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(24 Novembre 2010) Enzo Apicella
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(Dove và la CGIL?)

Epifani gela la piazza: dialogo col Governo

Un bilancio sulla manifestazione CGIL del 4 aprile

(9 Aprile 2009)

Poteva essere il segnale d’avvio di una stagione di lotte contro il tentativo di scaricare i costi della crisi sui lavoratori. Invece è stato - in sostanza - il segnale della smobilitazione da parte dell’unico soggetto in grado di tenere testa al Governo. In un discorso abbastanza incolore e accolto senza grandi entusiasmi da parte di circa 300mila persone che affollavano il Circo Massimo, il segretario generale della CGIL non ha pronunciato una sola volta la parola Confindustria, ha scaldato la piazza una sola volta - quando ha pronunciato il nome di Berlusconi, accolto da una salva di fischi - ha addebitato tutto il peso della responsabilità al Governo, ma alla fine ha indicato come unica prospettiva quella di un tavolo di trattativa unitario (con CISL e UIL) con l’esecutivo, precisando che “non si tratta di una sfida”. Il Governo ha risposto quello che ci si poteva attendere, cioè picche.

Era prevedibile che Epifani avrebbe mantenuto toni bassi, perché è noto che da tempo una parte della Confederazione accetta di suo malgrado lo scontro col Governo, ma il leader della CGIL è andato oltre. Omettere qualsiasi riferimento al tentativo degli imprenditori di utilizzare la crisi per portare avanti ristrutturazioni selvagge e isolare la CGIL, dai licenziamenti politici alla Tod’s a Pomigliano, da Fincantieri alla Piaggio, significa negare una copertura “politica” alle lotte che le stesse strutture della CGIL portano avanti da mesi. Non è Berlusconi che licenzia i delegati della CGIL alla Tod’s o che trasferisce i ribelli di Pomigliano nei reparti “punitivi”. Non è il Governo che usa mobilità e cassa integrazione per scaricare i costi della crisi sui lavoratori. Sono Diego Della Valle e Sergio Marchionne. Sono, più in generale, gli imprenditori italiani, a cui di fatto Epifani, col suo discorso, lascia la porta aperta per una lotta del “mondo del lavoro”, contro un Governo che “non sta facendo abbastanza”. Una logica non troppo dissimile da quella con cui Veltroni, qualche tempo fa, propose una manifestazione dei lavoratori e degli imprenditori contro Berlusconi. Una proposta non esplicitata, ma suggerita da una lettura tra le righe del comizio di sabato. E confermata dall’apprezzamento di Epifani nei confronti del Presidente della Repubblica, poche settimane dopo il suo appello al sindacato a “non arroccarsi” su posizioni ideologiche, un passaggio accolto in modo assolutamente tiepido. Non stupisce dunque il fatto che il segretario del PD, dopo lunga riflessione, abbia deciso di essere in piazza, precisando identica disponibilità a sostenere analoghe manifestazioni di CISL e UIL a difesa del lavoro.

Ma soprattutto colpisce l’assenza di una proposta di lotta. Non era necessario convocare una manifestazione di massa per rilanciare il dialogo col Governo. E d’altro canto è da un anno e mezzo che l’esecutivo dimostra di non essere interessato a una trattativa e di chiedere al contrario la “complicità” del sindacato. Una strategia confermata dalle stesse dichiarazioni a caldo di Brunetta e di Berlusconi. Epifani evita pure di indicare quali contromisure prenderà la CGIL se il Governo dovesse fare orecchie da mercante. Dunque l’unica strada che rimane aperta è quella di accettare le condizioni del Governo.

Il problema è se il Governo deciderà di accettare la disponibilità della CGIL e se le dinamiche materiali permetteranno alla CGIL di rimettersi in riga, aldilà delle buone intenzioni della maggioranza del suo gruppo dirigente. E su questo è chiaro che nel centrodestra emergeranno posizioni articolate. La mancanza di combattività di Epifani non stimola certo aperture da parte di Berlusconi e d’altra parte passare sul cadavere della CGIL, con l’inasprirsi della crisi, rischia di spingere i settori di lavoratori più esposti al di fuori del controllo della CGIL, innescando dinamiche difficilmente controllabili e accentuando l’autonomizzazione dalla Confederazione di alcune categorie, a partire da FIOM e Funzione Pubblica. Quando la crisi determina una polarizzazione sociale crescente e il sindacato frena è evidente infatti che la relazione tra apparati sindacali e lavoratori rischia di andare in crisi. La mancanza di entusiasmo con cui i presenti anno accolto le parole di Epifani è un sintomo da non sottovalutare. Il Circo Massimo risponde a Epifani con entusiasmo minore di quello che tributò a Cofferati 7 anni fa.

Ciò oggi renderebbe tanto più possibile e necessario un intervento della sinistra per assicurare una sponda a quei settori di lavoratori che di fatto rischiano di trovarsi a lottare per la sopravvivenza privi, del tutto o in parte, di una copertura sindacale. Ma ancora una volta i commenti rilasciati dai maggiori dirigenti della sinistra evitano di entrare nel merito del discorso di Epifani e si limitano a stuzzicare Franceschini chiedendogli se sta dalla parte del Governo o della CGIL. Era una domanda che aveva un senso porre fino al 4 aprile. Dopo la parole di Epifani rischia di perdere colpevolmente di vista il fatto che la situazione è cambiata e che milioni di lavoratori rischiano nei prossimi mesi di trovarsi contro sia il Governo che il PD e allo stesso tempo di non avere una CGIL schierata “senza se e senza ma” dalla loro parte. L’assenza di un riferimento politico per il mondo del lavoro in Italia sta diventando drammaticamente e di giorno in giorno sempre più evidente. O la sinistra mette in campo una proposta in grado di indicare una prospettiva generale e una via d’uscita o la sua “inutilità” per larghe masse di lavoratori in questo paese non farà che accentuarsi.

articolo originale: http://www.controcorrentesinistraprc.org/articoli-contro-corrente.php?articolo=122

Marco Veruggio

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