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Caliendo

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(4 Agosto 2010) Enzo Apicella
Oggi si vota alla camera la sfiducia nei confronti di Giacomo Caliendo, sottosegretario alla giustizia

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Elezioni e lotta di classe

(6 Giugno 2009)

La crisi capitalista evidenzia sempre più i contrasti di classe, ma con il nazionalismo, il razzismo e la concorrenza fra proletari, la classe borghese imperialista (i padroni di tutto il mondo) alimenta la guerra fra poveri distogliendoli dal loro vero nemico: il capitale internazionale.

I dati della guerra di classe fra operai e padroni, dall’inizio dell’anno, sono questi: 500 mila posti di lavoro in meno a causa dei licenziamenti e della cassa integrazione. Mentre diminuiscono i lavoratori occupati si introduce il nuovo Testo Unico sulla Sicurezza, che dà mano libera ai padroni e licenza di uccidere in nome del profitto, scagionandoli dalle responsabilità che verranno scaricate sui sottoposti o addirittura sulle vittime. Intanto, aumentano in percentuale gli infortuni sul lavoro e le morti da lavoro. Dall’inizio dell’anno al 1° maggio le vittime dello sfruttamento sono: morti sul lavoro 343, infortuni 343.738, invalidi 8.593.

Come sempre durante le elezioni la lotta di classe viene messa in soffitta, i crimini dei padroni nascosti e il conflitto di classe viene sostituito dallo scontro elettorale, il nemico diventa chi non si riconosce nelle istituzioni che legittimano lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, tutti i partiti si trovano d’accordo sul fatto che si vada a votare e combattono l’astensionismo crescente che è un segno evidente del fatto che strati sempre più vasti di proletari non si riconoscono nelle istituzioni borghesi. In queste - come in tutte le elezioni - generalmente vince la democrazia borghese rappresentativa, che ci fa scegliere “liberamente” chi deve rappresentare - al parlamento europeo o italiano, o localmente - gli interessi del capitale e garantire nel modo migliore lo sfruttamento.

Con i licenziamenti e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro si moltiplicano i centri di resistenza operaia e proletaria; tuttavia senza un’organizzazione generale della classe, gli scioperi, i presidi, le occupazioni delle fabbriche, i sequestri dei manager e tutte le azioni di lotta - isolate le une dalla altre, disperse in mille rivoli locali in scontri con il proprio padrone (lui sì sostenuto dalla sua classe e dalle sue istituzioni) - sono destinati alle sconfitta se non diventano parte di una lotta generalizzata e organizzata.

La crisi economica dimostra meglio di tante parole che tutti i partiti, sia centro-destra che di centro-sinistra, compresi quelli che usano la falce e martello fino a ieri nel governo Prodi, non hanno due visioni del mondo alternative, diverse della società: essi sono semplicemente le due facce del capitalismo italiano, due diversi modi di gestire la società fondata sullo sfruttamento.

Delegare la difesa dei nostri interessi a questi partiti e sindacati che riconoscono la legittimità del profitto mettendolo al primo posto e poi, solo se compatibili, gli altri diritti, da quello del lavoro, alla salute, alla scuola, ad una vita decente, significa subordinare la nostra esistenza alle compatibilità del capitale e nella crisi ciò che lo era ieri oggi non lo è più.

Operai, proletari, compagni, noi proletari di tutto il mondo siamo un’unica classe sociale che è ancora sfruttata e oppressa e la nostra liberazione ha bisogno di un’organizzazione indipendente internazionale che solo noi possiamo darci. O ci organizziamo come classe o continueremo a rimanere schiavi di un sistema che ci sfrutta e ci opprime. E’ giunto il momento di riprendere la lotta essendo nuovamente artefici del nostro destino.

La lotta per liberarci dalle nostre catene, dallo sfruttamento capitalista, non può essere che opera nostra, non abbiamo altre alternative.

SOCIALISMO O BARBARIE, SONO LE UNICHE ALTERNATIVE.

Giugno 2009

WORK
Notiziario per il coordinamento dei proletari e dei lavoratori comunisti

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