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La mozione di sfiducia a Berlusconi

(27 Maggio 2009)

Il PD non condivide la proposta di Di Pietro di presentare una mozione di sfiducia a Berlusconi. L'argomento è assai discutibile. Dice: la mozione di sfiducia ricompatta la maggioranza che sarebbe costretta, anche se molti dei suoi componenti hanno più di un mal di pancia, a votare contro. L'opinione pubblica si ritroverebbe con un Berlusconi che ha avuto una riconferma dal Parlamento e quindi più forte.

Si tratta di un'argomentazione impregnata di vecchio politicismo e largamente anacronistica. La gente sa bene che Berlusconi ha una maggioranza schiacciante in Parlamento e sa bene che questa è "costretta" a votarlo. Quindi bisogna dare per scontato questo dato e vedere invece di valutare bene la "novità" costituita dalla mozione di sfiducia dal momento che l'opposizione a Berlusconi è stata sempre percepita come debole,altalenante, priva di reale convinzione più pronta al compromesso che alla lotta. La gente percepisce una volontà collaborazionistica specialmente in materia di diritti dei lavoratori. Proprio in questi giorni è in corso una iniziativa bipartisan capeggiata da Ichino per privare i licenziati del diritto di ricorrere alla Magistratura! In politica estera e nei rapporti con Israele l'opposizione è in gara con la maggioranza a chi più bellicista, più rigidamente filoatlantista etcc..... Insomma, l'immagine dell'opposizione non è proprio nitida, convincente, mobilitativa di una lotta di rinnovamento contro la gestione sempre più privatizzata e sempre più scandalosa del governo di Berlusconi.

La mozione di sfiducia potrebbe essere il manifesto di una nuova Italia che vuole la piena restaurazione della libertà, della democrazia, della Costituzione. Potrebbe tracciare un programma chiaro nella lotta al razzismo, alle leggi liberticide, all'incrudelimento della condizione delle carceri, alla regressione del Mezzogiorno verso una miseria sempre più diffusa etc... Non presentare la mozione di sfiducia è un favore a Berlusconi ed alla destra italiana.

Il no di Franceschini e di altri alla mozione di sfiducia indebolisce il PD e l'opposizione sociale e civile a Berlusconi. Sorge il sospetto che non si tratti soltanto di un errore ma della voglia di essere imbarcati, cessata la tempesta Naomi e Mills, nella "riforma" della Costituzione ed in una nuova fase della repubblica ancora più marcatamente oligarchica, controllata da un ceto politico bipartisan dominato da comunanza di interessi di mera gestione della politica e della pubblica amministrazione.

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