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(22 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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I proletari, a Milano, si riprendono il 1° maggio

Contro l’imperialismo, per la liberazione proletaria

(10 Maggio 2009)

Dopo molti anni in cui il 1° maggio è stato svuotato dai suoi contenuti di lotta e trasformato in festa e in parate nazionaliste dai partiti e sindacati di regime collaborazionisti del capitale, i lavoratori hanno ripreso nelle loro mani unitariamente la bandiera internazionalista di lotta contro lo sfruttamento capitalista, sfilando a Milano. per il quartiere di via Padova.

Dietro lo striscione “Il nemico è in casa nostra: i padroni e i loro governi” operai immigrati e italiani, centinaia di sfruttati di tutto il mondo - asiatici, africani, europei, dell’america latina, in particolare arabi, srilankesi, albanesi, rumeni, equadoregni ecc. - hanno manifestato in un quartiere, di via Padova, a forte composizione di lavoratori soprattutto immigrati.

Lavoratori delle fabbriche (ex Breda e Alfa), delle cooperative (Origgio, Corte Olona), del pubblico impiego, della scuola (collettivi universitari), i rom della cascina Bareggiate, delegazioni di movimenti di Varese, Torino, Lecco, Bologna, Genova, Modena, Roma e Trento, si sono uniti, dimostrando, nelle lotte portate avanti nei loro posti di lavoro e in questa giornata, di essere un’unica classe, praticando il motto sempre valido “Sfruttati di tutto il mondo unitevi”.

La lotta per l’emancipazione dallo sfruttamento non ha confini, e questo 1° maggio 2009 a Milano un proletariato multicolore e combattivo, in cui erano mescolati giovani e vecchi, uomini e donne, ha evidenziato, anche nelle parole d’ordine anticapitaliste e antirazziste, che gli sfruttati hanno gli stessi interessi e un unico nemico: il capitale internazionale e suoi governi.

La manifestazione, proposta da Work, il “Coordinamento dei proletari e lavoratori comunisti”, è stata organizzata e promossa insieme a varie realtà di lotta, fra cui il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio composto da operai e lavoratori delle fabbriche di Sesto San Giovanni, dallo Slai-cobas con in testa gli operai dell’Alfa Romeo e della Fiat, dal Comitato Antirazzista Milanese, dall’ambulatorio Medico Popolare e altri ancora.

Il successo della manifestazione (800-1000 partecipanti), evidenzia la necessità di continuare a lavorare sulla strada dell’organizzazione e dell’unità internazionale dei lavoratori di tutto il mondo, gli unici in grado di opporsi alla barbarie capitalista che la crisi mondiale del modo di produzione capitalista - basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione nella spasmodica ricerca del massimo profitto - sta preparando per l’umanità .

Questa manifestazione ha rafforzato nella coscienza di chi ha partecipato (compresi movimenti sociali e comitati di lotta) la consapevolezza che solo partecipando e spendendosi in prima persona, senza delegare ad altri la difesa dei propri interessi di classe presenti e futuri, è possibile opporsi alle guerre (generate dalle forze del capitale imperialistico, con relative distruzioni e morte per milioni di sfruttati), ai licenziamenti, all’aumento dei morti sul lavoro e di lavoro impedendo la catastrofe che i padroni di tutto il mondo, oggi più che mai, stanno cercando di scaricare sui proletari.

La crisi economica crea le condizioni affinchè siano spazzate via tutte le illusioni di chi ancora crede di risolvere pacificamente il conflitto capitale-lavoro; la pace sociale non è altro che la condizione perché i nostri sfruttatori possano, a costo di produrre la morte di milioni di persone, mantenere in vita questo miserabile sistema.

I partiti e i sindacati, sia di destra, di sinistra, centro e centro, compresi quelli, oggi, extraparlamentari, che si richiamano, a parole, al comunismo (PRC-PdCI), promettono, soprattutto in questa fase pre-elettorale, di eliminare o ridurre gli effetti devastanti della crisi economica sui lavoratori – cercando, in qualche caso, di comprare con “trenta denari” la nostra resa, la nostra rinuncia alla lotta contro lo sfruttamento.

Oggi non basta più criticare, come certa sinistra, la società capitalista perché licenzia, fa le guerre, produce morti sul lavoro. Non serve cercare di persuadere qualche capitalista dell’immoralità dello sfruttamento sognando di un altro mondo possibile o migliore .

Senza cambiare gli attuali rapporti di produzione che continuano a generare, i borghesi come sfruttatori e gli operai come schiavi salariati, non è possibile nessun cambiamento.

E’ giunto il momento di agire, lavorando per costruire strumenti e forme organizzative sindacale e politiche adeguate a reggere lo scontro, attuale e futuro, col capitale imperialista internazionale.

Solo organizzandoci, eliminando quel cancro della società che si chiama capitalismo e il suo Stato, è possibile costruire una società dove si produca per soddisfare i bisogni degli esseri umani e non per il profitto.

Oggi ci sono le condizioni, perché la lotta per l’emancipazione proletaria riprenda nuovo vigore, per liberarci dalle nostre catene. La nostra liberazione passa necessariamente dalla capacita dei proletari coscienti, che si riconoscono in un’unica classe, di unirsi in un’unica organizzazione.

Su questi temi, sul come dare continuità alla lotta proletaria per la liberazione dallo sfruttamento, sulle forme di organizzazione che dobbiamo darci nello scontro di classe in atto, e sulla necessità di un coordinamento dei proletari e dei lavoratori comunisti che sappia unire pensiero e azione, noi compagni di Work indiciamo un’assemblea domenica 31 maggio alle ore 10,30, salvo imprevisti al Dopolavoro Ferroviario di Milano (via Tonale, Sottopassaggio Pergolesi).

Milano 7-5-2009

Per contatti: autorganizzati.milano@gmail.com

Work - Notiziario per il coordinamento dei proletari e dei lavoratori comunisti

Fonte

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