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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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(7 Febbraio 2009)

Siamo entrati da un po' di mesi in una grandissima crisi economica, aggravata a dismisura da una sbornia liberista durata per oltre un quarto di secolo. Il precedente storico più citato è la crisi del 29. Il seguito di quella crisi non è stato dei migliori: il fascismo, vittorioso in Italia dai primi anni 20, dopo la sconfitta operaia subita in quegli anni, è germogliato in più di un paese, e nella potente ed avanzata Germania ha assunto le forme deliranti del nazismo e dello sterminio programmato.
Certo la storia non si ripete mai uguale due volte, ma per capire ed affrontare meglio il presente è necessaria anche un'attenta valutazione dei processi passati; e in questo senso è impossibile non vedere nella vittoria fascista, ed autoritaria in genere, il fallimento della resistenza e dell'organizzazione operaia, a livello generale di classe ed a livello dei gruppi dirigenti dei partiti di classe. La sinistra era frantumata, fratricida(non metaforicamente), ogni spezzone cercava di stabilire la sua "egemonia" sulla classe e per farlo il rivale politico politicamente "più vicino" diventava il nemico più acerrimo.

Oggi guardando la sinistra italiana cosa possiamo vedere? Schegge di partiti o "movimenti", o autoproclamatisi tali, che sapendo di possedere la "giusta" teoria, di star seguendo la "giusta" rotta, di star eseguendo la "giusta" politica, cercano in ogni modo di affermarsi sugli altri, perpetuando in questo modo infinite divisioni e rendendo impossibile ogni processo di riaggregazione politica, la quale è anche molto importante per la riaggregazione sociale.

Ma entriamo nel merito: ora come ora il panorama della frastagliata sinistra è composto da: Verdi, Sinistra democratica, Movimento per la sinistra, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Sinistra Critica, Pcl, Pdac(? quest'ultimo sinceramente non so che fine abbia fatto, ma era comunque riuscito a candidarsi in qualche circostrizione alle politiche). Se ho dimenticato qualche importante e influente gruppo mi scuso in anticipo, d'altronde è anche difficile ricordarsi di tutti.
Adesso che è stato varato uno sbarramento elettorale al 4% tutti i dirigenti di questi partiti/movimenti urlano al complotto contro di loro, contro la democrazia; accusano che li si vogliono eliminare dal panorama politico. Sicuramente questo farebbe comodo a più d'uno, ma non pensate di esservi eliminati tutti quanti da soli? E state ancora continuando a eliminarvi!

L'entrata nel governo Prodi è stata deleteria per la sinistra italiana, ma soprattutto per Rifondazione, che ha subito diverse scissioni, l'ultima delle quali, a destra, promossa da Vendola. E non si può dire, come ha fatto Grassi ieri su Liberazione, che queste scissioni hanno ulteriormente indebolito la sinistra(cioè Rifondazione nella sua idea), che le minoranze dovevano accettare il gioco democratico all'interno del partito, quando invece il partito stesso si è costituito come giudice ademocratico spingendo all'espulsione i contestatori(vedi i casi Ferrando e Turigliatto). La verità è che Rifondazione è oramai un partito alle convulsioni e non si può salvare la sinistra italiana dicendo "Rientrate tutti qui! C'è un posto in segreteria per tutti!". Questo vuole proprio dire non aver capito il ruolo deleterio che Rifondazione ha coperto negli ultimi anni, compromettendo per sempre la sua reputazione. Se si vuole "rifondare" un vero partito di sinistra non si può prescindere da questo, e Rifondazione dovrebbe portare il suo bagaglio di esperienza senza atteggiarsi a prima donna, perchè la verginità non l'ha persa, l'ha proprio venduta.

Allo stesso modo certa intransigenza che si fa sui contenuti e sui principi mi sembra fuori del mondo: del marxismo rivoluzionario quartinternazionalista e giù di lì non gliene frega niente a nessuno; i lavoratori non arrivano alla fine del mese; sempre più perdono lavoro; i giovani si vedono sottratta l'istruzione. Non gliene frega niente delle beghe dei comunisti risalenti agli anni 30 e a tutte le divisioni che ne conseguirono.
Così sembra che Ferrando in nome dei principi e della "giusta" rotta voglia presentarsi da solo alle europee, coerente con l'idea che il suo partito sia il vero partito della sinistra, anzi IL partito della sinistra, ciò che solo può salvare il movimento operaio: il SUO partito e chi lo segue.

Vista la situazione odierna o si cerca di costruire qualcosa insieme (e non intendo un partito unico che da Fava arrivi a Ferrando) o si va ognuno per conto suo, ed io me ne vado volentieri a casa, uscendo solamente a giugno per andare a votare, ma per andare a votare Di Pietro, che verrà pure da una cultura di destra, ma per il momento è l'UNICO che fa veramente qualcosa per contrastare la deriva antidemocratica di Berlusconi(o Veltrusconi) mentre noi sinistroidi stiamo a parlare di ulteriori scissioni.

Sd, i verdi, Vendola, spezzoni del Pdci facciano pure un cartello, o un partito, per le elezioni europee. Gli auguro di farcela, così magari spingerebbero anche il fronte degli anticapitalisti a riaggregare qualcosa.Si faccia un partito di Sinistra, che punti a scalzare l'egemonia al Pd ferma restando l'alleanza programmatica per andare a governare insieme.
E si faccia contestualmente un partito di sinistra antagonista, che punti a rivoluzionare l'esistente, a superare il capitalismo, a non essere subalterno al Pd in tutte le scelte, qualsiasi sia il tempo e il luogo di queste.
Questa è la grande divisione programmatica all'interno della sinistra; per cui che si scelga a quale sinistra si vuole appartenere, e la si costruisca.
Un accordo elettorale potrebbe essere un buon punto di partenza per dimostrare alle troppe persone disilluse che un percorso comune lo si può iniziare, che non devono tornarsene a casa a rimbambirsi davanti alla televisione. Si facciano assemblee comuni, strutturate, che portino a prendere delle decisioni; si facciano azioni comuni nelle città( volantinaggio contro l'accordo governo-sindacati, contro il decreto sicurezza...), si faccia veramente unità d'azione.
Perchè trovarsi una volta ogni tre mesi a Roma per partecipare ad una manifestazione non è unità d'azione.
E' prendere in giro e disilludere militanti, simpatizzanti, elettori.

Marco Zanchetta

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