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Dalla 133 alla fine della contrattazione nazionale

(28 Gennaio 2009)

Le recenti normative ispirate dalla furiosa determinazione del governo in carica a castigare i “fannulloni” del pubblico impiego, oltre a intervenire sulla malattia dei dipendenti detraendo quote di salario, lega la corresponsione del salario accessorio a un sistema premiale imperniato sulla valutazione dei dirigenti.

Con il mese di gennaio sono arrivate le prime conseguenze pratiche di tale principio: l’Amministrazione ha interrotto l’ erogazione di parte del salario accessorio (determinato comunque in base alla valutazione a livello aziendale e tra le poche materie ancora oggetto di contrattazione).

E’ comprensibile che nessuno voglia incorrere nei richiami della Corte dei Conti, ma è altrettanto evidente che, in una situazione dove il potere di acquisto si riduce sempre di più, non si può decrementare ulteriormente il salario.

Quanto sopra in un quadro nazionale in cui l’ultima novità è rappresentata dall’accordo sottoscritto in questi giorni (22 gennaio) da CISL, UIL, e UGL (“Una svolta storica”, secondo il governo) che avrà ripercussioni negative sui salari poiché:
sostituisce al tasso d’inflazione programmata, un indice revisionale IPCA (indice dei prezzi al consumo in ambito europeo) dal quale vengono tolti i beni energetici primari;
prevede che la parte economica del CCNL si rinnovi ogni 3 anni anziché ogni due;
depotenzia il contratto nazionale (vengono meno quindi elementi di solidarietà) e la contrattazione decentrata avrà risorse risibili (gli incrementi saranno decisi dai Ministeri secondo i limiti imposti dalla legge finanziaria) conseguentemente alimenterà le divisioni tra i lavoratori;
introduce elementi che limiteranno il diritto allo sciopero.

Noi invece pensiamo che non sia possibile accettare provvedimenti che incidono sempre di più su una fascia sociale già ampiamente penalizzata negli anni scorsi da salari bassi e dalla continua mancanza di chiarezza sul proprio ruolo professionale e sociale, chiamata ora a pagare una crisi economica causata da altri (i politici e i grandi manager del privato che vengono ancora a darci lezioni).

Alle politiche di taglio indiscriminato della spesa pubblica di questi ultimi decenni ora si aggiunge anche la campagna mediatica offensiva e umiliante verso quanti lavorano nelle pubbliche amministrazioni. A questo punto sarebbe opportuno che anche i lavoratori cominciassero a chiedersi seriamente quale possa essere, in questo quadro complessivo, il margine reale di contrattazione del sindacato. In tutta evidenza non è solo questione di salario: ci dobbiamo confrontare con un progetto di società che non riconosce più alcun ruolo -se non in misura residuale- alla dimensione pubblica e alle sue istituzioni.

E’ per questo che la partecipazione dei lavoratori e la condivisione di alcune battaglie in questo momento sono importanti perché è un grave errore ritenere di potersi mettere al riparo con scorciatoie individuali o con piccoli e apparenti privilegi.
Per questo riteniamo che insieme a voi si possano condurre battaglie che restituiscano dignità al lavoro pubblico attraverso il potenziamento dei servizi, attraverso un recupero salariale.

Pisa, 26 gennaio 2009

Cobas Comune di Pisa

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