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(10 Gennaio 2011) Enzo Apicella

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Hanno fatto un patto scellerato e lo hanno chiamato accordo sindacale

(28 Gennaio 2009)

E’ successo il 22 gennaio tra la Presidente di Confindustria Marcegaglia, i ministri Brunetta e Sacconi (in rappresentanza del Governo), i sindacalisti Bonanni (Cisl), Angeletti (Uil) e Polverini (Ugl).
Hanno deciso di condannare alla miseria nera i lavoratori e le loro famiglie.

Infatti, l’ “accordo” stabilisce:

che il contratto nazionale (CCNL) duri non più 2, ma 3 anni (1 anno offerto in regalo alle aziende), e che il recupero salariale sull’aumento del costo della vita conservi gli stessi elementi negativi che finora lo hanno contraddistinto e in più escluda dal calcolo dell’inflazione il petrolio e le materie prime (eppure, non è una bazzecola l’aumento dei prezzi collegato a queste merci!).
Così, i futuri rinnovi del CCNL vedranno, nell’insieme, aumenti retributivi inferiori del 50% rispetto a quelli che si sarebbero avuti col sistema finora in vigore;

che gli accordi aziendali producano aumenti salariali solo se si è disposti a farsi tirare il collo dall’aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro, dal taglio dei tempi, dalla riduzione delle pause, ecc. (con la salute giorno per giorno regalata al padrone), e che la contrattazione aziendale continui a riguardare solo il 25-30% dei lavoratori (con gli altri che resteranno a bocca asciutta);

che salario e diritti previsti dal CCNL siano ridimensionati sul piano aziendale, nel caso l’azienda venga a trovarsi in una situazione critica (sarà difficile trovare padroni che non piangano miseria!);

che la proclamazione degli scioperi con cui sviluppare vertenze sottostia a periodi tali di tregua sindacale da scongiurare che si possa scioperare (e, se ciò dovesse mai capitare, tutto potrebbe essere fermato con trattative condotte nientemeno che da Marcegaglia, ministri, Bonanni, Angeletti, Polverini!).

La Cgil non ha firmato, soprattutto perché i suoi settori del pubblico impiego e della scuola e quello metalmeccanico, a grande maggioranza, non hanno accettato che ci fosse verso la rapina confindustriale e governativa il comportamento di totale complicità già assicurato da Cisl-Uil-Ugl.

E ora Cisl-Uil-Ugl, per salvare la loro “superba impresa”, si oppongono al fatto che si tenga nei posti di lavoro il referendum sul patto scellerato che hanno firmato!

Il COBAS, che pure ritiene positivo il rifiuto della Cgil di seguire i suoi partners di un tempo, non pensa però che questo sindacato intenda davvero dare alla sua azione gli sviluppi che la situazione richiede.

Se le cose andavano già male sei mesi fa, quando col salario non si copriva più di una ventina di giorni al mese, e se oggi imperversano cassa integrazione, mobilità e licenziamenti (saranno un milione entro la fine del 2009), dobbiamo darci obiettivi adeguati a ridare respiro a noi e alle nostre famiglie, e a contrastare la gestione padronale e governativa della crisi economica, che mira a non farci più rialzare la testa.

ll Governo offre miliardi di euro a un pugno di speculatori finanziari perché acquistino per tre soldi Alitalia, licenziando la metà dei suoi dipendenti. Offre miliardi al sistema bancario, perché continui a farne di tutti i colori, facendo affaroni con la vendita di obbligazioni fallimentari ai piccoli risparmiatori o con la concessione di mutui-casa a interessi usurai. E offre un “contributo” ai cittadini più bisognosi con la vergogna della social card (valore: 1 cappuccino al giorno!), facendola trovare vuota (senza soldi!) nel 33% dei casi!

Contro i padroni, il loro Governo e i sindacati Cisl-Uil-Ugl loro sostenitori, il COBAS propone:

cancellazione dell’accordo-capestro del 22 gennaio;
scala mobile delle retribuzioni per avere il recupero totale e automatico di ciò che esse perdono in potere d’acquisto a causa del caro-vita;
detassazione completa dell’indennità di mobilità, di cassa integrazione e di disoccupazione;
estensione del trattamento di cassa integrazione, totalmente detassato, a ogni azienda in crisi.

Costruiamo le condizioni perché questi obiettivi trovino la strada per imporsi.

COBAS del Lavoro Privato – Livorno

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