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Un tormento senza fine

(8 Febbraio 2009)

Se c'è qualcosa di veramente odioso è l'assoluta mancanza di rispetto per un corpo muto che da 17 anni è torturato inutilmente - oltre ogni limite e ogni ragionevole necessità - e che chiede solo di chiudere in pace e in silenzio la sua breve esperienza di vita.

E ancora più odiosa è la mancanza di comprensione umana e di pietà nei confronti del dolore di chi ha amato e ama quel corpo che 17 anni fa era una persona viva e - ci dicono - felice.

Non c'è nulla di moralmente accettabile nel “tormento senza fine” a cui è sottoposta la famiglia Englaro, che assomiglia ogni giorno di più all'accanimento disumano dell'inquisitore verso la sua vittima. Non ci sono valori etici nella cagnara aggressiva e violenta costruita per riaffermare il diritto della chiesa a decidere della vita e della morte di ognuno di noi.

C'è solo la fredda e disumana determinazione di chi - schiavo - cerca di far schiavi i suoi simili, la stessa furia bestiale che doveva animare chi - appena pochi secoli fa - accendeva l'Europa cristiana di roghi infami, sui quali bruciare donne “diverse” a carrettate, eretici oppositori, contadini che avevano osato ribellarsi al diritto divino che li voleva trattati come bestie da soma.

Non c'è nessuna superiorità nel loro “magistero”.

Sono gli stessi che assolvevano preventivamente i crociati per permettere alle loro sante armate di bruciare e violentare le città “infedeli” senza sentirsene toccate nella coscienza.

Gli stessi che assolvono, con un ave e qualche paternoster, gli assassini per profitto di migliaia di operai … purché siano buoni cristiani e lascino una congrua elemosina.

Gli stessi che - con altri abiti e altri simboli - impiccano gli omosessuali in nome del corano, o agitando la torah, invocano lo sterminio dei bambini palestinesi per fare spazio al popolo prediletto dal loro dio.

Sono quelli che ieri benedicevano i dittatori latinoamericani e che ora bruciano incenso e cantano le lodi del nanetto di Arcore che, con mossa astuta, cerca di far dimenticare le sue responsabilità nella condanna a morte per clandestinità votata l'altro ieri dalla sua maggioranza. Una condanna a morte senza appello per migliaia di immigrati che dovranno scegliere fra perire di malattia nel nostro paese o perire per boia, fame e guerra nel loro.

Sono i pedofili che si nascondono nelle sacrestie americane, i lapidatori di donne “adultere” negli stadi di Kabul, i difensori da sempre di ogni privilegio e di ogni privilegiato.

La loro morale è vomitevole, la loro etica è un'etica di sofferenza e di privazioni per i molti a cui viene negato tutto e la paterna indulgenza per i pochi a cui tutto è dovuto.

Il loro paradiso non è solo un inganno, una tragica beffa, ma è l'alibi a difesa dello stato di cose esistenti, è la giustificazione di tutti i crimini, di tutte le violenze, di tutte le ingiustizie perpetrate da chi ha il potere economico.

No, non è il corpo di Eluana che è in gioco.

E' il potere spirituale sulle coscienze di una chiesa che cerca di riaffermare la sua egemonia culturale senza la quale sarebbe molto più difficile riuscire a mantenere il potere reale sui corpi di milioni di persone che vivono, lavorano lottano, ... e che vogliono solo poter morire senza dover pagare l'ultimo tributo di sofferenza alla fine di una vita spesso nemmeno degna (e non certo per loro colpa) di essere vissuta.

Togliamo ai preti (di tutte le chiese) il potere di decidere della nostra vita e della nostra morte, togliamolo ai generali che ci uccidono sui campi di battaglia, togliamolo ai governanti che ci uccidono nelle galere, togliamolo ai padroni che ci uccidono nelle fabbriche.

7 febbraio 2009

Mario Gangarossa

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