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Ventiquattro ore senza di noi

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(1 Marzo 2010) Enzo Apicella
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12 anni fa la strage del canale d’Otranto

(30 Marzo 2009)

Pochi quest’anno si son ricordati che il 28 marzo era la tragica ricorrenza dell’affondamento della nave albanese, carica di profughi, per mano di una corvetta della nostra Marina Militare.

Una strage maturata nel corso di un’orchestrata campagna di odio contro gli albanesi che si erano ribellati con le armi alla truffa delle finanziarie-fantasma che, sotto l’occhio benevolo del governo Berisha, avevano derubato i risparmi degli albanesi

Chi fuggiva dalla guerra civile, in Italia fu accolto prima con diffidenza ed infine con ostilità, mista con la paura orchestrata da una campagna mediatica contro l’etnia albanese definita la più cattiva tra quelle europee e dove tutti i partiti fecero a gara, in vista delle elezioni, a fare il muso duro…
Troppe le analogie con i giorni d’oggi e se non si affondano le navi dei migranti ,in compenso li si rinchiude in gabbie come cani randagi o si preferisce delegare il ruolo di accalappiacani alle bande armate nel Sahara, attraverso accordi che ricordano lugubremente quello, con Berisha, al quale si appellava il governo Prodi , nel marzo del 1997 per giustificare il disastroso intervento della nave Sibilla contro la barchetta albanese Kater i Rades.

12 anni in cui il dolore dei superstiti e dei familiari è stato spento dal lento scandire della “giustizia” dei tribunali italiani, dalle pressioni e dal pugno di denari offerti alle parti offese per evitare le cause civili, ma non domato dall’ostinazione di chi non si è arreso, tra gli avvocati o tra gli albanesi.

Morto in un tragico e misterioso incidente l’avvocato Baffa, col quale collaborammo per l’affermazione della verità, usciti di scena politici ed ammiragli , il processo terminava con una condanna “all’italiana”: qualche anno di carcere erogato ai due comandanti delle navi , l’equivalente di un omicidio colposo per cause automobilistiche come uno dei tanti che avvengono sulle strade italiane e lo stato italiano praticamente assolto.

Molto presto si riaprirà il processo d’Appello, mentre la piccola motovedetta albanese Kater I rades giace ridotta ad un ammasso di ruggine, in una piccola area della Marina militare a Brindisi. Passato è il tempo che i governi Prodi e D’Alema promettevano che l’avrebbero rimpatriata per farne un mausoleo alle vittime del canale d’Otranto a Valona, oggi quei soldi si preferisce utilizzarli per i rimpatri forzati di altre “pericolose etnie”.

Noi, comunque, non dimentichiamo a Brindisi e proseguiamo il nostro impegno alla ricerca della verità ed in questi giorni sulle pagine dell’Osservatorio sui Balcani di Brindisi, www.pugliantagonista.it/osservatorio.htm
all’interno del sito www. Pugliantagonista.it abbiamo incominciato a riversare foto, documenti, mostre ed inserito su you tube http://www.youtube.com/watch?v=0pWND0SLGTI&feature=channel_page il filmato dell’arrivo in porto della Kater ripescata sette mesi dopo. Ad esse presto ne aggiungeremo altre, onde mantenere viva l’attenzione su quella tragedia dell’immigrazione.

Brindisi 29 marzo 2008

Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
osservatoriobrindisi@libero.it

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