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Il governo Obama chiede poteri militari straordinari per il Pakistan

(9 Maggio 2009)

L’amministrazione Obama sta sempre piu’ trattando il suo crescente intervento militare in Pakistan come una guerra anti-insurrezionale separata, per la quale essa chiede lo stesso genere di poteri militari straordinari che il governo Bush ottenne per l’Afghanistan e per l’Irak.

E’ questo il messaggio principale che i funzionari del Pentagono hanno trasmesso in questi ultimi giorni a Capitol Hill insieme a sempre piu’ drammatici avvertimenti annunzianti che in mancanza di un immediato e incondizionato stanziamento di fondi militari americani destinati al Pakistan il governo di quest’ultimo potrebbe cadere.

Il Segretario alla Difesa Robert Gates ha avvertito Giovedi’ scorso il Congresso che se esso non approva rapidamente l’assegnazione di circa 400 milioni di dollari richiesti dal Pentagono come Nuovo Fondo Base Anti-insurrezionale l’esercito pakistano restera’ entro poche settimane senza disponibilita’ finanziarie per le sue operazioni contro gli insorti nella Provincia Confinaria del Nordovest (NWFP) e in altre zone del Pakistan occidentale.

Durante il suo intervento Gates ha altresi’ rivelato che anche dopo la progettata chiusura del centro carcerario di Guantanamo il governo americano puo’ tuttora tenere in carcere fino a 100 delle persone che trovansi cola’ detenute senza accuse ne’ processi. Il governo Obama ha chiesto al Congresso 50 milioni di dollari per costruire negli Stati Uniti delle carceri per i detenuti che considera pericolosi ma che non possono venire processati, principalmente perche’ le presunte prove contro di loro vennero ottenute con la tortura.

I 400 milioni di dollari programmati per l’aiuto militare al Pakistan fanno parte di un decreto per lo stanziamento supplementare di 83 miliardi e mezzo di dollari richiesto da Obama, destinati per la maggior parte a pagare il proseguimento delle guerre in Irak e in Afghanistan.

Rivolgendosi allo Appropriation Commettee del Senato, Gates ha detto che il Pentagono chiedeva che il controllo totale degli aiuti militari venisse assegnato al Generale David Petraeus, capo del Comando Militare Centrale degli Stati Uniti. Gates sosteneva che il Pentagono abbisognava di "questa unica autorita’ per le uniche ed urgenti necessita’ che affrontiamo in Pakistan in una sfida richiedente delle capacita’ che sono allo stesso tempo di guerra e di pace".

Alcuni membri del Congresso si sono opposti a questa richiesta, che ricorda le grossolane tattiche usate dall’amministrazione Bush per richiedere la immediata approvazione dei fondi militari per l’Irak e per l’Afghanistan senza fornire particolari.

Come ha fatto notare Venerdi’ il Washington Post, "I legislatori della Camera e del Senato hanno manifestato preoccupazioni per la creazione di questo nuovo flusso di fondi militari per il Pakistan che dovrebbe passare attraverso il Pentagono. Per tradizione, infatti, i fondi per aiuti militari passano per il Dipartimento di Stato e sono assoggettati alle restrizioni imposte dal Foreign Assistance Act".

I suddetti 400 milioni di dollari fanno parte di un quinquennale pacchetto di aiuti di 3 miliardi di dollari che vedrebbe destinati al Pakistan altri 700 milioni di aiuti militari entro l’anno fiscale 2010.

Il programma di aiuti militari contempla un forte incremento dell’addestramento delle forze di sicurezza pakistane, oltre alle truppe americane 70 destinate ad operazioni speciali alle quali Islamabad ha consentito senza fare obiezioni di addestrare elementi delle unita’ speciali e del Corpo di Frontiera pakistani. Gli ufficiali pakistani ed i soldati a cio’ destinati verrebbero addestrati fuori del paese. Inoltre, Washington fornirebbe importanti quantita’ di materiale militare nuovo comprendente elicotteri, occhiali per visione notturna, e armi portatili.

Secondo le leggi americane il Dipartimento di Stato dovrebbe sovrintendere ai programmi di aiuti militari ed assicurarsi che essi vengano eseguiti in accordo con la politica estera degli Stati Uniti e restino compresi entro i limiti legali assegnati a questo tipo di aiuti. Tuttocio’ sempreche’ gli Stati Uniti non si trovino in stato di guerra, ed questa la base della quale si e’ avvalsa l’amministrazione Bush per eludere il controllo delle autorita’ civili nell’incrementare simili programmi di aiuti militari in Irak e in Afghanistan.

Il giornale Post ha riferito che il portavoce del Pentagono Geoff Morrell ha detto che l’adozione di simili espedienti per il Pakistan comporterebbe il "muoversi su un sentiero molto difficile, perche’ il Pakistan" – ha continuato – "non e’ zona di guerra per l’esercito americano. Ma data l’urgenza della situazione noi abbiamo bisogno di tali autorita’ per aiutare il Pakistan nell’addestrare ed equipaggiare i suoi soldati per le operazioni anti-insurrezionali ASAP".

Il Generale Petraeus ha sostenuto la stessa cosa – in modo anche piu’ energico – in una lettera diretta allo Armed Service Commitee della Camera nella quale egli metteva in guardia contro una possibile caduta del governo pakistano.

Egli sosteneva che i "progressi" ottenuti dagli Stati Uniti in Irak e in Afghanistan si dovevano al fatto che "tali fondi sono immediatamente disponibili ed i comandanti hanno potuto uniformarsi rapidamente al mutare delle condizioni sul terreno". Aggiungeva inoltre che occorreva che l’esercito avesse la stessa liberta’ nel Pakistan, "dove uno stato insurrezionale in aumento minaccia la stessa esistenza del paese ed ha inoltre un’impatto diretto e micidiale sulle forze armate americane e su quelle della coalizione che operano in Afghanistan".

Si afferma pure che Petraeus abbia detto in privato ad alcuni membri del Congresso e dell’amministrazione che se l’esercito pakistano non dovesse riuscire a sopprimere l’insurrezione entro due settimane il governo di quel paese potrebbe cadere.

Citando delle fonti di informazione anonime da esso ritenute "al corrente delle discussioni in corso", il giornale Fox News riferisce dal canto suo che Petraeus ha fatto presente che l’esercito americano stava valutando la campagna che il Pakistan ha in corso contro i combattenti nel settore nordovest del paese "prima di stabilire la prossima linea d’azione degli Stati Uniti".

Nel suo servizio il Fox News aggiunge che Petraeus aveva espresso il parere che l’esercito pakistano potrebbe sopravvivere alla caduta del governo del Presidente Ali Zardari, e che l’esercito, che dipende dal Capo di Stato Maggiore Generale Ashraf Kayani, e’ "superiore" al governo civile.

Tale dichiarazione fa eco all’atteggiamento manifestato dal Presidente Obama lo scorso Mercoledi’ 29 Aprile durante una conferenza stampa pomeridiana tenuta nel centesimo giorno della sua nomina. Egli ha detto di confidare che l’arsenale nucleare pakistano resti in mani sicure "anzitutto e in primo luogo perche’ ritengo che l’esercito pakistano riconosca il rischio che armi del genere finiscano in mano a chi non deve averle, ed inoltre perche’ esiste un forte rapporto di consultazione e collaborazione fra le nostre rispettive forze armate".

In contrasto con quanto sopra, il Presidente americano ha descritto il governo Zardari come "molto fragile" e "mancante della possibilita’ di provvedere ai servizi di base" nonche’ di quella di "guadagnarsi il sostegno e la fedelta’ del suo popolo".

Circa il Pakistan Obama ha concluso dicendo: "Noi intendiamo rispettare la sua sovranita’, ma ci rendiamo anche conto di avere un interesse vitale sia strategico che nazionale nel fatto che la situazione del Pakistan sia stabile e non dovere un giorno finire col trovarci di fronte uno stato militante munito di armi nucleari".

Quando un cronista ha provato a domandargli se cio’ significava che l’esercito americano potesse eventualmente intervenire per mettere in luogo sicuro tali armi nucleari, Obama ha rifiutato di "esprimersi su cose ipotetiche".

Le osservazioni di Obama e del generale Petraeus fanno seriamente pensare che Washington faccia assegnamento in primo luogo e soprattutto sui rapporti del Pentagono con le forze armate pakistane, e che nella eventualita’ di un aggravarsi della crisi attuale pakistana Washington possa appoggiare un ritorno alla dittatura militare. Non sono trascorsi neanche nove mesi da quando l’ultimo uomo forte dell’esercito pakistano, il Generale Pervez Musharraf, consegno’ il potere ad un governo civile dopo un decennio di governo militare.

Quanto sopra potrebbe anche spiegare - almeno in parte - la decisione del Pentagono, della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato di far si’ che il flusso degli aiuti militari passi per le vie militari e non per i canali normali del Dipartimento di Stato, che devono attenersi al Foreign Assistance Act. Fra le restrizioni imposte da questa legge vi e’ infatti anche un divieto di "fornire aiuti militari ad un paese il cui capo del governo regolarmente eletto sia stato deposto per decreto o in seguito ad un colpo di stato militare".

Risulta quindi implicito che la dichiarazione di Obama sul Pakistan "intendiamo rispettare la sua sovranita’, pero’…" contiene una minaccia di intervento militare degli Stati Uniti.

Sta diventando sempre piu’ evidente che Obama - che deve la sua elezione, e in non piccola parte, all’opposizione di larghi strati della popolazione degli Stati Uniti alla politica militarista dell’amministrazione Bush - non soltanto sta continuando entrambe le guerre iniziate da Bush, ma ne sta preparando una terza.

In un articolo dal titolo "Adesso gli Stati Uniti considerano il Pakistan come una faccenda distinta dall’Afghanistan" il New York Times di Venerdi’ 24 Aprile faceva rilevare che la strategia del governo Obama era in origine quella di eseguire operazioni militari nella zona confinaria del Pakistan per impedire che gli insorti si rifugiassero in quel paese, ed inoltre di effettuare in Afghanistan un ulteriore "aumento" di truppe tale da raddoppiare entro i prossimi mesi il numero di soldati americani.

Tale strategia pero’ - osservava il New York Times - era stata completamente scardinata dalla offensiva talebana nel Pakistan occidentale. Adesso l’obiettivo principale di Washington e’ diventato quello di "impedire che prenda ulteriormente piede nel Pakistan un’insurrezione combattente islamica che ha pretese su un territorio situato a sole 60 miglia dalla capitale Islamabad".

In un articolo del 16 Aprile sul New York Times, Jane Perlez e Pir Zubair Shah hanno fornito un quadro delle intense tensioni di classe che hanno alimentato cola’ l’insurrezione. Dei gruppi armati definiti come Talebani – hanno scritto - erano riusciti ad assicurarsi il controllo della Vallata Swat in seguito ad una "rivolta di classe" originata da "profonde fratture prodottesi fra un piccolo gruppo di proprietari terrieri ed i loro affittuarii senza terra".

Secondo tale rapporto i militanti islamici hanno organizzato ed armato i contadini senza terra per una campagna mirante a scacciare dalla regione i ricchi proprietari terrieri, che erano anche dei funzionari governativi nonche’ capi dei locali partiti politici. Oltre ad imporre la legge islamica sulla Vallata Swat – una regione di un milione e 300 mila abitanti – i militanti islamici vi hanno effettuato numerose "redistribuzioni economiche".

Il New York Times riferisce che un non specificato anziano funzionario pakistano aveva detto: "Nella zona Swat vi e’ stata una rivoluzione cruenta. Non sarei sorpreso se essa giungesse a spazzar via in tutto il Pakistan l’ordine esistente".

L’amministrazione Obama si sta attualmente dando da fare per puntellare proprio quell’ "ordine esistente" costituito da rapporti terrieri di tipo feudale, da estese ineguaglianze sociali, e dalla prevalenza dei militari sul governo. Cio’ richiedera’ l’eliminazione non solo di un pugno di cosiddetti "terroristi", ma quella di una insurrezione che ha un vasto sostegno popolare, sostegno alimentato in gran parte dagli attacchi contro la popolazione civile che l’esercito degli Stati Uniti va effettuando su entrambi i lati del confine fra l’Afghanistan e il Pakistan.

Intervenuto in Afghanistan nel 2001 ed in Irak nel 2003 per affermare l’egemonia americana sulle regioni strategicamente vitali e ricche di petrolio dell’Asia Centrale e del Golfo Persico, l’imperialismo americano e’ riuscito soltanto a diffondervi l’instabilita’ ed a crearvi le condizioni per nuove ed ancor piu’ sanguinose guerre.

6 Maggio 2009

Articolo originale: http://www.wsws.org/articles/2009/may2009/paki-m02.shtml Traduzione di Rolando M.

Bill Van Auken

Fonte

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