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(23 Marzo 2011) Enzo Apicella
Questo pomeriggio carri armati israeliani hanno bombardato Gaza: 5 civili uccisi, 10 feriti. 3 bambini ammazzati. Stavano giocando a calcio.

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Come è possibile spiegare il successo di Hamas?

Intervista di Grégoire Lalieu e Michel Collon a Mohamed Hassan, co-autore di “Iraq, Eye-to-eye with the occupation” e uno dei più profondi conoscitori di questioni Mediorientali.

(21 Febbraio 2009)

Per molti mezzi di informazione, la questione si presenta chiara: Hamas è una organizzazione terrorista, fondamentalista e fanatica. Eppure, questo movimento ha vinto le ultime elezioni e la sua popolarità fra i Palestinesi è in aumento. Come mai? Abbiamo rivolto la domanda a Mohamed Hassan, co-autore di “Iraq, Eye-to-eye with the occupation”, [Iraq, occhi puntati sull’occupazione], ed uno dei migliori specialisti di questioni Mediorientali.

Cos’è realmente Hamas?

Hamas è un movimento politico che vede le sue origini dai Fratelli Musulmani, uno dei più vecchi movimenti politici di Egitto. Il termine “hamas” significa “risveglio”, “entusiasmo”…Si tratta di un movimento nazionalista Islamico, che potrebbe essere comparato con il movimento nazionalista cattolico Irlandese. Nel 1916, l’Esercito Repubblicano Irlandese (IRA) si opponeva all’occupazione coloniale Britannica. Dato che gli Irlandesi erano Cattolici e gli occupanti Britannici erano Protestanti, costoro cercarono di ridurre questo conflitto ad un contrasto per motivi religiosi. La religione può essere utilizzata per mobilitare la gente per una causa.

Qual’è il contesto storico che può spiegare l’ascesa di Hamas?

Per comprendere questo, dobbiamo prendere in considerazione diversi avvenimenti. Innanzitutto, la “guerra dei sei giorni”, che nel 1967 aveva screditato il Nasserismo. Nasser era il presidente Egiziano che aveva incoraggiato una rivoluzione Araba per l’indipendenza e lo sviluppo. Quando Israele gli impartì una severa sconfitta, l’ideologia Nasseriana vide esaurirsi la sua propulsione energetica.

Dopo la sua morte, Egitto ed Israele si affrontarono nuovamente in un conflitto durante la “guerra di ottobre” del 1973. Egitto e Siria desideravano riprendersi i territori sotto occupazione Israeliana. Alla fine, Egitto ed Israele sottoscrivevano un accordo, ma questo creava una divisione nel mondo Arabo, tra i paesi che erano disposti ad accettare le condizioni di Israele e quelli che volevano resistere, come la Siria, Algeria, ed Iraq...Naturalmente, la questione Palestinese era al centro di questi conflitti e la resistenza ad Israele aveva portato alla formazione dell’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Questa organizzazione era stata creata in modo da riunire i diversi movimenti di resistenza, per coordinare al meglio i loro sforzi nella lotta contro Israele. Prima dei negoziati che hanno prodotto gli Accordi di Oslo, Israele considerava l’OLP come un’organizzazione terrorista e le ha inflitto molte batoste, e questo può spiegare l’ascesa di Hamas.

La prima e più importante fra queste sconfitte è stata nel 1970 con “Settembre Nero”. L’OLP aveva il suo quartier generale in Giordania, e il Re Hussein di Giordania aveva trattato con Israele per schiantare con brutalità il risorgimento dei Palestinesi. Quindi, l’OLP era stata costretta a spostarsi a Beirut.

La seconda importante sconfitta arriva nel 1982. Israele aveva aggredito il Libano e molti dei combattenti dell’OLP venivano costretti ad allontanarsi dalle zone Palestinesi e il quartier generale dell’organizzazione veniva insediato a Tunisi.

In questo contesto particolare, arriva la prima Intifada, nel 1987. Una insurrezione popolare in reazione all’occupazione Israeliana, rivolta che partiva da Gaza e che si estendeva all’intera Palestina. Come ho detto prima, l’OLP si trovava ben lontana. Al contrario, Hamas stava all’interno della Palestina e ha preso parte all’Intifada. Questo evento segna il sorgere di Hamas, che ha visto il suo avvio nelle prigioni! Prigioni usate per essere considerate come posti di punizione e di maltrattamenti. Dopo che i resistenti dell’Intifada venivano messi in prigione, le cose subirono un cambiamento…È nelle prigioni che Hamas ha dato inizio al reclutamento e al suo sviluppo come organizzazione. Con l’Intifada, Hamas si esponeva all’opinione Palestinese, all’opinione Israeliana e all’opinione internazionale.

Come aveva reagito l’OLP all’Intifada?

Con l’Intifada, l’OLP si era divisa in due fazioni: quella più forte desiderava continuare la resistenza, ma era insediata a Tunisi, e quella dei Palestinesi che desideravano elaborare un accordo. Questi ultimi si tenevano nell’ombra, e però non avevano il coraggio di difendere la loro opinione, questo fino agli Accordi di Oslo, e allora si presentarono e divennero più forti.

Arafat era un dirigente abile, un tattico, e dopo la fine dell’Intifada si servì delle differenti linee di reazione Palestinesi per trasferire l’OLP in Palestina.

In cosa si configuravano queste linee?

Primo, ci sono questi che vogliono continuare la lotta contro Israele senza concessioni. Per ottenere qualche risultato, Arafat doveva marginalizzarli. D’altro canto, ci sono quelli che desiderano venire a patti, e sono loro che attualmente guidano il governo Palestinese. Inoltre, esiste la piccola borghesia che non vede l’ora di negoziare per il suo stretto profitto. Arafat li ha usati per conseguire quello che si riprometteva, e così siamo arrivati agli Accordi di Oslo del 1993.

Questi accordi hanno permesso all’OLP di ritornare in Palestina, ma, a parte ciò, hanno rappresentato una grande sconfitta. I Palestinesi accettavano di ottenere solo il 22% della totalità della loro terra! Nella storia, non è mai esistito un trattato che assegnava a qualcuno solo il 22% di quello che legittimamente domandava e gli spettava! L’OLP non era più considerata una organizzazione terrorista e conquistava il riconoscimento di Israele, ma non riusciva a migliorare effettivamente la situazione a Gaza e in Cisgiordania.

Nulla negli accordi veniva menzionato per arrestare la colonizzazione Israeliana. Questo fatto gettava il discredito sull’autorità Palestinese agli occhi della popolazione e quindi spianava il successo di Hamas come movimento resistenziale.

Un altro punto importante è che l’autorità Palestinese, che aveva ricevuto finanziamenti dall’Occidente, diventava preda della corruzione. Al contrario, Hamas non presentava questo problema. Questa organizzazione riceve denaro principalmente da un sistema di aiuti umanitari. E non vi sono indicazioni di sorta che quelli di Hamas si mettano i soldi nelle loro tasche. E visto che loro criticano l’autorità per la sua corruzione, stanno ben prudenti rispetto alla questione di come maneggiano il denaro.

Come è possibile spiegare il successo di Hamas?

Tre sono i fattori che giustificano il successo di Hamas.

Primo, il mantenimento e il sostegno della resistenza, rifiutando soluzioni imposte, fattore che corrisponde alla volontà del popolo.

Il secondo punto è che Hamas esige il ritorno dei profughi del 1948 e del 1967. Nel 1948, dopo la creazione dello stato di Israele, molti Palestinesi vennero buttati fuori dal territorio. Con la Guerra dei Sei Giorni del 1967, circa trecentomila profughi fuggirono verso la Giordania. Attualmente, vi sono più di sei milioni di rifugiati che non hanno il diritto di ritornare nella loro terra!

D’altra parte, come stato degli Ebrei, Israele accoglie qualsiasi Ebreo, quale che sia la sua provenienza: dalla Spagna, dalla Russia, dall’Etiopia…Gente che non ha mai visto la Palestina! La questione dei rifugiati è un importante elemento delle richieste Palestinesi, che Hamas ha sempre rivendicato.

L’ultimo punto che ha contribuito al successo di Hamas è l’eliminazione all’interno della comunità Palestinese di elementi utilizzati da Israele, gente corrotta che forniva informazioni, spie. Alcuni di costoro sono stati eliminati fisicamente, ma molti di loro – delinquenti comuni, alcolizzati o spacciatori di droga – sono stati reintegrati mediante programmi sociali di Hamas.

Così le informazioni spionistiche non possono più circolare. Questo è decisamente importante. Israele aveva prodotto una società di corrotti, dove tutti erano contro tutti, ed ha sfruttato questo per creare una rete di spionaggio e così esercitare il controllo sulla resistenza Palestinese. Questa è una tipica mentalità colonialista, e si era già assistito ad una applicazione di questi metodi nell’Irlanda del Nord da parte dei Britannici. Nulla di nuovo. Ma Hamas ha ridotti in pezzi questa rete spionistica e ha conseguito con ciò un grande successo su Israele.

Molti affermano che Israele ha deliberatamente favorito il successo di Hamas. Questo corrisponde a verità?

Assolutamente no! Non esistono testimonianze e prove di questo. Sicuramente, Israele ha tollerato Hamas, confidando sui conflitti fra Palestinesi. Israele desiderava indebolire l’OLP e Fatah. Ma non si aspettava certo che si sviluppassero in questo modo il grado di eccellenza, l’abilità e l’organizzazione di Hamas. È successo sempre che la potenza coloniale abbia considerato i suoi assoggettati come bambini sempliciotti.

Come un movimento Islamista ha potuto diventare tanto popolare in Palestina?

Nelle zone di Gaza e della Palestina sotto occupazione, non esiste alcuna possibilità per il popolo Palestinese di dibattiti in luoghi pubblici, per discutere o assumere una visione sul loro futuro, eccezion fatta per le moschee o per le università. Naturalmente, Hamas era attiva nei luoghi del culto. Ma, come gruppo politico, ha cominciato a diventare egemonico anche all’interno delle organizzazioni studentesche. La piazza è aperta per qualsiasi partito! Quindi, Hamas ha iniziato a reclutare giovani e brillanti studenti che erano ben considerati nella società, data la loro dedizione e la loro onestà. Era facile per l’organizzazione convincerli, visto che da entrambe le parti si desiderava la resistenza. Su questo, non esistono grandi segreti! Hamas esprimeva apertamente quello che stava nel cuore della popolazione. Con gli elementi della società i più combattivi, i più intelligenti e i più altamente istruiti, Hamas è divenuta una grande organizzazione.

Come hanno reagito le autorità Palestinesi all’evoluzione di Hamas?

I dirigenti dell’autorità erano stati coinvolti nella corruzione e in tanti scandali. Perfino i giornalisti Palestinesi li avevano condannati per questo. Arafat era come un arbitro fra le diverse fazioni e quando egli morì, le contraddizioni fra Hamas e Fatah provocarono situazioni di ostilità. Israele sfruttò queste gravi divergenze e pensò di utilizzare Fatah per ridurre la popolarità di Hamas agli occhi dell’opinione pubblica. Fatah pensava che Hamas non avrebbe acconsentito a partecipare alle elezioni, che erano state organizzate in tutta fretta. Tutti si dimostrarono sorpresi che Hamas partecipasse alla competizione elettorale, ma nessuno realmente si preoccupò, visto che Hamas si sarebbe presentata con una linea di pensiero decisamente ristretta e dogmatica, e quindi sarebbe stata battuta dal partito più importante. Contro tutte le aspettative, Hamas costruì una coalizione e presentò una immagine flessibile, ben lontana da quella di una organizzazione fondamentalista.

Di fatto, loro si augurano uno stato Islamico, ma la realtà è ben differente.

Però, Hamas vuole, o no, imporre un regime Islamico alla Palestina?

Sicuro, un regime Islamico è il programma di massima di Hamas, ma non lo possono applicare per il motivo che l’organizzazione si fonda su un movimento patriottico. Noi dobbiamo considerare il fatto che, durante la guerra brutale di Israele contro Gaza, non ha combattuto solo Hamas, ma hanno lottato sul terreno anche tutte le forze patriottiche, compresa Fatah. Questa aggressione ha unificato il popolo Palestinese.

Hamas, può trasformarsi in un movimento più progressista in alleanza con gli altri movimenti? Sì, lo può fare, per merito dell’aggressione Israeliana. L’idea che Hamas possa creare una società basata su un modello Islamico di produzione è illusoria. Anzi, è impossibile! In ogni caso, Hamas guarda ad Hezbollah, che afferma: “Il Libano è un paese con grandi diversità. Noi stiamo solo rappresentando una frazione del paese e il nostro intendimento è di costruire con tutti gli altri progressisti Libanesi un sistema economico nazionale indipendente.”
Infine, vorrei portare la vostra attenzione sul fatto che nessuno si pone la questione dello stato Islamico, quando si tratta di certi paesi come l’Arabia Saudita, per esempio!

Qual’è il programma economico sociale di Hamas?

Il loro progetto si basa su una economia capitalista associata ad interventi statali importanti. Fatemi sottolineare che attualmente anche i conservatori Europei desiderano interventi statali. Se guardiamo all’Iran, questo è uno stato Islamico dove si verifica l’intervento statale. Ma gli Iraniani rifiutano il dominio straniero e vogliono distribuire i proventi derivati dal petrolio. Rispetto ad Hamas, vi dovete rendere conto che per lo più non è stato il suo programma sociale ad allettare i Palestinesi, ma il fatto che questo movimento ha incarnato la resistenza. Ed oggi, la resistenza è il primo pensiero per i Palestinesi.

Qual’è il ruolo della donna, secondo l’ideologia di Hamas?

La loro visione della donna sulla carta e nella realtà è divergente. Devo spiegarmi. In Palestina, la situazione è veramente difficile. Le donne devono darsi da fare per conquistarsi il pane e allevare i figli. Hamas non dovrebbe mai proibire alle donne di lavorare e costringerle a rinchiudersi in casa. A parte qualche ricco paese petrolifero, nessuno pensa così nel mondo Arabo. Come potrebbe Hamas tagliare fuori dalla società più del 50% degli elementi più attivi nella comunità Palestinese? Comunque, molta gente anche in Occidente pensa che le donne dovrebbe essere controllate come soggetti passivi, perché ritenute di scarsa intelligenza!

Naturalmente, esistono differenze culturali fra il mondo Arabo e l’Occidente. Queste differenze non sono ben comprese a causa di luoghi comuni. Vi faccio qualche esempio. Nelle librerie occidentali vi sono centinaia di riviste con donne nude, bionde con grosse tette…Nessuno alza la voce per dire che ciò è disgustoso e che le donne sulle copertine non dovrebbero essere considerate in questa maniera. Ma quando qualcuno vede una donna con il capo velato, si parla immediatamente di oppressione! In Occidente vi è una certa dose di ipocrisia. Altro esempio, in Indonesia, si è instaurato un regime dal 1965, dopo un golpe militare che ha segnato il massacro di un milione di comunisti. Quasi tutte le donne attualmente indossano il velo. Ma nessuno parla di questo paese, dato che è un importante produttore di petrolio ed è allineato con l’Occidente.

Perché Hamas in Europa viene rifiutato?

L’Islam non è ben visto in Europa, in quanto questa si identifica con la Cristianità. Esiste un effettivo rigetto del contributo che l’Islam ha apportato allo sviluppo della civiltà occidentale.

Quindi, in quanto organizzazione Islamica, Hamas non è ben considerata.

Però, perché ci sono alcuni che sono contro il Sionismo, ma hanno problemi con Hamas? Ed invece perché quelli che appoggiano la causa Irlandese non hanno problemi con le organizzazioni cattoliche?

Questo viene spiegato dalle differenze culturali e questo fenomeno è sotto ai nostri occhi. Sono giusto di ritorno dall’Egitto, e posso osservare che quando si attraversa il Mar Mediterraneo si cambia di mondo, si cambia il modo di pensare. Io non muovo rimproveri agli Europei. Essi sono segnati dalla loro educazione e dai mezzi di propaganda mediatica. Noi viviamo in un sistema in cui sempre dobbiamo individuare qualche nemico per giustificare la nostra esistenza. Io penso che dobbiamo porre le cose nella giusta prospettiva.

Per me, che sono un marxista che vive in un paese occidentale, esistono certamente motivi di contrasto con Hamas e Hezbollah. Non sono contento che la resistenza sia guidata da un movimento che prende ispirazione dall’Islam, ma è così. E per il momento, queste contraddizioni diventano secondarie. D’altro canto, io sono totalmente contrario a gente come Abbas o Moubarak, che sono dei laici al servizio degli Stati Uniti. Sto leggendo articoli nella stampa Araba, conosco la situazione attraverso questi, e vedo le contraddizioni da un punto di vista differente rispetto alla sinistra Europea.

Perché la sinistra Europea non appoggia (apertamente) la resistenza Palestinese?

Il problema della sinistra Europea sta nel fatto che rifugge dal costruire una grande alleanza contro l’imperialismo, con la scusa di Hamas, delle donne con il velo e di tante altre pretestuose motivazioni. Di fatto, viene accettato di farsi coinvolgere nella grande alleanza dei Cristiani contro l’Islam. La sinistra va alla “guerra per la civiltà”, che è stata scatenata dagli ideologi Americani. La sinistra è stata al riguardo influenzata più di quello che pensa. Perché la sinistra Europea non si è tanto agitata quando i Falangisti Cristiani hanno fatto dei massacri in Libano?

Per parte mia, da laico, ho appoggiato la resistenza Irlandese contro l’occupazione Britannica, e che questi Irlandesi siano Cattolici non mi disturba. Effettivamente, il problema per gli Europei è che sono stati educati secondo un modello culturale e sociale che ha pregiudizi contro gli Ebrei e contro i Musulmani.

Perché la questione Palestinese è così cruciale per gli USA?

La Palestina è davvero una regione molto piccola, ma tuttavia ora rappresenta una delle più scottanti scommesse al mondo per due ragioni. Primo, creato lo stato colonialista di Israele, questo deve essere difeso dalle potenze imperialiste, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, come elemento e strumento di maggior dominio nel Medio Oriente. Questo è un modo per stroncare i movimenti rivoluzionari democratici nella regione. Se si schiaccia l’istanza Palestinese, si impedisce l’alleanza nel mondo Arabo fra tutte le linee di resistenza, in Iraq, Libano, ...

Al tempo dello Scià, era l’Iran a recitare il ruolo di poliziotto nella regione. Gli Stati Uniti vi avevano installato una dittatura militare al servizio dei loro interessi nell’area. Dopo l’Iran, è toccato ad Israele!

Uno degli esempi più emblematici di questa pratica è la rivoluzione nello Yemen del Nord negli anni Sessanta. Alcuni ufficiali attuarono un colpo di stato per imporre nello Yemen del Nord una repubblica democratica, appoggiati dall’Egitto. Lo sceicco che al momento comandava nello Yemen si rifugiò in Arabia Saudita. I Britannici organizzarono truppe contro la repubblica per stroncare il movimento nazionalista Arabo e soldati, addestrati da Israele, vennero impegnati per combattere contro le forze di liberazione.

Israele ha partecipato e sta ancora partecipando con suoi gruppi armati in Salvador, Sri-Lanka, Colombia,... Di fatto, dove sono coinvolti gli Stati Uniti, lì è coinvolto Israele.

La seconda ragione è data dall’importanza di Gerusalemme come città santa. Per l’Islam, si tratta del secondo luogo santo per importanza. E quindi questo sito ha sempre mobilitato tutti i Musulmani del mondo. Inoltre, Gerusalemme riveste tanta importanza anche per i Palestinesi Cristiani. Israele non vuole abbandonare tutto questo. Il fatto verrebbe considerato come una vittoria dei Palestinesi e dell’Islam.

E naturalmente, Gerusalemme ricopre un ruolo strategico, trovandosi situata sul confine fra Israele e la Cisgiordania. Allora, il problema di questa città è un elemento importante da considerare rispetto alla costante espansione di Israele. Infatti, questo Stato non ha confini ben definiti. Israele non possiede ancora una netta costituzione, e quindi ha sempre la possibilità di procedere ad eventuali espansioni.

Con il massacro di Gaza, qual’è il messaggio che Israele desidera mandare?

Il messaggio è questo: “Israele starà qui per sempre, anche se dovesse usare l’arma nucleare. Noi possiamo imporre a voi tutto ciò che vogliamo!”

Questo raggiungerà lo scopo?

Non credo, perché dall’altra parte ci sono combattenti con una propensione al sacrificio, quello che Israele ha perso. Con questa aggressione, Israele non ha ottenuto nulla di rilevante. Invece, Hamas ne è uscito rinforzato. Anche in Cisgiordania, dove la gente sta dichiarando che se ci fossero le elezioni, voterebbe per questo partito. In definitiva, coloro che resistono, sempre risultano vincitori!


10 febbraio 2009


Articolo originale in http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2009-02-11%2019:14:54&log=invites

(Traduzione dall’inglese a cura di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

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