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Peccatucci di Golan

Peccatucci di Golan

(6 Giugno 2011) Enzo Apicella
L'esercito israeliano spara contro le manifestazioni palestinesi sul Golan

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Gerusalemme est, target delle politiche coloniali e di pulizia etnica di Israele

L’UE, il Quartetto e l’intera Comunità Internazionale hanno il potere e il dovere di fermarle. Lo facciano!

(14 Marzo 2009)

La Municipalità di Gerusalemme sta pianificando la demolizione di 88 unità residenziali incluse 114 case abitate da circa 1500 residenti palestinesi del Quartiere al-Bustan a Silwan –Gerusalemme Est- per sostituirle con un parco archeologico in un luogo in cui, anche se in modo controverso, si ritiene che 3000 anni fa vi avesse vissuto re David. Inoltre altre 36 famiglie palestinesi, circa 230 persone, hanno ricevuto nuovi ordini di demolizione per le loro case nel quartiere di Abbasieh, sempre a Silwan, e altre 55 famiglie nel Campo profughi di Shu’fat devono evacuare le loro abitazioni, alzando a 179 il numero totale delle case palestinesi che secondo i piani dovranno essere demolite: ancora una volta, colpendo Gerusalemme Est, Israele mostra chiaramente la continuità della sua politica illegale e coloniale e distrugge ogni possibilità per la pace.

Se queste demolizioni a Silwan, dove gruppi di coloni sono da tempo impiantati, saranno realizzate, si tratterebbe del più grande progetto di demolizioni sin dall’inizio dell’occupazione israeliana nel 1967, per di più in un’area storica e simbolica di Gerusalemme Est, a meno di 400 metri dalla Moschea di Al-Aqsa e dal Muro del Pianto. Secondo un’organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem, le Autorità Israeliane hanno demolito circa 350 case a Gerusalemme Est dal 2004. Inoltre, per rapporti recenti (Peace Now) almeno 73.300 unità abitative israeliane saranno costruite in tutta la West Bank, raddoppiando il numero già esistente. Persino un gruppo di venti scrittori e ricercatori Israeliani – tra cui Amos Oz e David Grossman- in una lettera indirizzata al sindaco di Gerusalemme Nir Barkat hanno chiesto con urgenza di revocare le ordinanze di evacuazione di quelle persone dalle loro case perché tali politiche violano “i più elementari diritti umani” hanno dichiarato.

Demolire quelle case – le più recenti costruite più di 15 anni fa ma la gran parte costruite più di 80 anni fa, unico rifugio per generazioni e generazioni di palestinesi- rappresenterebbe un trasferimento forzato per migliaia di palestinesi, una catastrofe per molte famiglie –bambini, donne e anziani che saranno le persone che soffriranno di più- e anche un grande ostacolo per la ripresa di ogni negoziato di pace.

Il comitato dei residenti di Silwan (più di 40,000 palestinesi), in una lettera indirizzata al nuovo Segretario di Stato americano Hillary Clinton hanno chiesto sforzi reali per fermare questi attacchi organizzati contro Silwan e altre aree di Gerusalemme, che sono azioni “contro la moralità di tutte le religioni e i popoli”: ovvero stanno semplicemente reclamando i propri diritti in nome della giustizia e della legalità.

Il segretario di Stato americano Clinton, durante la sua visita in Cisgiordania, incontrando il Presidente Palestinese Mahmoud Abbas e il Primo Ministro (uscente) Salam Fayyad, ha definito le demolizioni israeliane delle case a Gerusalemme Est come “di nessun aiuto” per il processo di pace: ma la parola “unhelpful” non è abbastanza e non cambia i fatti sul terreno.

L’UE, il Quartetto e l’intera Comunità Internazionale hanno il potere e il dovere di fermare queste politiche. L’ultima delegazione di Membri del Parlamento Europeo ha potuto essere testimone della situazione durante una missione a Gaza e nella West Bank dal 26 febbraio al primo marzo: dopo la loro visita a Gerusalemme Est e l’incontro con la famiglia Al Kurd – che ancora vive in una tenda- hanno inviato una lettera di protesta a diverse autorità.

Roma, 6 marzo 2009

Luisa Morgantini
Vice Presidente del Parlamento Europeo

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