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Eluana Englaro: nessun "vuoto" legislativo, ma solo reazione clericale alle leggi vigenti.

(5 Febbraio 2009)

Nota bene: il testo del comunicato è stato corretto. Nella prima versione, per il salto di un paragrafo venivano attribuiti alla convenzione di Oviedo gli articoli del Codice di deontologia medica.

E' una falsità evidente che sul caso di Eleuna Englaro esista un vuoto legislativo.

L'ordinamento giuridico italiano con la legge del 28 marzo 2001, n. 145 ha ratificato la Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, fatta a Oviedo il 4 aprile 1997.

All'articolo 5 la Convenzione afferma: "Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. [...]
La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso. [...]
All'articolo 6: Allorquando, secondo la legge, un maggiorenne, a causa di un handicap mentale, di una malattia o per un motivo similare, non ha la capacità di dare consenso ad un intervento, questo non può essere effettuato senza l’autorizzazione del suo rappresentante, di un’autorità o di una persona o di un organo designato dalla legge. [...]
L’autorizzazione [...] può, in qualsiasi momento, essere ritirata nell’interesse della persona interessata"

Queste norme vengono riprese e ulteriormente specificate dal "Codice di deontologia medica" che all'articolo 34 ribadisce: "Il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà in caso di grave pericolo di vita, non può non tenere conto di quanto precedentemente manifestato dallo stesso." e all'articolo 51 precisa: "Quando una persona, sana di mente, rifiuta volontariamente e consapevolmente di nutrirsi, il medico ha il dovere di informarla sulle conseguenze che tale decisione può comportare sulle sue condizioni di salute. Se la persona è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale, ma deve continuare ad assisterla."

Le legge quindi c'è, è chiarissima, e viene applicata.
Il rifiuto di nutrirsi, e a maggior ragione il rifiuto dell'alimentazione artificiale, deve essere rispettato dal medico.
Deve essere rispettata la volontà precedentemente manifestata dal paziente non in grado di esprimersi.
Qualsiasi intervento nel campo della salute (quindi anche l'alimentazione artificiale) necessita di autorizzazione della persona interessata o di un suo familiare se la persona non ha la capacità di dare consenso.
Nessun intervento (neppure diagnostico) può essere effettuato senza consenso.

Certamente è una legge che non piace agli ambienti clericali sempre pronti a mobilitarsi in difesa della vita "astratta", così come a dimenticarsi di difendere la vita "concreta".
Ma è la legge vigente, rispettata da tutte le strutture sanitarie italiane, tranne la casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, non a caso di proprietà ecclesiastica, che ha violato la legge rifiutando di sospendere l'alimentazione artificiale ad Eluana Englaro.

Il fronte clericale ha creato artificiosamente il "caso" Eleuna Englaro per sostenere la propria legge (la proposta avanzata dal sen. Calabrò), che vuole escludere la possibilità di rifiutare l'alimentazione artificiale.

Nessuno, e a maggior ragione neppure il ministro Sacconi, può permettersi di affermare che le leggi non ci sono.
Si dica invece chiaramente che le leggi ci sono, ma si vogliono cambiare perché non piacciono alla chiesa cattolica.

Movimento per la Costituente Comunista - Padova

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