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Buona domenica, vera Italia!

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(21 Luglio 2013) Enzo Apicella

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Elezioni di giugno ‘09

(22 Maggio 2009)

Come avviene ormai ogni anno, siamo alla vigilia di ennesime elezioni, questa volta europee, abbinate ad elezioni locali e, nei giorni di ballottaggio fra candidati al “premierato” locale (il 21-22 Giugno), ad un referendum sul sistema elettorale. Quest’ultimo è il più recente ritrovato di ingegneria istituzionale, che dovrebbe portare ad un definitivo bipartitismo anche in Italia, in omaggio alla “santa” governabilità del sistema. E’, innanzi tutto, così chiara la natura antipopolare di un simile tipo di referendum, che non possiamo che disertarlo, invitando apertamente lavoratori e proletariato in genere, la classe di cui sosteniamo gli interessi, a fare altrettanto. Ciò, a maggior ragione, per il fatto che il mancato raggiungimento del quorum segnerebbe il suo fallimento, la sua sconfitta.

Per quanto riguarda le elezioni europee, fermo restando il fatto che a quel livello il Parlamento conta, se possibile, ancor meno di quello nazionale, dato che nella U.E. dei 27, ma “a più velocità” anche dopo il recente Trattato di Lisbona, sono destinati a prevalere i rapporti fra gli imperialismi più forti, interpretati dai rispettivi governi nazionali (che siglano i Trattati dell’Unione), esse vanno lette come un “termometro” dei rapporti sociali interni al Paese, piuttosto che come espressione di adesioni a diverse ipotesi ideali transnazionali. In questo senso, siamo in un momento di crisi economica, che il Governo Berlusconi, pur forte del consenso maggioritario espresso “dagli italiani”, della insipidezza della “opposizione” parlamentare e del fallimento elettorale della sinistra istituzionale, cerca di negare, perfino di fronte all’evidenza.

Dopo le scorse elezioni nazionali (Aprile ’08), il Governo Berlusconi, cui il precedente Governo Prodi aveva aperto la strada, ha sviluppato un durissimo attacco ai lavoratori, usando l’arma della divisione, prima fra lavoratori, del pubblico e del privato, fra immigrati e nativi, fra precari e stabilizzati, e poi fra i sindacati stessi. Coadiuvato da un sapiente uso dei media, che hanno taciuto in alcuni casi, sviato l’attenzione in altri casi ed indirizzato contro nemici fittizi la rabbia dei proletari in altri casi ancora, questo Governo è riuscito ad infliggere loro colpi in diverse direzioni, mantenendo il sostanziale consenso dei suoi elettori, anche di quelli facenti parte dei settori colpiti. Sono i segni della crisi internazionale, che continuano a manifestarsi con evidenza, a mettere in difficoltà il Governo: consci di avere finora servito “bene e senza tentennamenti” il capitale, non si fanno capaci del fatto che vi siano ancora problemi…
Nel mentre, le posizioni del P.D., aldilà degli aggiustamenti elettoralistici, si esprimono sullo stesso piano di quelle del P.d.L., convergendo spesso nel concreto, come è avvenuto, ad esempio, con l’introduzione del limite minimo percentuale del 4% per avere eletti, cercando di silurare preventivamente pericolose liste concorrenti. Rimane solo l’Italia dei Valori a “raccogliere il testimone” dell’antiberlusconismo della borghesia “onesta”.

Ovvio e prevedibile appare il “rimescolamento di carte” all’interno della Sinistra, che, come Arcobaleno, si era ritrovata l’anno scorso, suo malgrado, extraparlamentare. Tale storico fallimento, peraltro concausa della svolta popolare a destra, non ha sortito, purtroppo, alcun serio processo di autocritica e, tantomeno, di sostanziale ricollocazione politica; basti per tutto il sostegno fornito dalla “sinistra governista” alle guerre cui l’Italia ha partecipato durante il Governo Prodi, oggi, al massimo, ignorato. Il ceto politico in crisi si è, così, scomposto in molte frazioni, che si sono poi ricomposte, dando luogo a due nuove aggregazioni: da un lato “Sinistra e Libertà”, che raccoglie i Socialisti Italiani di Nencini, i Verdi della Francescato, la Sinistra Democratica di Fava e le frazioni PRC di Vendola e PdCI della Bellillo, e dall’altro “Rifondazione dei Comunisti Italiani”, che raccoglie le maggioranze del PRC (Ferrero) e del PdCI (Diliberto), Socialismo 2000 di Salvi e Consumatori Uniti. Si tratta ancora una volta di liste miste con forze borghesi al proprio interno (ad esempio, contraddittoria e, perciò, significativa la presenza di “consumatori” – definizione interclassista - in una lista che, almeno nella propria denominazione, cita “i comunisti”), che non danno adeguate garanzie di opposizione di classe, né sul terreno sociale, né, almeno su quello istituzionale, ad entrambi i principali partiti espressione dell’imperialismo italiano, il P.D. ed il P.d.L.

La cosa peggiore, però, è che al rimpasto dei ceti politici fa da complemento una rinnovata adesione del corpo militante, che, perlomeno nella sua parte non arrivista, potrebbe, invece, confrontarsi con una dimensione di lotta non fondata sulla delega, né finanziata dallo Stato. La irreversibile vocazione istituzionale del ceto politico delle due “nuove” liste di Sinistra, il cui orizzonte ultimo era e resta il Parlamento, ci induce, per chiarezza politica e di prospettiva, a non considerare come accettabile il voto ad esse.

Di fronte ad un simile panorama elettorale, avrebbe un senso, come riferimento in controtendenza, una aggregazione unitaria di forze classiste che, rifiutando ogni accordo con forze borghesi, ogni politica di “fronte popolare”, sia in grado di esprimere, oltre che una pratica di intervento reale e radicato nei principali settori della classe, una “massa critica” tale da risultare credibile verso i lavoratori ed il proletariato in genere. Sono tre condizioni tutte necessarie, ma, da sole, non sufficienti, perché l’assenza di una sola di esse ripropone un rapporto diseducativo verso l’elettorato e, soprattutto, verso il corpo militante. In realtà, l’unica lista presente questa volta per le elezioni europee e che si pone su di un terreno classista è quella del P.C.L. (Partito Comunista dei Lavoratori) di Ferrando, che, nonostante la propria esigua consistenza militante, punta sempre ad una forte visibilità mediatica del proprio leader, quando non si limita ad agitare obiettivi oggi non praticabili (per tutti basti ricordare lo slogan “Se ne vadano tutti” utilizzato alle scorse elezioni!), e perciò puramente propagandistici.

Nel contesto dato, questo Circolo ha deciso di annullare la scheda e/o, comunque, di non votare alle europee, continuando a lavorare per l’unità di classe e contro ogni svendita delle conquiste operaie, per l’opposizione all’imperialismo europeo, anche quando si esprime a livello nazionale.

Il contesto finora descritto vale sostanzialmente anche per le elezioni locali, provinciali e comunali, nei cui Consigli le sinistre hanno tenuto in piedi giunte “di centro-sinistra”, insieme al P.D., ad oltranza, anche di fronte alle peggiori nefandezze, utilizzando la comoda “teoria del meno peggio” rispetto al centro-destra. L’unica differenza è che sul piano elettorale locale a volte può essere presente anche una lista di “Sinistra Critica”, formazione eco-pacifista e movimentista, radicale solo su alcune specificità, oppure una lista del P.d.A.C. (Partito di Alternativa Comunista) o della sua recente scissione “Alternativa Proletaria”. Il fatto che in un caso si tratta di una forza di natura contraddittoria e nell’altro dei due tronconi in cui si è divisa una forza già piccola non sono certo segnali positivi per la classe, né, tanto meno, possono il riferimento necessario per i lavoratori ed i proletari in genere. Tutto ciò lascia ritenere oggi come inopportuno il voto, anche alle amministrative…
In generale, comunque, non escludiamo di valutare l’eventualità di votare sul piano locale una singola forza, o, meglio così, un aggregato di forze, classista, in relazione a come si muove su quel piano, con quale radicamento, quali criteri ed in quale ottica, fermo restando che non si tratta certo di seminare illusioni sulla possibilità per i lavoratori ed i proletari in genere, di ottenere la soluzione radicale dei loro problemi all’interno di questo quadro socio-economico capitalistico.

Per quanto riguarda ballottaggi e referendum, riteniamo giusto un aperto boicottaggio di entrambi.

Circolo ALTERNATIVA DI CLASSE Via Fiume, 189 (SP)

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