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CEIman contro Caiman

CEIman contro Caiman

(25 Gennaio 2011) Enzo Apicella
I vescovi italiani esternano sui "comportamenti contrari al pubblico decoro"

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Fermiamo subito la deriva autoritaria!

(22 Marzo 2009)

Negli ultimi mesi stiamo assistendo in Italia a una vera e propria svolta autoritaria. L'arroganza del governo Berlusconi, il suo disegno iper-reazionario, la totale mancanza di opposizione, la criminalizzazione dei movimenti sociali, ci consegna un Paese allo sbando, paralizzato dalla crisi, terrorizzato dai media, fatto a pezzi dalle varie misure governative. Un Paese in cui, mentre le mafie e il padronato continuano spudoratamente i loro affari, le classi subalterne sono condannate a una lenta agonia, con i lavoratori che rischiano ogni giorno la vita nelle fabbriche e nei cantieri, e un'intera generazione presa nella trappola del precariato.

Siamo di fronte a una vera e propria emergenza democratica: incurante e impossibilitato a risolvere i veri problemi, chi ci comanda tenta ogni diversione, cercando nella creazione di un nemico, possibilmente immigrato, omossessuale, diverso o dissidente, una via di fuga dalla crisi. E quando anche la campagna di demonizzazione mediatica non dà più i suoi frutti - perché non si può sempre nascondere la verità! - si passa alla repressione diretta. Solo nelle ultime settimane: istituzione delle ronde, norme del pacchetto-sicurezza, mano libera a chi aggredisce i Rom, cariche delle forze dell'ordine contro studenti e lavoratori (con più di cinquanta fermi solo a Bergamo!)... E infine ancora alla Sapienza, dove l'altroieri sono stati caricati centinaia di studenti inermi, “colpevoli” di volersi unire alla protesta indetta dagli insegnanti. A completare il quadro arrivano le indecenti parole di Brunetta, che chiama gli studenti “guerriglieri”, sostenendo la loro estraneità al codice civile e la loro delinquenza a prescindere.

Insomma, senza che possano mai essere constatati comportamenti illegali, si estremizzano gli interventi polizieschi e giudiziari, tentando di impedire preventivamente l'allargamento della protesta, conseguenza della crisi, e di far dimenticare a una nuova generazione i giorni del movimento di ottobre... E tutto ciò accade con il colpevole silenzio di chi pure si professa “democratico”: dall'invisibile opposizione del PD al neocorporativista Napolitano, passando per l'opportunismo dei sindacati confederali, che firmano con Alemanno proprio il documento sull'ordine pubblico che ha legittimato le cariche romane.

Di pari passo, un violento attacco ideologico dall'alto, che mira a riscrivere la storia italiana. Fra foibe, sistematici servizi anticomunisti dei TG di regime, e medaglie al valore concesse a noti criminali di guerra, niente più fa scandalo: dalla copertina di Top Girl (giornalino per le adolescenti da decine di migliaia di copie) dedicata ai “bei ragazzi” fascisti, alle prossimità vertiginose di esponenti del governo con gruppi di estrema destra che predicano la superiorità della razza bianca, l'apartheid, l'antiabortismo, e il vecchio motto di Dio-Patria-Famiglia.

Questo clima si fa ancora più pesante in una città come Napoli, già assediata da mille problemi. Lo sdoganamento di comportamenti razzisti e squadristi fa sì che uno studente dell'Orientale venga preso a cinghiate e chiamato “negro di merda” sotto gli sguardi impassibili di un'intera piazza, che altri giovani vengano accoltellati da branchi paramilitari, e che Il 18 marzo, un gruppuscolo che si propone di instaurare il “fascismo del terzo millennio”, possa volantinare all'interno della Facoltà di Giurisprudenza, e aggredire con mazze, caschi, cinghie e coltelli degli studenti di ritorno dalla manifestazione.

È ciò che è accaduto proprio l'altroieri, quando Blocco Studentesco, banda di balordi che a dispetto del numero esiguo gode della favorevole copertura dei media, ha tentato di imporre con la violenza la sua iniziativa sui “fatti di Piazza Navona” del 30 ottobre. Fatti che li avevano visti protagonisti eroici, intenti a picchiare ragazzini poco più quindicenni per prendere la testa del corteo e snaturare la protesta contro la “riforma” Tremonti-Gelmini. Fa rabbrividire il fatto che la loro vergognosa iniziativa ottenga l'autorizzazione del Rettore Trombetti che, consentendo la presenza (per di più armata!) di questi soggetti nell'Università, li legittima e li incoraggia.

È proprio vero che “quando vivevamo ai tempi del fascismo, non sapevamo di vivere ai tempi del fascismo”...

FERMIAMO SUBITO LA DERIVA AUTORITARIA!
CONTRO I VECCHI E NUOVI FASCISMI, ORA E SEMPRE RESISTENZA!

RETE DOTTORANDI E RICERCATORI DELLE UNIVERSITÀ DI NAPOLI

Fonte

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