concertative della Cgil, prima della rottura con la Cisl. Siamo interessati a questo e opereremo per questo, ma diciamo con chiarezza che, nel caso in cui altre anime e componenti della sinistra sindacale scegliessero un’altra strada, noi comunque presenteremo un documento alternativo, perché lo riteniamo indispensabile per il futuro della Cgil. Le scelte del prossimo congresso devono essere chiare e rigorose e come tali vanno poste agli iscritti, anche perché così saranno nella realtà. Se Cisl, Confindustria e governo andranno all’accordo separato sul sistema contrattuale, saranno costretti a imporlo categoria per categoria, luogo di lavoro per luogo di lavoro, accordo per accordo. Allora o questa impostazione verrà contrastata in concreto, oppure la Cgil verrà progressivamente riassorbita dagli altri. Ecco allora la ragione del documento alternativo: o si cambia strada o si finisce per l’adesione silenziosa al patto sociale della complicità.
Per queste ragioni, la Rete deve ripartire ponendosi l’obiettivo della chiarezza nel confronto interno all’organizzazione. Naturalmente questo significa anche che ci batteremo frontalmente contro ogni tentativo di rinvio della scadenza congressuale.
L’esperienza di questi mesi ci ha dato ragione sulla nostra scelta di fondo. Quando un anno fa abbiamo sostenuto il nostro impegno in Cgil perché questa organizzazione è un patrimonio dei lavoratori e il passaggio del più grande sindacato italiano su posizioni simili a quelle della Cisl sarebbe un disastro senza precedenti per chi lavora, abbiamo fatto una scelta giusta. La lotta politica nella Cgil è la questione centrale nel futuro del sindacato italiano. Questo senza disconoscere il ruolo e la funzione del sindacalismo di base, che ha avuto il merito di dare l’avvio alla nuova stagione di lotte, con il grande sciopero e manifestazione del 17 ottobre 2008.
Crediamo però che quello che è avvenuto in questi mesi dimostri la validità della nostra scelta di costruire nella Cgil un’area e uno spazio per l’antagonismo. Se si misura quello che è successo in pochi mesi, dalla conferenza d’organizzazione di maggio a oggi, si può ben vedere quanto la realtà possa cambiare anche là ove ci sono rigide chiusure burocratiche. La conferenza di organizzazione segnò la messa in minoranza della Fiom sul sistema contrattuale e l’isolamento totale della Rete28Aprile su tutto il resto. Oggi la realtà è diversa. Anche se il corpo della struttura della confederazione non è cambiato, né c’è stata una riflessione adeguata sul profondo cambiamento della situazione sindacale. Partiti per firmare l’accordo con Cisl e Uil, si sta costruendo invece una profonda rottura dei rapporti sindacali, forse una delle più gravi degli ultimi decenni. Per questo il congresso è indispensabile, è necessario per tutta l’organizzazione prendere atto della nuova realtà e discutere liberamente su quale strada intraprendere. Noi proponiamo e proporremo una piattaforma radicale, sia sul piano dei contenuti sociali, sia su quello delle culture democratiche del sindacato e ne presenteremo i capisaldi nell’assemblea della Rete che terremo in primavera.
La Cgil ha deciso di convocare per la fine di marzo, primi di aprile, una manifestazione nazionale. Prima ci sarà lo sciopero dei metalmeccanici e dei pubblici che deve vedere il massimo del nostro impegno e mobilitazione, anche per far partecipare luoghi di lavoro e categorie assenti dalla proclamazione ufficiale. Tra queste due date, indicativamente verso la seconda metà di marzo, vogliamo collocare una grande assemblea nazionale della Rete, aperta a tutte le sinistre sindacali, che lanci i nostri punti di fondo per una piattaforma anticoncertativa e conflittuale per il congresso della Cgil. Questo sarà il nostro impegno fondamentale, per tale ragione deve ripartire nei territori e nelle categorie l’attività di organizzazione della Rete.
Abbiamo definito il gruppo nazionale di continuità e i gruppi di lavoro organizzativi, essi dovranno stabilizzare le proprie funzioni e la propria attività. Deve partire l’autofinanziamento, da tempo deciso. Il sito verrà potenziato al fine di diventare uno strumento fondamentale della battaglia politica che si apre nei prossimi mesi. Nonostante le difficoltà, dei lavoratori in primo luogo e anche all’interno dell’organizzazione, la crisi economica e la crisi del modello sindacale concertativo, la ferocia crescente dell’attacco ai diritti e il perdurare e l’aggiungersi di altre guerre, ci impongono di continuare e rafforzare l’attività e l’impegno della Rete28Aprile per l’indipendenza e la democrazia sindacale.

Rete 28 Aprile nella Cgil per l’indipendenza e la democrazia sindacale
http://www.rete28aprile.it

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «Difendiamo il contratto nazionale di lavoro»

Ultime notizie dell'autore «Rete del 28 aprile per l'indipendenza e la democrazia sindacale»

3870