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(3 Novembre 2012) Enzo Apicella

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In difesa del diritto di sciopero

(12 Marzo 2009)

Il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione come un punto di forza fondamentale del sistema democratico e non può essere regolamentato in modo tale da sopprimerlo, come ha voluto fare il Governo col disegno di legge (d.d.l.) del 27 febbraio, rivolto al settore dei trasporti.
Un provvedimento liberticida, bene accolto da Cisl, Uil e Ugl.

Il diritto di sciopero è un diritto soggettivo del singolo lavoratore e solo di lui, e non dei sindacati, o di un referendum (anche se di lavoratori), o del Governo, o dei padroni.
Niente né nessuno può impedire al lavoratore di esercitare questo diritto, o di non esercitarlo. E’ lui, prima di entrare o non entrare in sciopero, a decidere cosa fare.

L’obiettivo del Governo è di far passare una legge che consentirà di proclamare sciopero solo al sindacato (o alla coalizione di sindacati) con rappresentatività superiore al 50%.
Mentre chi non ci arriva, ma ne ha una oltre il 20%, potrà proclamare sciopero solo tramite un referendum tra i lavoratori, dal quale risulti favorevole almeno il 30% di loro.

E il lavoratore che sgarra subirà sanzioni da 500 a 5.000 euro. Alla grazia della democrazia!

Inoltre, al posto dello sciopero reale, arriverà il cosiddetto sciopero virtuale: cioè, invece di scioperare, i lavoratori, pur dichiarandosi in sciopero, dovranno lavorare ugualmente, ma senza riscuotere la paga!!!

Al momento, è stata insufficiente la difesa del diritto di sciopero (attaccato insieme al potere d’acquisto di salari e pensioni e a quello di contrattazione. Per non parlare della miseria salariale dovuta alla cassa integrazione -quando c’è- e alla mobilità; o del diritto al lavoro negato da decine di migliaia di licenziamenti).
Certamente non sono Cisl, Uil e Ugl a scendere in piazza in difesa di questo diritto.
Loro si trovano meglio a fare in modo spudorato il gioco del Governo e della Confindustria.

Ma nemmeno il PD se n’è dato pensiero: basti pensare che sul d.d.l. del 27 febbraio ha solo balbettato di non essere d’accordo sul metodo, visto che il Governo s’è consultato solo con Cisl, Uil, Ugl e Confindustria!
Si può, dunque, essere sicuri che non si sarebbe stracciato le vesti, se il Governo si fosse consultato anche con la Cgil e questa avesse detto “no” (come sta dicendo), ma il Governo (si può essere certi che sarebbe successo così) fosse andato dritto per la sua strada.

Si è partiti dai trasporti, dove i mezzi d’informazione (scatenati a drammatizzare i disservizi causati dagli scioperi) hanno fatto di tutto per spaventare l’opinione pubblica e farla schierare contro il diritto di sciopero.
Ma una volta aperta la breccia nel settore dei trasporti, il Governo della Lega e del “Popolo della Libertà” (così Forza Italia e AN hanno avuto la spudoratezza di chiamare il loro partito, concepito per costruire una dittatura!) non esiterà a sfondare in tutto il mondo del lavoro dipendente.

Il ministro del lavoro Sacconi, infatti, ha già dichiarato che fra 2 anni entrerà in vigore un Testo Unico sul diritto di sciopero per tutti i settori lavorativi, pubblici e privati.
E allora, altro che diritti e libertà, per i lavoratori!

Per cominciare a fermare il Governo della prepotenza padronale,
per rilanciare la lotta sociale e sul posto di lavoro
(mai come oggi necessaria a non farci calpestare)
e per riaprire la strada ai nostri diritti e a tutti i nostri obiettivi di lavoratori,
diamo appuntamento a tutti in
PISA PIAZZA XX SETTEMBRE VENERDÌ 13 MARZO ALLE ORE 17.

Confederazione cobas, Rdb\cub, rifondazione comunista, sinistra critica, rete dei comunisti

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