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Fiat voluntas Pomigliani

Fiat voluntas Pomigliani

(19 Giugno 2010) Enzo Apicella
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(Dove và la CGIL?)

Lo spartiacque del "Manifesto".

(18 Maggio 2009)

Ieri i telegiornali hanno martellato duramente tutto il giorno e fino a notte tardissima la notizia della "aggressione" subita da Rinaldini ad opera di un gruppo di facinorosi appartenente ai Cobas. Naturalmente tutte le forze politiche ed i grandi capi delle Confederazioni hanno espresso solidarietà a Rinaldini e stigmatizzato duramente il comportamento "teppistico" dei Cobas. La dichiarazione più dura è stata del Ministro Sacconi che si è riferito all'azione di "soliti noti" mentre la Marcegaglia non ha fatto mancare la solidarietà sua e degli industriali italiani al Segretario della Fiom.

Il martellamento massmediatico continuerà anche oggi e durerà dal momento che viene utilizzato da una sapiente regia per criminalizzare le "reali" resistenze alla manovra padronale, nel caso della Fiat, per la realizzazione di accordi che ridurrebbero considerevolmente i dipendenti di Pomigliano d'Arco o di Termine Imerese. Il martellamento serve ad isolare e ridurre alla stregua di teppisti quanti lotteranno per salvare il pane delle loro famiglie. Molti di loro, da un anno vivono con 650 euro al giorno che è l'equivalente della somma che la signora Marcegaglia spende in una notte di albergo.

Stupiscono in questo contesto due cose: il fatto che Rinaldini non abbia smentito l'episodio ma anzi definisce teppisti i presunti aggressori quando sembra che il tafferuglio sia nato da persone del palco che volevano impedire al rappresentante dei Cobas di prendere la parola; stupisce la durissima condanna pronunziata dal "Manifesto" con un corsivo durissimo. "Da oggi, o di qua o di la". E' stata inferta una dolorosa ferita che fa da spartiacque". "I Cobas sono fuori dalla sinistra. Una scomunica in piena regola!!

Intanto, ammesso che ci siano state responsabilità di un gruppo di persone appartenenti ai Cobas non è corretto criminalizzare il vasto, profondo, popoloso movimento del sindacalismo di base prendendo a pretesto l'episodio di Torino. C'entrano i Cobas della Scuola, degli Ospedali, di tutti i settori del lavoro con quanto è accaduto a Torino? Mi pare che anche il Manifesto prenda a pretesto l'incidente torinese per esprimere un giudizio generale di condanna su quella che a me sembra l'unica area di autonomia e di libertà sindacale dal momento che da anni le Confederazioni si limitano a ridurre il danno delle proposte avanzate soltanto dalla Confindustria o dal Governo. Un'area estranea alla stipula dei famigerati accordi del luglio 2007 con il Governo Prodi che riducono ancora le pensioni ed il welfare e consolidano il regime di precariato. Accordi ratificati da un referendum incontrollato ed evidentemente pieno di dati gonfiati dal momento che ha dato per certi cinque milioni di adesioni di cui settecento mila votate in Sicilia (sic!!). Un'area che resiste ai processi di privatizzazione degli ospedali e della pubblica amministrazione accettati dalle Confederazioni, un'area che non ha firmato l'accordo separato sui contratti che la Cgil, dopo avere assistito come convitato di pietra agli accordi, si accinge a fare filtrare attraverso le categorie.

Siamo alla vigilia del Congresso della CGIL dove pare che il dibattito sarà animato da una mozione "alternativa". Le premesse non sono buone e gran parte delle "innovazioni" introdotte dal padronato con l'aiuto di Cisl ed Uil ed a volte della CGIL non saranno messe in discussione a cominciare dalla regolamentazione delle assunzioni che saranno quasi tutte precarie e dalle agenzie interinali che continueranno a produrre lavoratori invisibili. Un gruppo di giuslavoristi capeggiati da Ichino e Sacconi stanno orientando la legislazione non soltanto verso meno diritti ma verso l'imposizione di obblighi e divieti ai lavoratori a cominciare dalla impossibilità di ricorrere al Magistrato. L'area alternativa non si oppone realmente e fino in fondo al minimalismo concertativo della maggioranza ispirata dal PD. Per questo esprime tanta insofferenza e nervosismo verso il sindacalismo di base.

Il durissimo commento del Manifesto suscita amarezza in quanti subiscono nelle aziende il processo involutivo di sindacati confederali spesso fiancheggiatori dell'ufficio risorse umane delle aziende. E' la prova che un regime si crea non quanto la destra si impossessa del potere ma quanto la sinistra ne condivide la cultura ed anche l'odio verso chi si mette di traverso e vuole resistere. Un regime esiste quando giornali sono tutti largamente finanziati da una legge dello Stato per centinaia di milioni di euro ( caso forse unico al mondo) e le televisioni sono strettamente controllate non soltanto dal Presidente del Consiglio ma dalla partitocrazia deteriore che ha lottizzato tutto e sacrifica la verità al mantenimento del proprio lotto di potere.

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