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Perchè non votare alle elezioni del 2009

(26 Maggio 2009)

La perdita di identità comunista non è un solo e semplice pericolo per il Prc ed il Pdci, tutto questo è invece, ormai da anni, una pura e semplice realtà incontestabile e le minoranze interne di questi due partiti che non sono uscite dai rispettivi partiti lo hanno fatto solo per un meschino calcolo economico.
Vi domando Compagni e mi domando, dov’era il Sig. Ferrero neo segretario del Prc quando la direzione del Prc elogiava il Papa, accreditato come uno dei paladini del movimento contro la guerra, e si inchinavano insieme al parlamento Italiano al Vaticano?
Egli era dalla parte del segretario Bertinotti contro le minoranze!
La direzione del PRC applaudiva un reazionario responsabile insieme agli imperialisti europei e statunitensi della distruzione della ex Jugoslavia e dell’appoggio agli USA nella guerra contro l’Afghanistan.
Il gruppo parlamentare del PRC e la sua direzione si guadagnarono dei posti di chierichetti nella sede del Vaticano e, quindi, un sereno futuro economico nel caso non dovessero trovare posto nelle istituzioni.
E mentre il Vaticano, già da qualche anno, riteneva la violenza giustificata in taluni casi e non ultimo quello della sicurezza collettiva, e di conseguenza giustificando anche la guerra preventiva di Bush (il parlamentino del Vaticano nei giorni successivi all’attacco alle torri gemelle a New York, ha chiaramente affermato che la violenza per la difesa collettiva è certamente giustificata) il PRC riteneva e ritiene invece la non violenza la pratica politica che deve caratterizzare il partito e questa scelta deve diventare strategica ed irrinunciabile, trasformando il partito in un partito non più comunista, in un partito nonviolento, Gandhiano e piccolo borghese.
Il Sig. Ferrero era già a suo tempo favorevole alle politiche non violente della direzione del Prc di Bertinotti, coerentemente con il suo passato di impegno nella Chiesa Valdese, avendo fatto parte della FGEI di cui è stato segretario nazionale dal 1985 al 1986.
L’obiettivo della presa del potere per realizzare il socialismo ed il comunismo veniva cancellato, in quanto ogni forma di violenza rivoluzionaria veniva bandita!
Alla minoranza marxista che esisteva nel partito era stato nel passato messo il bavaglio e schiaffeggiata ogni qual volta il partito si trovava a dover scegliere la strategia, la linea politica, gli incontri internazionali, palesando il carattere antidemocratico ed autoritario della direzione del partito, di cui il Sig. Ferrero faceva parte, escludendo ogni dibattito interno, dichiarando apertamente che contava solo la segreteria del partito.
Il Prc assumeva il programma dell’Ulivo non solo sulla politica internazionale e sulla tematica della guerra, ma anche nelle scelte di politica sociale interna.
Dov’era il Sig. Ferrero quando si gettò fango sulla resistenza accusando i partigiani di Tito di crimini a proposito delle falsità storiche sulle “foibe”?
Egli era sulla linee del segretario Bertinotti!

Da: Stato e Rivoluzione

Le affermazioni di Lenin in “Stato e rivoluzione” sono a tutt’oggi valide:

Non abbiamo dimenticato le scelte dei governi di centro sinistra di cui Rifondazione ha fatto parte scelte di impoverimento dei lavoratori e di arricchimento della borghesia e nelle scelte di politica internazionale appoggio alle guerre di rapina delle materie prime!
Dov’era il Sig. Ferrero?
Egli appoggiava queste scelte insieme al gruppo dirigente di Rifondazione!
Possiamo dimenticare il pacchetto Treu che ha aperto la strada alla legge 30/2003 ed al Decreto legislativo 276/2003
Con i finanziamenti alla scuola cattolica inoltre venivano destinati 347 miliardi di vecchie lire, calpestando l’articolo 33 della Costituzione, che espressamente vieta allo Stato di finanziare o sovvenzionare gli Istituti scolastici privati.

Per non parlare della scelta del centro sinistra di votare contro il referendum sull’art. 18, che chiarisce, se ce ne fosse ancora bisogno, la posizione di classe di una tale organizzazione politica.
Ed ancora oggi il Segretario Ferrero si dice possibilista ad un accordo con il centro sinistra, ma con rapporti di forza leggermente diversi, solo che il PD risponde con disprezzo affermando di essere un partito a vocazione maggioritaria!

Sulle questioni internazionali il PRC ha sempre scelto la linea dell’intervento dell’ONU.

La dove è intervenuto l’ONU come forza di interposizione tra due contendenti in guerra, si sono verificati da parte dei militari dell’ONU comportamenti criminali e pedofili, come denuncia il rapporto degli ispettori dell’ONU che hanno visitato Liberia, Guinea e Sierra Leone, sesso con bambine in cambio di una scodella di riso!
L’ONU non riesce nemmeno a far rispettare le sue risoluzioni, in particolare quando queste colpiscono o dovrebbero colpire nazioni storicamente alleate degli USA, vuoi per invasione o per violazione dei diritti umani (vedi Israele, Turchia etc.), mentre è efficace nelle sue risoluzioni contro i paesi nemici degli USA che invadano paesi amici degli Stati Uniti (vedi Iraq). Inoltre militari italiani fotografati in un paese africano dove dovevano garantire la pace, si divertivano a torturare con strumenti elettrici alcune persone di questo paese (le foto sono state pubblicate da vari quotidiani italiani e da diversi settimanali).
Nessun diritto internazionale ha una qualche validità di fronte alla grande forza militare degli USA e dei suoi bravi lacchè.
L’ONU non è altro che l’organizzazione mondiale dei paesi capitalistici, che hanno ora interessi comuni e si uniscono, ora hanno invece interessi politici ed economici contrapposti e si dividono, al cui interno si muovono le grandi nazioni imperialistiche, tutte in ogni caso, hanno l’interesse a mantenere la proprietà privata ed a colpire ognuno nel proprio paese la classe operaia secondo le direttive del FMI.

Seguendo l’insegnamento del materialismo storico e dialettico, possiamo affermare che ogni partito, così come ogni essere umano, è ciò che fa e non ciò che dice o pretendere di essere.
Questo partito, per le sue azioni si caratterizza come un partito piccolo borghese che sente come un peso la tradizione marxista e leninista.
Il sig. Bertinotti non era un comunista ieri e non lo è oggi e così pure la sua schiera di bravi servitori di cui ha fatto parte il Sig. Ferrero!
Un corso talmente nuovo, quello dei Sigg. Ferrero-Diliberto che ripropone le stesse alleanza con il centro sinistra nelle amministrazioni locali.
Un corso così nuovo che vorrebbe ritornare con il centro sinistra se questo rinunciasse alla “premiership”.
Non sono lontani i congressi dei maggiori partiti cosiddetti comunisti che hanno usato il cosiddetto cammellaggio per vincere ogni qual volta si doveva votare una mozione congressuale, oppure azzeravano le riunioni ogni qual volta la maggioranza finiva in minoranza!
Ricordiamo ancora la rappresentazioni del sig. Bertinotti nel salotto di Bruno Vespa e nella City londinese dove si compiaceva del suo status di intellettuale piccolo borghese, si lasciava andare ad affermazioni che ne evidenziano la sua vera natura elogiando Berlusconi come imprenditore, riconoscendogli un ruolo positivo nel campo degli affari.
Questa accozzaglia di servi della borghesia ha votato per decine e decine di volte la fiducia al governo di centro sinistra legato alla Confindustria, ha lasciato in piedi le leggi sulla precarizzazione e flessibilità della forza lavoro, ha ridotto i redditi dei lavoratori e favorito quelli dei gradi industriali.
Questi piccolo borghesi, che utilizzano tutti gli strumenti politici esistenti per riciclarsi, fino a poco tempo fa avevano fatto parte del governo dei padroni e votato le sue “missioni di pace”, quelle missioni con migliaia di militari armati fino ai denti, con portaerei, con carri armati, con aerei con bombe a frammentazione, con bombe all’uranio impoverito ed altre armi tecnologiche di recente innovazione, con le torture nei confronti di quelli che essi considerano nemici, ma anche nei confronti di adolescenti e bambini, la tortura nei confronti di innocenti è la vera essenza delle “missioni di pace”, con i simboli fascisti sui carri armati etc., queste presunte “missioni di pace” altro non sono che guerre per la difesa degli interessi dell’imperialismo europeo e statunitense, guerre di rapina delle materie prime e per le fonti energetiche.
Il sig. Diliberto, segretario del PdCI che in una intervista rilasciata a Goffredo De Marchis di Repubblica il 26 giugno del 2006, affermava a proposito della guerra in Kosovo (testuali parole): “Però è durata due mesi e non quattro anni. Ed ha impedito il massacro del popolo Kosovaro. A questo sono serviti i bombardamenti su Belgrado” giustificando i bombardamenti della Nato nella ex Jugoslavia.
Un partito non si costruisce sulle scartoffie e sui circoli culturali, un partito nasce allorquando le condizioni politiche ne affermano la necessità e la possibilità. Esso può nascere anche fuori dalla classe che pretende di rappresentare, ma cresce e si rafforza, solo con la classe, nella classe e per la classe.
La classe operaia riconosce come sua organizzazione politica e la innalza a dignità di partito che la rappresenta, quella che trova al suo fianco nelle lotte! ……. Quei partiti costruiti sulle carte, crolleranno come crollano tutti i castelli di carte quando il vento soffia forte!
La farsa delle elezioni Europee sancirà l’assoluta inadeguatezza di tutti i Partiti Comunisti che oggi si presentano in questa tornata elettorale, non solo di quelli istituzionali, ma anche di quelli autoproclamatisi tali negli ultimi anni, dimostrerà che il marxismo è l’unico strumento possibile per capire i meccanismi e le contraddizioni della società capitalistica.
Soltanto un Partito Comunista che sia presente nelle lotte al fianco dei proletari ed ancorato al marxismo può portare la classe dei proletari alla vittoria.
Dopo la sbornia elettorale si riproporrà ancor di più la necessità di costruire il Partito Comunista, senza il quale le classi oppresse vedranno peggiorare la loro condizione precipitando verso una barbarie senza fondo.

Sul Sindacato

Inoltre la questione della costruzione di un sindacato di classe - fuori e contro le organizzazione sindacali confederali e concertative - è condizione anch’essa necessaria, in quanto i sindacati concertativi hanno assunto il compito di conservare, regolarizzandolo, il rapporto del lavoro salariato con il capitale. I sindacati concertativi avversano qualsiasi idea e prospettiva rivoluzionaria e considerano le idee del marxismo rivoluzionario pericolose in quanto mettono in discussione la sopravvivenza dei luoghi di lavoro e quindi della proprietà privata.
Nei luoghi di lavoro, arrivano se necessario a minacciare, espellere dal sindacato ed in collaborazione con l’azienda a licenziare (v. licenziati alla Fiat di Pomigliano nel 2006 con la collaborazione di Cgil-Fiom, Cisl e Uil) quei lavoratori che rappresentano la punta più avanzata della classe operaia.
In questi ultimi anni le uniche lotte che hanno prodotto un innalzamento della coscienza e realizzato dei miglioramenti economici e normativi dei lavoratori sono state quelle nate spontaneamente fuori e contro le burocrazie sindacali concertative, laddove invece l’organizzazione sindacale avrebbe dovuto far superare le forme di lotta spontanee, per elevare lo scontro tra capitale e lavoro, per unire i lavoratori e per dare loro maggiore forza nello scontro contro il capitale.
Le OO.SS. concertative firmando l’11 febbraio 2004 l’applicazione del Decreto 276/2003 attuativo della Legge Biagi, (una delle peggiori leggi, se non la peggiore che il capitale ha realizzato per schiacciare e rendere schiava la classe lavoratrice), con i cosiddetti contratti di inserimento, hanno chiarito bene da che parte essi stanno nel scontro tra capitale e lavoro.
Con l’accordo del 23 luglio, Cgil, Cisl e Uil danno formalmente inizio a quella linea sindacale che và sotto il nome di concertazione.
Una politica sindacale che da quel momento si fa carico della redditività e produttività dell’ impresa e si illude che tramite la concertazione i redditi da capitale e da rendita saranno investiti in innovazione e ricerca, per un successivo rilancio dell’economia e quindi dell’occupazione.
La concertazione ha così prodotto contratti di lavoro subordinati ai vincoli ed agli obiettivi propri dell’interesse di impresa e, negli ultimi dieci anni ha determinato una riduzione degli stipendi di operai ed impiegati di circa il 30% a tutto vantaggio dei profitti.
Uno degli schiaffi alla condizione ed alla dignità dei lavoratori è l’accordo firmato nel 2006 tra Cgil, Cisl, Uil e l’azienda Atesia.
Circa 4000 Co.co.co. si trasformano in apprendisti, somministrati, ad inserimento ed a progetto, nella piena accettazione ed attuazione della Legge Biagi!
Il sindacalismo borghese, o di regime, si è dato una struttura, formata su uno schema di funzionari di mestiere, che è irrecuperabile ad una politica di classe.
Costoro sono sempre più legati agli interessi dell’azienda che riesce a comprarli promettendogli passaggi di livello nel luogo di lavoro ed assunzione dei loro figli.
La piattaforma di rilancio delle lotte politico-sindacali deve partire dalla richiesta della cancellazione di tutte le leggi di precarizzazione, tra le quali ricordiamo la legge Treu, la legge Biagi, dalla cancellazione dell’accordo del luglio del ’93 ed inoltre la richiesta di una riduzione dell’orario lavorativo, l’abolizione delle leggi europee sull’allungamento dell’orario di lavoro, delle leggi di “dumping sociale” (v. Bolkestein) e la richiesta di grossi aumenti salariali in una prospettiva di unità del sindacalismo di base che negli ultimi anni si è affermato sulla scena politica superando le logiche di difesa del proprio orticello.

Nel campo scolastico va ricercata e proposta l’unità tra studenti ed operai contro le politiche di attacco alla scuola pubblica per piegarla agli interessi aziendali della borghesia.
La nostra proposta deve essere di una scuola pubblica, gratuita e sotto il controllo della classe operaia che educa e si educa senza lasciare la funzione di educazione dei propri figli nelle mani della borghesia.

Un brevissima riflessione sulla crisi

La crisi che sta coinvolgendo l’intero pianeta e che rischia di vedere crollare tutto il capitalismo non solo quello USA e quello Europeo, nasce come risposta del capitalismo alla caduta tendenziale del saggio medio di profitto attraverso la finanziarizzazione spinta dell’economia, per integrare i bassi saggi di profitto realizzati con la produzione delle merci, cioè in quel processo analizzato da Marx nel Capitale di trasformazione di D in D’; orbene quel processo è crollato miseramente e la crisi finanziaria sta realizzando una inevitabile crisi economica e quindi di distruzione di forze produttive.
Il ritorno a politiche Keynesiane è la stessa risposta che si ebbe dopo la crisi del 1929, che successivamente portò a scelte di politica di non intervento nello stato nell’economia per liberare le forze del capitale dai lacci dello stato e che hanno di conseguenza portato alla crisi odierna, ma anche in una condizione di tipo Keynesiano le crisi sia finanziarie che economiche od entrambi, sono inevitabili e dipendono dalle stesse leggi del capitalismo ed in ultima analisi dalla anarchia che regna nella produzione, nella concorrenza, nella mancanza di domanda dovuta all’impoverimento della popolazione, nella ricerca di maggiori profitti, nella caduta del saggio medio di profitto.
La borghesia può risolvere la crisi sfruttando ed affamando sempre più le classi ad essa sottomesse, attraverso la distruzione di forze produttive, attraverso al ricerca di nuovi mercati oppure attraverso una nuova guerra di dimensioni planetarie ed al cui cospetto le precedenti sono da considerarsi delle schermaglie!

Napoli, 25 maggio 2009

Salvatore Cappuccio, di Unità Comunista

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