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(22 Febbraio 2011) Enzo Apicella
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Il pessimo accordo quadro sul modello contrattuale siglato da Confindustria, governo, Cisl, Uil e Ugl.

(27 Gennaio 2009)

L’accordo del 22 gennaio sul nuovo modello contrattuale traccia le linee di un vero e proprio nuovo patto sociale che, addirittura, rivede in peius gli accordi del luglio 1993 e accoglie in toto la ricetta tanto cara alla Confindustria: liquidazione del contratto collettivo nazionale e salari agganciati alla produttività.

Ed infatti, lungi dall’ affrontare l’emergenza salariale, l’accordo avrà ripercussioni negative sul potere di acquisto e di contrattazione dei lavoratori italiani, del pubblico e del privato, una intesa che fa solo gli interessi di Confindustria, delle imprese, del governo e delle organizzazioni sindacali conniventi.

L’asse su cui si basano le linee di riforma della struttura contrattuale, sono il ridimensionamento del Contratto collettivo nazionale (CCNL), rispetto al secondo livello di contrattazione, anche attraverso misure aggiuntive di detassazione, per accedere al quale, sarà necessario raggiungere determinati parametri di “produttività, qualità, redditività, efficienza”.

Si vuole smantellare il CCNL e quegli elementi universalistici e di solidarietà di cui è portatore, non prevedendo più aumenti salariali (se pur miseri) uguali per tutti, ma bensì ancorando il salario al raggiungimento di determinati parametri.

Il CCNL diventa di conseguenza strumento principale della riduzione del potere d’acquisto dei salari dei lavoratori, con il superamento di fatto della titolarità negoziale delle categorie.

Insomma i firmatari governativi e CISL, UIL, dopo aver falcidiato le retribuzioni con la sottoscrizione degli accordi del luglio 93, che hanno ingabbiato gli aumenti contrattuali al rispetto dell’inflazione programmata (nella sostanza ciò ha comportato una perdita secca del 30% delle retribuzioni dei dipendenti pubblici negli ultimi 16 anni), invece di rafforzare il CCNL liberandolo dalla gabbia dell’inflazione programmata, si vogliono liberare del CCNL!!

Il CCNL, con l’accordo, dura tre anni per la parte economica e per quella normativa, un anno in più per far risparmiare solo i datori di lavoro e sottrarre salario ai lavoratori: da un lato si dice di voler aumentare le retribuzioni, e dall’altro si allungano i termini per i rinnovi contrattuali!!

Non una parola sulla reintroduzione della scala mobile quale unico strumento per salvaguardare il potere di acquisto dei salari falcidiato dall’aumento del costo della vita!

Il contratto collettivo nazionalene esce fortemente indebolito, infatti con la scusa della via sperimentale e temporanea potranno essere cambiati in peggio o sospesi (le cosiddette deroghe) importanti istituti contrattuali “per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale”, con una derogabilità totale nei comparti pubblici.

Nel settore pubblico le risorse da destinare agli incrementi salariali saranno decise dai Ministeri e concessi ”gradualmente e compatibilmente“ secondo i limiti stabiliti dalla legge finanziaria e potranno essere variabili e legati alla redditività e alla produttività. Quindi gli aumenti di 40 euro al mese da poco stanziati per i contratti pubblici varranno anche per i prossimi anni.

Al posto del tasso d’inflazione programmata il costo della vitaviene determinato con un nuovo indice previsionale IPCA (indice dei prezzi al consumo in ambito europeo) che viene sterilizzato dei beni energetici importati, quindi, con un valore più basso. Il recupero salariale rispetto all’inflazione reale avverrà nel privato nel corso del contratto vigente, nel pubblico addirittura nel corso del triennio contrattuale successivo.

Per evitare ogni conflitto sindacale, saranno stabilite alcune regole atte a limitare il diritto di sciopero in particolare per le aziende dei servizi pubblici locali e, relativamente al secondo livello di contrattazione, determinando l’insieme dei sindacati rappresentativi della maggioranza dei lavoratori che possono dichiarare sciopero dopo i cosiddetti periodi di tregua sindacale per consentire il regolare svolgimento del negoziato (nei fatti per impedire scioperi e mobilitazioni utili a strappare intese con più diritti e soldi).

Vengono rilanciati gli enti bilaterali dove imprese e sindacati allineati potranno gestire la concertazione, i loro interessi e gli affari comuni.

Questa intesa aggrava le condizioni di vita dei lavoratori, affossa il potere di acquisto dei salari e indebolisce il potere di contrattazione.

Respingere e mobilitarsi contro questa intesa è necessario e doveroso, per veri aumenti salariali adeguati al costo della vita e per la reintroduzione della scala mobile.

COBAS Pubblico Impiego
aderente alla Confederazione COBAS

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