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Il diritto di sciopero trasformato in delitto

(2 Marzo 2009)

Così ha deciso il 27 febbraio il Governo, inviando al Parlamento un disegno di legge (d.d.l.) sullo sciopero nei trasporti, che, una volta trasformato in legge, cancellerà sostanzialmente il diritto di scioperare.
Infatti, secondo quel d.d.l. (pensato e scritto da Sacconi, ministro del lavoro e primo corazziere di Berlusconi), potrà proclamare sciopero solo il sindacato (o la coalizione di sindacati) che ha una rappresentatività superiore al 50%. Chi non ci arriva, ma ne ha una oltre il 20%, potrà proclamare sciopero solo tramite un referendum tra i lavoratori, dal quale risulti favorevole almeno il 30% di loro.
Inoltre, ogni singolo lavoratore che vorrà aderire allo sciopero dovrà, obbligatoriamente e preventivamente, fornire il proprio nome e cognome (così, la gerarchia aziendale potrà usare tutti i mezzi a sua disposizione per fargli cambiare idea!).

E poi, il cosiddetto sciopero virtuale, cioè il fatto che, invece di scioperare, i lavoratori, pur dichiarandosi in sciopero, dovranno lavorare ugualmente, ma senza riscuotere la paga!!!
Questa ciliegina sulla torta, però, pare che non sarà fissata per legge, ma sarà fatta inserire nei vari contratti collettivi. Che Cisl-Uil-Ugl hanno già la penna in mano per firmare, visto che da mesi firmano (senza la Cgil) accordi e contratti a tutto spiano, nei quali concedono a padroni e Governo di tutto, di più.

Infine, come per ogni delitto, anche per lo sciopero fuori da queste nuove “regole” che di fatto lo cancellano, sono previste sanzioni: da 500 a 5.000 euro a testa. Stessa musica anche per chi, durante scioperi e manifestazioni, blocchi strade, porti, aeroporti, stazioni.

Meno male che il partito più forte al governo si chiama “Popolo della Libertà”! Cosa avrebbe mai deciso se si fosse chiamato “partito della dittatura”? Come in realtà è. Ce n’è di che mettersi a piangere da parte di quei lavoratori che lo hanno votato o hanno votato l’altro partito al governo, la Lega! O no?
Certo che anche il PD non dà molte garanzie rispetto al diritto di sciopero, visto che i suoi esponenti non hanno respinto il contenuto del d.d.l., ma si sono solo lamentati del fatto che il Governo non abbia attivato incontri coi sindacati prima di prendere la decisione definitiva!

E’ chiaro che il Governo non intende affatto limitare questa normativa al solo settore dei trasporti. Sacconi ha già detto che fra 2 anni farà entrare in vigore un Testo Unico sul diritto di sciopero per tutti i settori lavorativi, pubblici e privati. Come la presidente di Confindustria, Marcegaglia, gli chiede da mesi.

Si è partiti dai trasporti, perché qui i mezzi d’informazione, scatenati a ingigantire e drammatizzare i disservizi causati dagli scioperi di ferrovieri, conducenti di autobus urbani e metropolitane, hostess, ecc., hanno fatto di tutto per spaventare l’opinione pubblica e prepararla a schierarsi contro il diritto di sciopero.
Poi ci avrebbe pensato il Governo a utilizzare la situazione per cancellare questo diritto e trasformarlo in delitto in tutti i settori, dopo avere sfondato nei trasporti.
Eppure, qui, da una ventina d’anni gli scioperi sono regolamentati da norme tanto rigide da limitare fortemente i disagi dei viaggiatori.

Il diritto di sciopero è concepito dalla Costituzione come un diritto fondamentale del sistema democratico e non può essere regolamentato in modo tale da sopprimerlo, come intende fare il Governo con le “regole” sulla rappresentatività, sul referendum, sull’adesione preventiva e nominativa agli scioperi, sullo “sciopero virtuale”, sulle sanzioni di migliaia di euro per i “ribelli”.

Per gli studiosi di diritto sindacale il diritto di sciopero è un diritto soggettivo appartenente al singolo lavoratore e solo a lui, e non ai sindacati, o a un referendum di lavoratori, o al Governo, o ai padroni. Niente né nessuno può impedire al lavoratore di esercitare questo diritto, o di non esercitarlo. E’ lui, al momento di entrare o non entrare in sciopero, a decidere cosa fare.

Certo, se il Governo è presieduto da un padrone che ne ha fatte e ne fa di tutti i colori, c’è poco da meravigliarsi di questa “novità” del delitto di sciopero: alla dittatura in azienda non può non accompagnarsi la dittatura di Governo, per far subire spietatamente ai lavoratori una crisi economica e sociale spaventosa, precipitarli nella miseria più nera e nella passività più assoluta.

Una prospettiva da respingere, insieme al capestro-Sacconi, con la lotta sul lavoro e quella sociale.

CONFEDERAZIONE COBAS

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